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Quanta tenerezza fa il calcio italiano di questi tempi? Scartato dai giocatori come fosse un campionato minore. Che tristezza vedere le nostre squadre storiche costrette a elemosinare una firma ad ultratrentenni che le lasciano lì a fremere, controllano se proprio ma proprio non c’è di meglio e poi “se proprio devono”, accettano.

Il caso Di Maria-Juventus è emblematico ed imbarazzante. Il Fideo ha messo la JUVENTUS FC alla porta, l’ha fatta aspettare, ha visto se proprio nessuno lo stimolasse di più, e alla fine ha detto “va bene dai… andiamo a svernare in Serie A”. In conferenza stampa di presentazione dirà che è un onore vestire una maglia storica e che la Juve è sempre stata la prima scelta, ci mancherebbe. Del resto non ci si sposa mai dicendo “Lo voglio ma solo perché l’altra ragazza mi ha lasciato”. Si dice “Lo voglio” e anche in maniera convinta, e Di Maria così farà.

Lukaku sta ammantando d’amore il suo fallimento in Premier pur di tornare all’Inter, che da parte sua ha fatto un’operazione clamorosa cedendo il belga a una cifra colossale per poi riprenderselo con un prestito secco. Marotta è da Pallone d’Oro ma Lukaku è, e resta, un giocatore che è tornato perché ha fallito in Inghilterra. E’ un altro scarto, un altro “prendetevelo che da noi non serve neanche per il brodo” da parte del Chelsea.

Big Rom da queste parti cambia le sorti di un campionato ma se avesse fatto 30 gol in Premier, sarebbe tornato? Credo sappiano già tutti la risposta. Un giocatore come il belga che tocca SETTE palloni in una partita di Premier di certo non si trova con l’allenatore ma ciò non toglie che l’Inter sta coprendo l’ennesima cessione monstre, Skriniar, con un operazione che manda la perdita in secondo piano nei titoloni delle testate sportive.

Il calcio italiano è questo. Cede i giocatori quando sono al loro picco e poi fa due cose: scommette su qualche giovanotto oppure cerca il grande nome che deve scegliere tra noi e la MLS perché ormai ha abbondantemente superato l’età pensionabile. Il fatto più triste è che milioni di tifosi vanno in estasi per i nomi, chiudendo gli occhi di fronte alla decadenza del nostro calcio. Di Maria? Pazienza se ci ha scartato, messo in fila, aspettato offerte di altre squadre, ha 35 anni e mezzo stimolo. Folla oceanica alla Continassa, febbre su Twitter. Pazienza se poi De Ligt, arrivato al suo picco dopo una stagione di altissimo livello, andrà in Premier perché i bianconeri hanno bisogno di fare cassa.

Il pesce puzza dalla testa, ed è chiaro che il calciomercato come la Nazionale sono lo specchio del nostro Calcio: invecchiato come gli stadi che ospitano le partite, nostalgico come le milioni di pagine Amarcord che popolano il web e che ricordano i fasti degli anni Ottanta quando i giocatori forti arrivavano a 24 anni e scrivevano la storia del calcio dentro e fuori lo Stivale.

Il nostro calcio non è più questo ma scusate se non ci esaltiamo per chi tira l’osso al cane, per gli avanzi nella ciotola della Premier, del Real o del PSG. Quando smetteremo di scodinzolare e cambieremo il sistema con riforme che lo rilancino in ogni settore (stadi in primis), forse i vari Di Maria e Lukaku vorranno venire perché siamo la Serie A, non per disperazione o per prendere la pensione.