Vita, morte e miracoli di Victor Osimhen

Analizziamo storia, contesto, giocate, pregi e difetti di Victor Osimhen, chiaro protagonista del prossimo calciomercato, erroneamente paragonato a Drogba

Riferendosi a Victor Osimhen, è assolutamente limitativo parlare di prospetto ancora da maturare, alla luce degli enormi progressi compiuti dal 21enne – nato a Lagos il 29 dicembre 1998 -, nell’ultimo anno con la maglia del Lille.

Il destino di Osimhen appare segnato. Secondo i soliti ben informati, Les Dogues lo valutano una cifra pazzesca. Non meno di 55 milioni di euro. I “mastini”, dunque vorrebbero passare all’incasso. Riscuotere i dividendi prodotti dalla scommessa fatta poco meno di una stagione fa. Quando acquistarono il cartellino del nigeriano dallo Charleroi, investendo 12 milioni.

Lille, macchina da plusvalenze

Del resto, il Lille è una macchina che produce mostruose plusvalenze. Negli ultimi dieci anni, sulla scorta dei dati in possesso dell’osservatorio sportivo Cies, ha ottenuto ricavi per circa 250 milioni di euro. In soldoni, rappresenta la società con il maggior rapporto tra entrate e uscite.

In principio furono Gervinho e Hazard. Gli indiscussi protagonisti della Ligue 1 vinta nel 2011, con Rudi Garcia in panchina, vennero ceduti a cifre altissime, almeno secondo gli standard dell’epoca: 12 milioni per l’ivoriano (Arsenal) e 35 per il folletto belga (Chelsea). E generarono enormi saldi attivi, in quanto provenivano, rispettivamente, dal Le Mans (pagato 6,5 milioni) e dal settore giovanile.

Dopo di loro, hanno continuato a speculare sul mercato. Da allora, sono transitati dal nord della Francia e poi lucrosamente trasferiti altrove, un mucchio di giocatori. Attori protagonisti o semplici comparse. Tutti accomunati, però, dal medesimo destino. Alimentare la mission mercantile del Lille.

Oggi, a produrre maggior valore, in sede di trading, rispetto al costo di acquisto ascritto in bilancio, il Lille ci arriva soprattutto grazie alla competenza dell’ex direttore sportivo del Monaco, Luis Campos. Che, quando lavorava per il club del Principato, ha ceduto giocatori per oltre 300 milioni.

Luis Campos, il genio del calciomercato

 

Giunto nella città situata a pochi chilometri dal confine con l’area fiamminga del Belgio nel 2017, in qualità di plenipotenziario, è stato l’architetto della lucrosissima cessione della coppia LeaoPépé per una cifra superiore ai 100 milioni.

Il primo, finito al Milan per 23 milioni. Tuttavia, tesserato a costo zero, in quanto aveva rescisso unilateralmente il contratto con lo Sporting Lisbona, a causa dei problemi finanziari dei “leoni”. L’altro, trasferito all’Arsenal dietro il pagamento di 80 milioni. Ma prelevato dall’Angers, nel 2017, per 10 milioni.

È innegabile che il ciclo sia destinato a proseguire proprio con la cessione di Osimhen.

La somiglianza con l’idolo Drogba

Per certi versi, le movenze di Osimhen risentono della predilezione che prova per Didier Drogba. Idolo di gioventù, che ovviamente ha cercato di imitare, nel modo di interpretare il ruolo di attaccante. Un paragone scomodo. A tratti ingombrante.

Chi dovesse immaginare di trovarsi davanti agli occhi il nuovo Drogba, rischierebbe seriamente di rimanere deluso. Non ne ha ancora la potenza. Tantomeno, la qualità nel giocare di sponda con i compagni.

Rispetto all’ivoriano è ancora piuttosto leggero per gli standard europei, visto che fa fatica a superare i 75 chili.

In realtà, Osimhen ha una struttura fisica longilinea e filiforme (è alto 185 centimetri). Con gambe troppo lunghe, in proporzione al baricentro, che gli danno un’aria ancora più slanciata.

Potrebbe apparire, quindi, goffo e scoordinato. Eppure risulta tremendamente efficace, negli ultimi sedici metri. Grazie proprio a quella particolare struttura fisica, che gli permette di essere estremamente rapido nello stretto ed aggredire puntualmente la profondità.

Il Mondiale Under 17 trampolino di lancio

Calcisticamente, la parabola di Osimhen comincia in patria, con l’Academy Ultimate Strikers di Lagos. Segna gol a grappoli con i pari età, guadagnandosi la naturale convocazione con la Nigeria Under 17. Che trionfa nel Mondiale di categoria, disputato in Cile, nel 2015. Le Super Eagles sono una squadra ricca di talenti cristallini, tra i quali spicca nitidamente il Pallone d’Oro del torneo, Nwakali, finito poco dopo all’Arsenal.

Chukwueze e Osimhen con la Nigeria under 17

 

L’impatto sul torneo di Osimhen è devastante. Un palcoscenico ideale, che gli permette di farsi conoscere abbondantemente in Europa. Diventa praticamente impossibile non accorgersi di lui.

Nonostante sia meno tecnico di alcuni suoi compagni, viene nominato secondo miglior giocatore della competizione. In ogni caso, è determinate con le 10 reti segnate in 7 partite. L’inevitabile titolo di capocannoniere ha un’altra conseguenza. A gennaio 2019, il Wolfsburg gli fa firmare il suo primo contratto da professionista.

Belgio, per riprendere a sognare

Le grandi aspettative con cui sbarca in Germania, dopo lo scintillante Mondiali Under 17, non vengono pienamente rispettate. Osimhen gioca saltuariamente. A peggiorare la situazione, sopraggiunge un infortunio alla spalla, che lo costringe a rimanere fuori diversi mesi.

Il pochissimo spazio al Wolfsburg, suggerisce di cercare strade alternative. Così, sostiene due provini, con Zulte Waregem e Club Brugge, squadre della massima serie belga. Stavolta, però, sono la malaria, accompagnata dal crollo della condizione fisica, a sconsigliarne l’ingaggio.

Insomma, una prima stagione nel Vecchio Continente, talmente negativa da fargli perdere la convocazione per il Mondiale del 2018, costringono Osimhen a seguirli da una camera d’ospedale.

L’ultima chiamata arriva dallo Charleroi, che decide di scommettere sul ragazzo, prelevandolo in prestito con diritto di riscatto dal Wolfsburg. In Jupiler League segna 19 gol, compresi i playoff, trascinando la squadra fino alla finale spareggio, vinta però dall’Anversa, per la qualificazione all’Europa League.

A fine stagione, lo Charleroi esercita il diritto di riscatto, ed acquista a titolo definitivo Osimhen per tre milioni. Immediatamente dopo, rivende il giocatore al Lille, per una cifra quattro volte superiore.

Osimhen con la maglia dello Charleroi

55 milioni sono uno sproposito

Le cifre sono alte, ma il Napoli sta facendo il possibile. Siccome nelle segrete stanze dei bottoni, a Castelvolturno, sono affascinati dalle enormi potenzialità del 21enne nigeriano, continuano a mantenere aperto un canale con il direttore sportivo dei “mastini”, Luis Campos. Il calciatore è a Napoli per valutare l’offerta.

Les Dogues, forti di un vincolo contrattuale in scadenza soltanto a giugno 2024, valutano la loro perla nera una cifra mostruosa. Base di partenza, per partecipare all’asta virtuale, non meno di 55 milioni di euro. Occorre, dunque, trovare una via alternativa. Ingegnarsi e consentire alla diplomazia di fare il suo corso naturale. Il Napoli ha allargato il discorso a Gabriel.

Del resto, in Francia Osimhen ha trovato la dimensione ideale per palesare tutte le sue potenzialità. Esplodendo definitivamente. Dopo le iniziali difficoltà incontrate al momento di fare conoscenza con il calcio del Vecchio Continente. Alla sua prima esperienza da professionista, con il Wolfsburg, in Bundesliga.

Osimhen illumina la Ligue 1

Sul gioco del Lille è stato davvero impattante, sin da subito. Non a caso, nelle prime tre partite della Ligue 1, ha timbrato il cartellino quattro volte, marcando due doppiette: una con il Nantes, alla prima giornata, l’altra contro il Saint Etienne, alla terza. A testimonianza di quanto sia stato determinante, pure il premio come giocatore del mese di settembre.

Chi pensava fosse un semplice exploit, ha dovuto ricredersi. Perché la risposta di Osimhen non s’è fatta attendere. Ha continuato a segnare con una disarmante regolarità. Vivendo un comprensibile periodo d’appannamento solo ad ottobre. Con cinque partite concluse stranamente all’asciutto.

A tutt’oggi, conta 27 partite e 13 gol in campionato. Cui aggiungere le reti in Champions League (2). Nonché quelle in Coppa di Francia (1) e Coppa di Lega (2). In totale, 18 gol stagionali, che ne fanno il giocatore africano più prolifico in Europa.

Il nigeriano è un attaccante risolutivo, al di là della concretezza negli ultimi sedici metri. Effettivamente, ha avuto la fortuna di incontrare un allenatore come Christophe Galtier, capace di cucirgli addosso il miglior contesto tattico possibile, per le sue caratteristiche tecniche.

Il gioco verticale del Lille esalta il nigeriano

Il Lille è una squadra molto giovane, che pratica una fase offensiva subordinata in larga parte alla velocità e alla verticalità. Una necessità figlia delle peculiarità dei singoli. Ma pure del sistema di gioco.

Da riferimento avanzato del 4-2-3-1, i movimenti di Osimhen si esaltano, combinandosi con le qualità della batteria di offensive players alle sua spalle. Creando, sostanzialmente, una miscela esplosiva. Specialmente quando tutti sfruttano l’occasione di giocare a ritmi vertiginosi, producendo un calcio bello ed efficace.

Per questo, il nigeriano sembra intendersi in maniera quasi telepatica con il tridente alle sue spalle. Si trova bene a giocare insieme a IkonéBamba e Remy, che lavorano per lui sulla trequarti e giocano in funzione dei suoi smarcamenti, lasciandolo concentrato sui movimenti funzionali ad aggredire gli spazi dietro le linee avversarie.

È innegabile che Osimhen si muova benissimo in profondità. Controlla bene il pallone. Cambia direzione, sterza e semina i difensori, per arrivare in porta. Quando parte, abbinando la potenza alla velocità, difficilmente lo fermano, essendo dotato di un’ottima progressione.

Tra l’altro, si muove sul filo del fuorigioco con tempismo. Una qualità che i giovani attaccanti ci mettono un po’ ad imparare.

Da limare qualche imperfezione

Obiettivamente, nonostante i pregi siano indiscutibili, ha mostrato alcune lacune, che dovrà necessariamente colmare. Per acquisire, a pieno titolo, la dimensione di Top Player. Ovvero, di centravanti completo. Capace di spostare gli equilibri, sapendo fare più cose, allo stesso livello qualitativo.

In particolare, ci sono degli aspetti del suo modo di interpretare il ruolo, nella quale è ancora impacciato.

Osimhen con Ikoné

 

Innanzitutto, migliorare dal punto di vista stilistico della corsa. Non è bello da vedere. Tantomeno elegante. Anzi, da l’impressione di essere scoordinato e goffo, a causa di quelle gambe troppo lunghe e filiformi, in proporzione al baricentro.

Eppure, proprio la particolarità della struttura fisica, gli permette di essere così rapido nello stretto.

Dal punto di vista dei fondamentali, Osimhen deve limare l’abilità nel prendere posizione. In modo da poter evitare l’intercetto. Oltre a pensare alla soluzione vantaggiosa per lo sviluppo della manovra, prima di avere la palla a disposizione. Avverte la presenza del difensore, attraverso il contatto fisico. Ciononostante, il suo primo controllo denota una certa grettezza, e ne inficia il gioco spalle alla porta.

Probabilmente, non pensa in anticipo alla giocata post ricezione, facendo la scelta errata, tra eseguire un controllo orientato oppure giocare di sponda con i compagni. Un istinto, fondato sulla enorme fiducia nella sua fisicità, che in certe situazione ne limita l’apporto offensivo.

Devastante, in un contesto maggiormente associativo

Chiaramente, stiamo cercando il pelo nell’uovo. All’interno dell’area di rigore, il nigeriano ha mostrato ampiamente una grande freddezza e una certa varietà di finalizzazioni. E’ il classico attaccante mortifero, cui basta un tocco di palla, anche sporco o in condizioni di equilibrio precario, per controllarla, sistemare la postura del corpo, e calciare in porta.

Forse il sistema del Lille non ne sollecita oltremodo il tratto associativo. Nessuno dei trequartisti di Galtier è portato al palleggio sincopato ed al possesso esasperato. Preferiscono tutti correre a cento all’ora, aggredendo la partita e strappandola in transizione.

Lo step finale che deve, quindi, compiere il nigeriano è quello relativo alla piena comprensione delle letture. Scegliere quando andare in profondità invece di accorciare in appoggio. Non sempre la seconda soluzione è preferibile rispetto ad un calcio diretto ed immediato. Si corre seriamente il rischio di venire inutilmente incontro, schiacciandosi troppo vicino al compagno con la palla, finendo per saturare la linea di passaggio. E regalando agli avversari un uomo in meno da controllare.

Ecco, per comprendere appieno che tipo di giocatore potrebbe diventare Osimhen, magari basterebbe solamente vederlo all’opera in una squadra che occupi con maggior ordine la trequarti altrui.

Una squadra che costruisca con calma il gioco, affidandosi al giropalla ritmato. Come, ad esempio, fa il Napoli di Gattuso…

Francesco Infranca

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