Correva l’11 luglio 1982 quando l’Italia, dopo un cammino iniziato tra lo scetticismo generale, si laureava campione del mondo per la terza volta nella sua storia, battendo la Germania Ovest 3-1 nella finale di Madrid.

Un trionfo che arrivava dopo 44 anni dall’ultimo successo mondiale, conquistato nel lontano 1938. Un’Italia che non partiva tra le favorite, ma che seppe crescere partita dopo partita, trascinata da un gruppo di giocatori affiatati e guidati da un commissario tecnico, Enzo Bearzot, che credette in loro fino in fondo.

E come dimenticare le immagini di quella finale? L’urlo di Tardelli dopo il secondo gol, il presidente Pertini che esulta in tribuna, la gioia incontenibile dei giocatori al fischio finale. Momenti che sono rimasti impressi nella memoria collettiva degli italiani e che ancora oggi, a distanza di 42 anni, fanno battere il cuore.

Embed from Getty Images

Quella vittoria rappresentò molto più di un semplice successo sportivo. Fu un momento di riscatto per un Paese che stava attraversando un periodo difficile, segnato dal terrorismo e dalla crisi economica. L’Italia del calcio stava, se possibile, ancora peggio, uscita incerottata dal primo scandalo del calcio scommesse e con i tifosi che si sentivano traditi nella fiducia dai propri idoli, tra cui anche Paolo Rossi. La convocazione di “Pablito”, che contro la Germania siglò la rete che sbloccò la partita, vinse la classifica marcatori del Mondiale e a fine anno il Pallone d’Oro, fu oggetto di grandi contestazioni, ma questa è un’altra storia.

Oggi, a 42 anni di distanza, quel trionfo continua a rappresentare un punto di riferimento per il calcio italiano e per l’intero Paese. Un esempio di come, con la determinazione, il coraggio e lo spirito di squadra, si possano raggiungere traguardi straordinari.