Il mito della Premier League ha alimentato la (falsa…) convinzione che la squadra allenata da Gareth Southgate potesse avere il medesimo impatto nei principali tornei per nazionali. Ovvero, esprimere un calcio talmente affascinante, da attrarre consensi – e risultati lusinghieri – anche al di fuori del Regno Unito. Ma la lezione che traspare dalla gestione dei “Tre Leoni” da quando alla guida tecnica c’è all’ex Middlesbrough smentisce categoricamente questo luogo comune.

Non a caso, dopo lo scialbo pareggio contro la Slovenia, che ha permesso all’Inghilterra di qualificarsi per gli ottavi prima nel girone, così da affrontare poi un avversario teoricamente più morbido come la Slovacchia, il commissario tecnico è stato ferocemente contestato dalla curva occupata dai tifosi inglesi. Un muro ostile, che gli ha vomitato addosso fischi e insulti, lanciandogli addirittura un paio di bicchieri di plastica che avevano presumibilmente contenuto birra. Insomma, una fetta consistente dell’opinione pubblica britannica, e non solo, considera Southgate un ostacolo verso la vittoria di un trofeo. Nondimeno, se si esclude Alf Ramsey, che conquistò il Mondiale nel ’66, l’attuale c.t., almeno a quanto dicono le statistiche, è il migliore nella storia dei “Bianchi”.

Delusioni in serie

In effetti, dal momento in cui fu promosso dalla Under21 nell’autunno 2016, in sostituzione del dimissionario Sam Allardyce, coinvolto in una consulenza poco chiara su faccende di mercato, Southgate ha sfiorato la finale mondiale nel 2018, preclusa dalla Croazia, con la rete di Mandzukic nei supplementari. Quindi, davanti alla sua gente, perde ai rigori l’Europeo contro l’Italia. Con Donnarumma assoluto protagonista dagli undici metri della notte di Wembley. Il palo di Rashford e le parate su Saka e Sancho trasformano Gigio nell’artefice del trionfo azzurro. E mortificano nuovamente l’Inghilterra. Certa, invece che il calcio stesse tornando a casa: “It’s coming home… football’s coming home!!!”. Cantavano festanti, speranzosi che dopo un mucchio di fallimenti a Mondiali ed Europei, fosse finalmente giunto il tempo di rivincere qualcosa.  

Sarà un caso, ma se aggiungiamo alla lista delle delusioni il gol di Giroud a 16 minuti dalla fine, che inibisce agli inglesi l’accesso alla seconda semifinale mondiale consecutiva, forse riusciamo a comprendere meglio l’approccio di Southgate a Euro 2024. Una squadra passiva, con un baricentro basso malgrado la mole di talento che ne arricchisce la rosa. Eppure, al netto della grande qualità a disposizione, l’Inghilterra preferisce compattarsi sottopalla. Mettendola sul piano fisico e della corsa, piuttosto che tentare di dominare l’avversario attraverso il possesso. Esprimendo un gioco muscolare e poco altro.

In ogni caso, bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che se oggi pomeriggio a Düsseldorf l’Inghilterra si gioca la semifinale con la Svizzera, un pizzico di merito va ascritto proprio alle intuizioni di Southgate. Che sotto di un gol con gli slovacchi, pesca dalla panchina un paio di jolly salvifici: Eze e Toney. Ridisegna lo schieramento, passando al tanto vituperato 4-4-2 e con la forza della disperazione, la ribalta nell’arco di una manciata di minuti. La rovesciata di Bellingham e l’ennesimo gol di Kane offrono dunque agli inglesi un’altra opportunità per riscrivere il loro destino.

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