Con il pareggio di Firenze, che mette (quasi…) fine, in mancanza della certificazione aritmetica, al salvagente della Conference League, la stagione da incubo del Napoli, già sinonimo di scarsa programmazione nella gestione “disinvolta” di una grande vittoria, assume i connotati del disastro assoluto. Una etichetta che non lascia adito a dubbi, condannando senza appello una squadra privata della sua gloria. E da ieri, pure dell’orgoglio. Non che tifosi e addetti ai lavori nutrissero chissà quali grandi aspettative. Però, almeno il minimo sindacale, considerando il livello competitivo della terza Coppa organizzata dalla Uefa cui si ambiva, magari aveva contribuito a manipolare la percezione sul reale valore degli azzurri. De facto, delegittimati nella loro grandezza. Complicato, infatti, paragonare al momento la situazione dei partenopei a quella di una “Big” della Serie A. Men che meno, in ottica Top Club europei. 

Adesso è sin troppo facile farsi condizionare dall’esito assai negativo del campionato, giudicando con enorme diffidenza il lavoro di Calzona. Però l’intervista che ha rilasciato nel post partita con la Fiorentina suggerisce un’attenta lettura tra le righe di quanto detto, trascurando per un attimo il valore oggettivo dell’allenatore. Per alcuni, una garanzia, visto che aveva collaborato con Sarri, ennesimo discepolo di una Grande Bellezza mai dimenticata all’ombra del Vesuvio. Per altri, semplicemente un perfetto sconosciuto, scelto prevalentemente per le moderate pretese economiche avanzate in materia di ingaggio.

Calzona senza peli sulla lingua

Eppure, a bocce ferme, risulta difficile non interpretare le parole di “Ciccio” come un tentativo nemmeno tanto velato di richiamare la proprietà ad assumersi l’onere per lo scempio di quest’anno. In effetti, a chi cercava di imbeccarlo, parlando apertamente di fallimento, ha risposto a tono.

Sono stato chiamato per migliorare la situazione e non ce l’ho fatta. Ho preso una squadra nona in classifica. La mia gestione l’ha tenuta nella stessa posizione e mi prendo le responsabilità. Non dovrei essere l’unico…”.

Un’assunzione di colpa, ed al contempo la voglia di spostare la prospettiva sui problemi che hanno attanagliato il Napoli, che non riguardano esclusivamente il modo in cui la squadra si comporta col pallone, nelle due fasi del gioco. Non c’è niente di casuale nella classifica inguardabile degli azzurri, nessuna underperformance. Dunque sono altre le cause di un rendimento del genere, che varrebbe la pena approfondire. A testimoniarlo, il candore di certe frasi.

Non mi aspettavo tutti questi problemi, chiaro, non mi aspettavo una catastrofe che non è solo in campo ma generale. Non ho dovuto pensare solo al campo, come sarebbe il mio lavoro. Ma fare tante altre cose e nessuno mi ha detto niente. Forse ho sottovalutato la situazione perché non la conoscevo…”.

Sullo sfondo, l’influenza nefasta di talune manchevolezze.

Io sono arrivato a stagione iniziata e dopo una settimana di ritiro c’erano già polemiche. Evidentemente non ho inciso e mi dispiace. Ma la stagione del Napoli era iniziata sette mesi e mezzo prima…”.

Insomma, sul Napoli attuale Calzona dice e non dice. Nondimeno, sembra che le sue parole confermino un vecchio adagio. Ovvero, quanto sia arduo mantenersi competitivi senza essere solidi ed equilibrati in società.

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