Per l’ennesima volta il Napoli esce dal campo trascinandosi appresso l’infelice sensazione di delusione mista ad amarezza. Infatti al netto delle solite amnesie difensive (13 gare consecutive che prendono puntualmente gol), gli uomini di Calzona non avevano affatto sfigurato, costringendo per larghi tratti del match all’angolo la Roma, che li sopravanza in classifica. Peccato che poi gli azzurri, coerentemente con l’immagine peggiore di sé stessi, non siano riusciti a gestire il vantaggio, subendo il 2-2 a causa di un approccio morbido in occasione del pareggio.

Significativo che la squadra partenopea si sia fatta sorprendere sul corner da cui scaturisce la capocciata di Abraham. Solito regalo che alimenta il fatalismo di un gruppo disposto a fare regali un po’ a tutti in quest’annata meschina, accendendo e spegnendo la luce con troppa frequenza. Dimostrando abbondante fragilità emotiva, prim’ancora che disorganizzazione tattica: un atteggiamento che non gli permette di tenere la concentrazione per l’intera partita.

Spesso le situazioni indigeste sono collegate tra loro da scelte precise. Ad esempio, nell’azione da cui scaturisce il rigore. Cristante calcia lungo, trovando in area Kristensen. Però il danese mangia in testa a Olivera, in notevole ritardo, rubandogli letteralmente il tempo. La palla quindi arriva sui piedi di Azmoun, lesto ad anticipare Juan Jesus.

Inutile infierire sulla difesa

Anche sulla seconda rete dei giallorossi il Napoli difende in modo a dir poco singolare: alto ma non abbastanza aggressivo da impedire alla Roma di esplorare la profondità con una immediata verticalizzazione. Incomprensibile la lettura che la retroguardia di casa fa del lancio di N’Dicka, talmente suicida da sembrare una parodia. Rrahmani e Juan Jesus gestiscono in coppia lo spazio in modo singolare, inspiegabilmente sovrappensiero, facendo sì che Olivera si trovi accoppiato centralmente in marcatura su Abraham. Mentre Baldanzi occupava totalmente libero proprio la zona di competenza del terzino uruguagio, con Dybala che si inseriva senza palla dalla trequarti, vanamente rincorso da Raspadori.        

Soprassedendo, per carità cristiana, sulla disposizione tenuta sul successivo fatale calcio d’angolo, poiché infierire contro un reparto difensivo completamente inadatto a esprimersi compiutamente a questi livelli equivarrebbe a sparare sulla Croce Rossa. E’ bastato che sulla spizzata verso il secondo palo dell’uomo all’altezza del dischetto, Abraham si smarcasse fuori linea, alle spalle di Juan Jesus, per trovare il pallone da spingere in rete. Suscitando la più classica delle imprecazioni sui reali motivi per cui il brasiliano guarda defilarsi impalpabile l’avversario diretto, come se la cosa non lo riguardasse. Salvo reagire quando il centravanti inglese arriva a colpire la palla di testa a pochi metri da Meret.

Scarse prospettive future

In definitiva, se volessimo provare a dare un giudizio d’insieme su Calzona, il suo lavoro andrebbe valutato in funzione delle risposte che ha prodotto finora sulla stagione del Napoli. Doveroso, dunque, sottolineare come le indicazioni del tecnico siano interpretate in maniera totalmente approssimativa. Sarà paradossale, ma per qualche ragione misteriosa appare evidente quanto gli avversari sfruttino con assoluta facilità i punti deboli della squadra partenopea. Incapace di mutare quell’approccio leggero che la espone a pericoli continui, mantenendola perennemente sul filo del rasoio.

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