Nell’ultima edizione del Torneo di Viareggio è spuntata fuori una piacevole sorpresa: l’Avellino. In effetti, la possibilità di poter competere in una vetrina come la “Coppa Carnevale” ha permesso ai biancoverdi non soltanto di mettere in mostra un numero elevato di risorse già valide per la categoria di uscita del settore giovanile. Ma anche di farlo senza ricorrere ai “prestiti”, favorendo dunque l’opportunità di testare calciatori di proprietà.

La strategia della società è chiara. In questi anni ha sostenuto investimenti consoni per raggiungere obiettivi ambiziosi. Per la Prima Squadra tutto dipenderà da come si svilupperanno le prossime giornate del campionato e gli eventuali playoff. Chiaramente, in caso di Serie B, tutto crescerebbe in maniera proporzionale. Anche nel settore giovanile, dove abbiamo fatto passi da gigante, avvicinandoci moltissimo a quella che considero, a parte il Napoli, attualmente la migliore tra le realtà giovanili della regione, cioè il Benevento”.

Sostanzialmente, l’Irpinia come luogo ideale dove coltivare il talento. Lo sa bene Mario Aiello, che in seno alla società occupa il duplice ruolo di capo dello scouting, nonché diesse proprio della Primavera.

Negli ultimi anni il torneo ha cambiato notevolmente fisionomia per una serie di circostanze. Innanzitutto la riforma dei campionati Berretti e Primavera. Poi gli impegni della Youth League e la scelta della Federazione di non fermare le competizioni durante la manifestazione magari hanno spinto molte società blasonate a disertare. Dando al Viareggio un taglio maggiormente internazionale. Aprendo così le porte a realtà in crescita proprio come l’Avellino”.

Rammarico Ottavi

Peccato che poi agli Ottavi abbia prevalso l’imponderabile. Con l’Avellino obbligato a fare i conti col Beyond Limits. Le squadre africane, infatti, rappresentano il nuovo che avanza, avendo monopolizzato la manifestazione versiliese.

Il rammarico è legato al fatto che contro i nigeriani, che poi hanno vinto la finale, fino al 90’ eravamo pienamente in partita, a caccia del pareggio. Ci hanno fatto gol nel nostro momento migliore, in contropiede. E anche con la Rappresentativa di D, che raccoglie i migliori Under della IV Serie, abbiamo disputata un’ottima gara. Ci gratifica il fatto che in un contesto come quello della Primavera, troppo spesso dominato dalla paura di sbagliare, nell’Avellino prevalga invece la voglia di formare veramente qualche buon prospetto in ottica Prima Squadra”.  

Insomma, giusto rendere l’onore delle armi alla squadra allenata da Raffele Biancolino, che ha letteralmente dominato la regular season del Primavera3, facendo germogliare una classe (2005 e 2006) di buonissimo livello.

Il Mister ha conservato il carattere determinato e quella feroce carica agonistica che aveva da giocatore. Trasferendolo ai ragazzi. Sviluppa un calcio offensivo, con idee propositive. Al contempo, garantisce i giusti equilibri. Tant’è vero che abbiamo avuto la miglior difesa del campionato”.

Il gruppo è stato costruito con pazienza e lungimiranza, senza caricarlo di eccessive pressioni legate alla necessità di fare subito risultati. Adesso aspettano solamente il nome della finalista, per giocarsi l’accesso al Primavera2.

Quest’anno la formula ci penalizza un pochino. Abbiamo terminato la stagione con 10 punti di vantaggio sulla seconda. Eppure, dobbiamo attendere i risultati degli spareggi, per conoscere il nome dell’avversario che affronteremo nella doppia finale per la promozione”.   

Mire ambiziose

Proprio la credibilità di un progetto coraggioso (non a caso denominato “Youth”), fortemente voluto da Giovanni D’Agostino, insieme alla voglia di rilanciare il vivaio, un comparto storico del passato avellinese, lascia presagire un futuro diverso per gli irpini. E spinge Aiello a raccontare con entusiasmo le mire ambiziose della società.

Mi interfaccio continuamente con Giorgio Perinetti. Proprio il direttore ha insistito con la proprietà affinché andassimo al Viareggio. Un investimento importante in termini di immagine, ma anche economico, che ha fatto da ciliegina sulla torta al campionato della Primavera. Un atteggiamento che testimonia la volontà della dirigenza di pensare in grande. Per portare senza tentennamenti l’Avellino nella categoria che merita”. 

Un approccio assai propositivo, che non deve sorprendere, considerando le statistiche. Certo, i numeri possono apparire asettici nella loro interpretazione. Ma se vengono approfonditi, rivelano un mucchio di informazioni interessanti. Allora, si scopre che quando occupava il medesimo ruolo con Cavese e Paganese, Aiello aveva impiantato lo stesso modus operandi: riuscire ad accrescere rapidamente il valore del prodotto fatto in casa ed al contempo favorire la costante cooperazione con i “grandi”.

Negli ultimi dieci anni in C, metà li ho passati come responsabile del settore giovanile e l’altra con la Prima Squadra. La costante è sempre stata la voglia di gestire direttamente la Primavera. Una sorta di sfida, per mettermi alla prova. Individuare chi può arrivare, a seconda delle esigenze e delle priorità, anche in Prima Squadra. Su 8 campionati: 5 primi posti, un secondo posto 2 terzi posti”.

Avellino oasi felice

Del resto, talvolta Pazienza, per scelta o per necessità di tappare qualche buco, ha pescato nella Primavera di Biancolino. Ed i ragazzi del Pitone, mitico bomber biancoverde di qualche anno fa, non hanno palesato alcun disagio. Mostrandosi ampiamente a loro agio in questa nuova dimensione calcistica.

Siamo consapevoli che per andare stabilmente in Prima Squadra occorra un periodo di rodaggio. La nostra poi è una filosofia non a breve termine, bensì prospettica. Forse cozza con la consuetudine imperante, specialmente in Lega Pro. Dove di sicuro preferiscono comprare giocatori già formati invece di credere ciecamente nel prodotto del settore giovanile. Uno scenario che legittima una distorsione: troppo spesso si allestisce la Primavera esclusivamente per soddisfare gli obblighi imposti dal regolamento. Così da evitare multe salatissime. Una visione distorta, tutt’altro che conforme alla strategia dell’Avellino. Orientata verso un modello maggiormente sostenibile e competitivo”.

Avellino_Primavera

In definitiva, nonostante la Primavera spesso generi scetticismo negli addetti ai lavori (e nelle proprietà…), che lo considerano ancora un campionato incapace di valorizzare appieno i giovani calciatori, proprio l’Avellino dimostra di essere un’oasi felice. Perché offre una comfort zone. Dove poter crescere senza grandi pressioni, aiutando magari la Prima Squadra. Con il sogno, chiaramente, di sbarcare nel calcio professionistico.  

Ciascuno dei nostri ragazzi ha una sua storia. Vogliamo che il loro percorso si sviluppi in funzione di un futuro nel calcio. Alcuni rimarranno con noi, facendo la spola tra la Primavera e la Prima Squadra. Quest’anno è già accaduto a Daniel Nosegbe, Mundula, Fusco e Campanile. Altri potrebbero andare in prestito. Non bisogna trascurare che la regola degli Under in D favorisce determinati ruoli, tipo i terzini o gli esterni”.

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