NapoliBarcellona: difficile immaginare per Francesco Calzona un esordio più emozionante di così. L’andata degli ottavi di Champions segna la prima uscita sulla panchina degli azzurri del terzo allenatore stagionale. Una situazione ai limiti del surreale, per i detentori dello scudetto. Probabilmente, l’ultimo disperato tentativo della proprietà di generare una scossa in grado di risvegliare un gruppo che ha smarrito tutte le sue certezze. I blaugrana non se la passano certamente meglio. Palese, nella consueta conferenza stampa pregara, il disappunto di Xabi. Dalle sue parole il nervosismo era tutt’altro che malcelato. Insomma, due squadre a modo loro nel caos, sull’orlo di una evidente crisi di nervi. Ecco cosa è successo…  

Meret: 6,5

Il primo tempo lo vede assai coinvolto. Respinge al 7’ la conclusione dalla distanza di Lamine Yamal. Poi accorcia con reattività in avanti, sul retropassaggio pigro di Di Lorenzo. Al 20’ nell’arco della stessa azione, tiene in vita il Napoli: prima apre il compasso sulla deviazione sottomisura di Lewandowski. Quindi vola sulla staffilata di Gundogan. Stessa solfa nella ripresa. Ricomincia dove aveva smesso, cioè accartocciandosi sul tedesco. Un pizzico titubante al 65’ su Pedri: presumibile che avesse approcciato un tipo di intervento e dopo abbia scelto una parata conservativa, deviando lateralmente.   

Di Lorenzo: 6

All’inizio, insolitamente in difficoltà al cospetto di Cancelo, che agisce letteralmente da attaccante aggiunto. Ceve mulinare le gambe per tentare di contenerne l’ardore propositivo. Con trascorrere del tempo, non gli prende le misure, perché il laterale blaugrana rimane forse il miglior interprete del ruolo. Nondimeno, comincia a esprimersi in ampiezza, azzardando pure qualche sovrapposizione ben riuscita. Avrebbe potuto stringere un attimo prima la diagonale su Lewandowski. Meravigliosa la traiettoria di passaggio inventata da Pedri, ma forse il Capitano, posizionandosi con più attenzione, il gol poteva contribuire a evitarlo.

Rrahmani: 5,5

Pensare di annullare totalmente Lewandowski non è neanche lontanamente preventivabile. Ma Amir non si tira indietro. Anzi, ingaggia una strenua battaglia, governando lo spazio aereo, con presenza e autorità. Sul gol del polacco non riesce a disinnescare l’imbucata centrale. Ma in quella situazione era obbligato a uscire su Pedri.

Juan Jesus: 6,5

Tempestivo nelle letture, è il centrale deputato a rompere costantemente la linea e uscire forte all’altezza del centrocampo altrui, se non addirittura oltre. Aggredendo lontano dal cono di luce centrale chiunque avesse il possesso, smorza sul nascere i potenziali pericoli nati da situazione di palla scoperta. In area, rimane concentrato nel coprire le traiettorie provenienti dall’esterno.

Olivera: 6

Baciato dagli Dei del pallone, Lamine Yamal. Si vede ogni volta che mette i piedi sulla linea, e immediatamente dopo aver ricevuto, stringe molto verso il centro, puntando l’uruguagio con quel mancino che parla direttamente con gli Angeli. Il terzino azzurro tuttavia ne assorbe le giocate, seppur concedendo talvolta tempo e spazio per farlo crossare. Si fa vedere poco in fase di spinta, ma appare tutt’altro che estraneo al gioco. E quando riceve palle pulite, le lavora con raziocinio.

Anguissa: 6,5

Si spende in un lavoro oscuro, da gregario della mediana, a supporto di Lobotka: un po’ canta e tanto porta la croce. Non che faccia chissà quali giocate memorabili. Un paio di alzate d’entusiasmo, però, se le concede, gestendo con giudizio ed in sicurezza il pallone. Cresce a dismisura nella seconda frazione. La palla col contagiri servita a Osimhen in occasione del pareggio rimane un cioccolatino succoso e gustosissimo.

Lobotka: 6,5

Geometrico, garantisce equilibrio che nelle due fasi. Provvidenziale, si posizione in mezzo a produrre gioco, sopportando stoicamente il pressing feroce dei catalani già sulla prima costruzione dal basso. Senza farsi assolutamente impressionare da tale baraonda, imposta comunque con pulizia.

Cajuste: 5

Con quel fisico te lo porteresti in qualsiasi rissa da stamberga. Peccato che sia privo di mordente e pure la qualità nei fondamentali spesso gli fa difetto. Una circostanza aggravata dalla pressione asfissiante degli avversari. Definirlo semplicemente immaturo per giocare da titolare a questi livelli è davvero riduttivo. Talmente pigro e inconsistente, da far rimpiangere Zielinski, senza sfiorare il reato di lesa maestà.

(dal 67’ Traorè: s.v.)

I piedi sono educati. Deve solamente tornare a essere un giocatore a pieno titolo. Una volta recuperato il suo proverbiale dinamismo, potrebbe risultare un ottimo innesto dal mercato di “riparazione”.

Politano: 6

Si sbatte e combatte. Oscilla tra l’ala di sistema e l’offensive player, che giocando piede opposto, viene dentro per dialogare sul breve con Osimhen. Così teoricamente dovrebbe favorire tra le linee situazioni di soprannumero. Ma si intestardisce nel condurre o tentare il dribbling, al cospetto di pressing e densità centrale espressa dagli uomini di Xavi. Sembra ancora lontano dall’essere quell’esterno ingiocabile che era prima della firma sotto il rinnovo del contratto. A livello condizionale si vede che non è al top.

(dal 76’ Raspadori: s.v.) 

Decisamente involuto. Corricchia per il campo, manco fosse la partitina a ranghi contrapposti del giovedì pomeriggio.

Osimhen: 7

Il ritorno del nigeriano suggerisce ai compagni di esplorare con una certa costanza la verticalità, sulla pressione altissima del Barça. E lui deve aver pensato che fosse giusto caricarsi l’attacco sulle spalle. Del resto, è nella sua indole di centravanti elettrico cercare di creare qualcosa di pericoloso. Peccato che gli arrivino pochi palloni, e tutti scorbutici da amministrare. Lavorare spalle alla porta gli piace poco. Talvolta lo deprime pure. Perfetta la scelta di tempo con cui si smarca usando il corpo, in occasione dell’1-1, nascondendo il pallone al marcatore diretto. E poi spiazzando Ter Stegen.  

(dal 76’ Simeone: s.v.) 

Entra con la solita garra. E si procura anche una mezza occasione, col tiro che sorvola (abbondantemente…) sopra la traversa.

Kvaratskhelia: 5

Giudizio sostanzialmente negativo. Dovrebbe essere la spina nel fianco della difesa catalana. Ma si intestardisce nel condurre o tentare il dribbling. Chissà, poteva sfruttare meglio le rare occasioni di uno contro uno. Magari tenendo maggiormente il pallone, così da favorire le ripartenze. Staserà però gli spazi erano inflazionati dall’atteggiamento iperaggressivo del Barcellona. Peccati marginali in un match in cui ha cercato di riciclarsi con fatica e sudore. Il fisico, prima ancora che la testa, non lo sorreggono.

(dal 67’ Lindstrom: 6,5) 

Ha voglia e si vede appena esce dalla panchina come un assatanato. Punta, tenta il dribbling. Lotta il giusto e prova pure a governare sulla trequarti offensiva. Cresce a vista d’occhio.

Allenatore Calzona: 6,5

Chiamato a correggere le contraddizioni tattiche della gestione Mazzarri, ha provato subito a restaurare il sistema identitario che meglio potesse esaltare le caratteristiche degli uomini in organico, replicando attraverso il 4-3-3 un calcio adeguato alla dimensione internazionale del match. La squadra ha dato segnali di vita, trovando nella certezza dei movimenti codificati maggiore solidità in un momento così delicato. Cenni di non trascurabile ambizione, il tentativo di controllare comunque il possesso per lungo tempo, in relazione alla fortissima e continuativa aggressività dell’avversario. Se aveva trovato una squadra esaurita, a cui mancava l’autostima per credere in sé stessa, bisogna riconoscergli di aver preparato bene il piano gara. A parte i 15’ iniziali, il Napoli ha alternato momenti di possesso orizzontale, obbligato dal pressing altrui a giocare ampie porzioni di partita sotto la linea della palla, in cui ha sofferto ma non sbracato, a tentativi di ribaltare il fronte, attaccando la profondità.

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