Il probabile arrivo di Francesco Calzona sulla panchina del Napoli segna l’ennesimo ribaltone voluto da De Laurentiis per cercare di salvare una stagione finora davvero deludente. Forse l’ultimo tentativo della proprietà di assumersi le innegabili responsabilità per un post scudetto da incubo. In cui sono venuti fuori i lati peggiori della sua gestione. L’aspetto più oscuro del carattere di Don Aurelio – un’indole fortemente accentratrice – ha prodotto decisioni (auto)distruttive, per sé e per la squadra. La scelta di due allenatori decisamente inadatti a guidare i Campioni d’Italia, infatti, rappresenta l’equivoco alla base del fallimento attuale.   

Garcia inadatto

Garcia è stato l’assoluto protagonista, in negativo, dell’avvio di campionato. L’atteggiamento un po’ spocchioso, tipicamente radical chic, con cui ha tentato di cancellare con un colpo di spugna i principi tattici che avevano portato gli azzurri, solo pochi mesi prima, a dominare letteralmente la concorrenza, ha contribuito a determinare una situazione divisiva all’interno dello spogliatoio. Ancora troppo polarizzato sulla dottrina di Spalletti.

Una contraddizione che ha alimentato la sgradevole sensazione che il francese fosse tutt’altro che consapevole dell’approccio da avere col gruppo, per convincerlo della bontà delle sue idee.

Delegittimato dal presidente, privato progressivamente della credibilità necessaria a guidare la squadra attraverso un gioco funzionale ad esaltare le caratteristiche dei singoli, Garcia ha tentato la strada autoritaria. Una strategia più adeguata ad una pièce teatrale, piuttosto che a sostenere un rapporto solido ed equilibrato verso l’interno – squadra e società – e l’esterno: specialmente nella comunicazione con un certo ambiente giornalistico partenopeo. Perdendo, però, autorevolezza.

E quando i tuoi uomini smettono improvvisamente di stimarti, perdi inderogabilmente il tuo posto nel microcosmo dove lavori.

Mazzarri anacronistico

Il destino di Mazzarri, invece, s’è compiuto nel momento in cui è crollata la fiducia instaurata con i giocatori. I quali ti seguono, convinti (generalmente dai risultati…) che quello che gli propini settimanalmente poi li farà migliorare. Oltre, ovviamente, a vincere. Tutte cose che sono venute meno in questi ultimi mesi.

Evidente lo stile di gioco anacronistico del tecnico di San Vincenzo, ormai superato da dinamiche proattive. Irreale, dunque, continuare a proporre un calcio involuto tatticamente, fatto di attesa e di ripartenze.

Adesso pare – il condizionale è doveroso, visto che manca la firma sotto il contratto, imprescindibile per legare il commissario tecnico della Slovacchia al Napoli almeno fino al termine dell’annata – che tocchi a Calzona tentare di dar vita ad un nuovo corso. Restituire dignità al calcio sviluppato da chi tiene il Tricolore cucito sulle maglie, inseguendo al contempo obiettivi seppur parziali all’altezza delle aspettative.

Nel frattempo che la parti si accordano, Mazzarri oggi ha diretto la seduta. E domani dovrebbe svolgere la rifinitura. Quindi, presentarsi alle 17 in conferenza stampa, assieme a capitan Di Lorenzo, per il consueto incontro con i media pre Barcellona. Insomma, la vigilia della gara di andata degli ottavi di Champions non poteva essere meno movimentata.  

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