Mettere a confronto i calciatori è un dibattito eterno nel calcio. Ma che dire degli allenatori? Quali possono essere i criteri per misurare i loro successi? Cosa rende un allenatore il più grande di sempre? La risposta a questa complessa domanda comporta la rivisitazione dell’eredità di Rinus Michels.

All’Olympiastadion di Monaco di Baviera nella finale di Euro 1988, uno dei momenti più belli di Marco van Basten è arrivato grazie al suo piede destro. Per anni quel tiro al volo contro l’Unione Sovietica ha rappresentato l’eccellenza calcistica. Quel tiro poderoso ha riassunto il tipo di calcio che la nazionale Oranje era in grado di giocare. Tecnica, equilibrio, flessibilità, potenza, ingegnosità, fiducia: Marco van Basten ha incarnato tutto questo per segnare uno dei gol più iconici della storia di questo sport.

Dopo il gol, il CT Rinus Michels si coprì il volto incredulo. La celebrazione di Van Basten e la gioia di Michels sono istantanee impresse nella memoria di ogni appassionato olandese. Per l’Olanda quell’Europeo è stato il primo e unico trofeo internazionale. Per Michels ha rappresentato un parziale risarcimento per la finale persa nello stesso stadio nel 1974.

Michels portato in trionfo dopo la vittoria degli Europei 1988 (Foto Twitter)

Il tecnico olandese è stato tanto vincente quanto innovatore. Definire la grandezza di un allenatore è un compito complesso. Se si considera l’efficacia, i trofei rappresentano forse il parametro di riferimento più oggettivo. Forse semplicistico, ma oggettivo. Focalizzandoci invece sul lascito di un allenatore, è necessario entrare nei meandri delle idee e della carriera.

Nel corso della sua carriera da allenatore, Michels ha vinto 13 trofei tra Ajax, Barcellona, Colonia e nazionale olandese. Un numero decisamente inferiore rispetto a quelli conquistati da Mourinho, Guardiola o Ferguson. Per scegliere il miglior allenatore di sempre, non ci si può fermare ai freddi numeri.

Al di là del conteggio dei trofei, i grandi allenatori hanno lasciato il segno anche qualitativamente. Alcuni si sono distinti come tattici, altri come gestori, altri ancora nella definizione di nuovi paradigmi.

Alex Ferguson ha coniugato disciplina, padronanza e flessibilità tattica ottenendo numerosi titoli con il Manchester United. José Mourinho, maestro nell’interpretazione delle gare, ha vinto la Champions League con Porto e Inter, due squadre non favorite. L’interpretazione di Helenio Herrara del catenaccio, non solo ha portato l’Inter alla gloria europea, ma ha anche definito per decenni un modello di maestria difensiva del calcio italiano. Carlo Ancelotti ha portato una dimensione esplicitamente umana all’allenamento, che ha svolto un ruolo fondamentale nel suo successo.

L’estasi calcistica in tre generazioni (Foto Twitter)

Arrigo Sacchi ha costruito il Milan sulla base del calcio totale, puntando poi su allenamenti sistematici e ossessivi e utilizzando il 4-2-3-1 come cavallo di battaglia. Cruyff è stato il calciatore simbolo e del calcio totale e, lavorando a stretto contatto con Michels, ha propagato le sue idee. Un loro discepolo è stato Pep Guardiola, che ha poi affinato il tiki-taka. Tornando indietro di parecchi decenni, tra i grandi innovatori non possiamo non annoverare Vittorio Pozzo, pioniere del WM (o metodo).

In termini di ispirazione, però, Michels non ha rivali. Per comprenderlo appieno, dobbiamo guardare alla storia del calcio. Qui parliamo dell’evoluzione delle tattiche dagli albori al periodo immediatamente precedente a quello di Michels.

Michels aveva trascorso la sua carriera nell’Ajax, segnando 122 reti in 264 gare, con le annate più significative per il suo futuro DNA di tecnico, sotto la guida di un inglese. Il suo nome era Jack Reynolds, che guidò i lancieri dal 1915 per trent’anni con delle pause, una per banali dissidi con la dirigenza, un’altra perché deportato dai nazisti, in quanto britannico, nel campo-manicomio di Toszek, nell’alta Slesia.

Fu l’inglese a lasciare i primi semi: le squadre giovanili dovevano giocare come la prima squadra, la prevalenza della fisica sulla tecnica, la passione per il gioco d’attacco . In un’intervista concessa nel 46: “L’attacco rimane la miglior forma di difesa”.  Chissà perché, ce lo immaginiamo con accento di Fusignano…

Jack Reynolds, il padre dell’Ajax (Foto Twitter)

Si può dire che Reynolds è stato il precursore del calcio totale, mentre Michels ne è stato l’inventore. Per capire meglio quest’ultimo e il suo calcio dovremmo tutti leggere la sua opera “Teambuilding”.

Come ricorda Sandro Modeo, nel suo fondamentale libro “Il Barca”, Michels amava paragonare la squadra ad un’orchestra. In particolare il coach citava Bernstein. Il buon Direttore, dopo l’esibizione di un violinista, lo gelò: “Da solo sei bravissimo, ma per suonare in un’orchestra la strada sarà molto lunga“.

Michels costruirà una squadra in cui tutti sapevano fare tutto, all’interno di uno spartito dove coesistono libertà e disciplina.

Michels impartiva dogmi e Cruyff li recepiva così:

Il calcio consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare. Se non la puoi controllare, tantomeno la puoi passare”.

Gli sviluppi tattici di Michels all’Ajax hanno portato a un sistema che utilizzava giocatori versatili in ruoli d’attacco intercambiabili che si muovevano in modo fluido attraverso il campo per ” sconvolgere e spaventare” gli avversari. Mentre la fluidità e il dinamismo divennero aspetti popolari del Totaalvoetbal, fu il concetto di spazio che attuò un cambiamento fondamentale nel pensiero calcistico. Si trattava del concetto centrale attorno al quale ruotava tutto.

L’allievo e il maestro (Foto Twitter)

Michels e i suoi calciatori ai tempi dell’Ajax interpretarono il calcio in termini di creazione e organizzazione dello spazio. Cruyff riuscì a distillare l’essenza dell’uso dello spazio come una visione fondante. Se hai la palla devi rendere il campo il più grande possibile, e se non hai la palla devi renderlo il più piccolo possibile.

All’epoca, questo era un pensiero basilare. Oggi è considerato un principio cardine della strategia calcistica. Il calcio moderno si basa sul paradigma dello spazio. David Endt, prodotto delle giovanili dell’Ajax, diventato poi giornalista e scrittore, ha affermato che «ogni giocatore doveva occupare una determinata posizione, non importava quale. Erano totalmente interscambiabili. Giocatori totali in un calcio totale».

L’Ajax e l’Olanda di Michels salivano in massa per aggredire i portatori e bloccare le linee di passaggio. La squadra era cortissima e tutti i calciatori erano multiskill. Gli offensive player erano inoltre particolarmente abili a ripiegare. Le due squadre giocavano palla a terra e fondavano le proprie azioni, dalle transizioni iniziali alla fase di conclusione, sui continui movimenti.

Arancia meccanica (Foto Twitter)

Grazie a Michels, il testimone è passato dalla panchina al campo. Johan Cruyff è stato prima meraviglioso esecutore e poi insegnante e divulgatore di questo sistema di gioco. In casa Barcellona a raccogliere l’eredità è stato Frank Rijkaard, che l’ha trasmessa a Guardiola.

I concetti del Totaalvoetbal, come la versatilità, la fluidità, il dinamismo, l’occupazione degli spazi, il pressing, una linea difensiva alta (trappola del fuorigioco) ecc. si sono successivamente integrati nelle filosofie di Guardiola e Sacchi. Barcellona e Milan sono le uniche squadre che si sono avvicinate ad emulare il mix utopico di calcio elegante, tecnica sublime e trionfi del grande Ajax.

Steve Jobs affermava che l’innovazione è ciò che distingue un leader da un seguace. Un grande leader riesce ad osservare le sfide da punti di vista innovativi. Il calcio totale che Michels ha fatto vedere al mondo nel 1974 aveva il fascino dell’equazione della relatività di Einstein. Era bello, complesso, tecnicamente valido e, soprattutto, ha segnato un cambiamento di paradigma duraturo nel calcio.

Non pochi celebri allenatori sono figli calcistici del Profeta Johan Cruyff, ma quest’ultimo è stato a sua volta discepolo di celebri maestri. Il più grande di questi ultimi è stato, senza ombra di dubbio, il leggendario Rinus Michels.