Da quando Walter Mazzarri s’è accomodato sulla panchina del Napoli, il rendimento dei Campioni d’Italia non è affatto migliorato rispetto alla precedente gestione. Si può affermare senza paura di essere smentiti che i risultati sono rimasti abbondantemente al di sotto delle aspettative, quantomeno rispetto al valore dell’organico a disposizione del tecnico toscano.

Accusato da una parte consistente della critica di essere ormai un allenatore abbondantemente fuori moda, quasi anacronistico, troppo vincolato a uno sviluppo superato, fatto di attesa e di ripartenze. E perciò rimasto indietro, se rapportato all’evoluzione tattica avuta negli ultimi anni dal gioco, maggiormente dinamico e propositivo.    

Ad appesantire il bilancio della squadra partenopea pesa una classifica palesemente deficitaria. Tuttavia, coerente col calcio espresso dagli azzurri, frutto di prestazioni talvolta assai discontinue, che rischiano seriamente di tenerli ai margini della lotta-Champions.

La proposta con la palla è rimasta uguale a sè stessa: possesso di qualità, ma privo della giusta intensità. Scintilla necessaria a cambiare ritmo al possesso, creando continui spazi da riempire o svuotare a seconda delle zone di campo. Mentre individualmente, tanti protagonisti della cavalcata verso il tricolore sembrano aver accantonato il loro potenziale, risparmiandosi o limitandosi a svolgere il compitino.

Ecco perchè in questo momento un trofeo farebbe benissimo al morale come poche altre cose. E’ vero, finora la squadra difficilmente ha manifestato apprezzabili miglioramenti nell’esprimere una manovra collettiva almeno apprezzabile. Forse per questo, nella consueta conferenza stampa della vigilia, Mazzarri ha parlato della possibilità di cambiare modulo (“Abbiamo lavorato a un possibile piano B nelle ultime settimane, ma è più pensato per cambiare a gara in corso…”).

In questo scenario emotivo, comunque caratterizzato dall’emergenza, come certificato ancora dalle parole del tecnico (“Cajuste e Zielinski stanno meglio, aspetto l’ultimo allenamento ma credo ci saranno. Demme invece ha un piccolo stiramento: niente di grave ma non ce la fa per domani. Simeone è possibile che giochi perché sta facendo bene. È un candidato…”), la Supercoppa potrebbe diventare il contesto ideale per cambiare radicalmente il senso e la percezione della stagione post scudetto.

Dunque, la Fiorentina sarà il primo step per allargare gli orizzonti del Napoli, partendo proprio da Riyad. Così da riprogettare il prossimo futuro con rinnovato slancio ed entusiasmo.

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