Mazzarri pensa di superare l’emergenza in mediana con una rischiosa mossa tattica    

Quando si parla della mediana del Napoli è necessario farlo con grande cautela, specialmente in questi giorni. Altrimenti si corre seriamente il rischio di restare incastrati in un mucchio di sterili polemiche, tra la dolorosa cessione di Elmas ed i mal di pancia contrattuali di Zielinski. Vana la speranza che qualcun’altro possa arrivare dal mercato: in un momento cruciale della stagione, i centrocampisti sono davvero pochini. La proprietà tace, forse consapevole di quanto sia brutta la situazione.

Magari un giorno qualcuno si assumerà la responsabilità di un tracollo del genere, senza appigliarsi a sterili giustificazioni o scuse di circostanza. Del resto, clamorosi appaiono gli errori di valutazione nella gestione del post scudetto, che stanno lasciando disastrose macerie alle spalle dei Campioni d’Italia.

Insomma, se il centrocampo rimane il cuore pulsante di ogni squadra che si rispetti, perché i compagni si muovono in funzione di come fa circolare il pallone la mediana, allora gli azzurri si scoprono in palese emergenza. Nonostante sia partito per Riyad, la sgradevole sensazione che Zielinski si sia tirato ormai fuori, continua ad alimentare il malessere dei tifosi, convinti che il mancato rinnovo sia una ingombrante spada di Damocle sulla completa affidabilità del polacco da qui alla fine della stagione.

Nel frattempo, incombe la semifinale con la Fiorentina. E la coperta diventa sempre più corta, considerando l’assenza di Anguissa, impegnato nella Coppa d’Africa, nonché di Cajuste, infortunatosi proprio durante il derby. Ieri, nel primo giorno di allenamento in Arabia, Demme ha svolto solamente una parte di lavoro aggregato al gruppo. Poi è uscito precauzionalmente, causa affaticamento muscolare.

A questo punto, in attesa di sciogliere il nodo relativo alle condizioni del tedesco, per tappare il buco in mezzo, Mazzarri può fare affidamento esclusivamente su Lobotka e Gaetano. Sempreché non rispolveri un’idea cara a Garcia. Ovvero, riciclare Ostigard come frangiflutti davanti alla difesa.

In questo scenario, con la rosa ridotta veramente al lumicino, e gli uomini contati nel reparto nevralgico, l’allenatore toscano potrebbe comunque pensare di giocarsela col 4-2-3-1. Ha già dimostrato coraggio nel ridisegnare tatticamente il Napoli nel secondo tempo contro la Salernitana. Adesso deve decidere se prolungare l’esperimento anche giovedì, nell’esordio in Supercoppa.

Meditando, però, se la scelta di un sistema di gioco assai proattivo non finisca per rendere ancora più fragile la squadra in fase difensiva. Quando il possesso ce l’avranno i gigliati, infatti, non solo i due esterni alti dovranno garantire equilibrio sottopalla, rientrando celermente sulla linea del doppio pivote. Ma pure il trequartista sarà chiamato a lunghe corse all’indietro per ripiegare. Altrimenti si potrebbero aprire spazi come autostrade dove gli offensive player di Vincenzo Italiano vanno proverbialmente a nozze.

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