Quella dei terzini è una strana razza. Un vecchio adagio afferma che nessuno cresce desideroso di diventare un terzino. Allo stesso modo, è anche vero, o lo era fino a poco tempo fa, che non molti giocatori hanno da ragazzi una posizione naturale. Spesso è la loro miriade di talenti che si intreccia. Giocatori dotati di forza fisica, tecnica pazzesca, velocità, intelligenza tattica e capacità difensiva possono specializzarsi in vari ruoli. Cafu e Roberto Carlos avrebbero potuto fare una grande carriera anche da ali se si fossero specializzati nel ruolo.

Considerando le dimensioni del Brasile – il quinto Paese più grande del mondo – è sorprendente quanto siano vicini i luoghi di nascita di Roberto Carlos da Silva Rocha e Marcos Evangelista de Morais Cafu. Entrambi sono nati a San Paolo. Il primo, Roberto Carlos, a Garça nel 1973 e, a poco più di 400 chilometri di distanza. Il secondo, Cafu, tre anni prima, a Itaquaquecetuba. Fin dall’inizio delle loro umili storie, i due sono stati destinati a condurre una vita che è rimasta indissolubilmente legata.

Prima di Roberto Carlos, Garça era più conosciuta per la produzione di caffè che per il calcio. Allo stesso modo, la città natale di Cafu, il cui nome deriva dalla parola Tupi ‘takwakisé-tube’, che letteralmente significa “il luogo dell’abbondante bambù affilato come un coltello”, è nota per… il suo bambù affilato.

Dato che entrambi i giocatori provengono da luoghi famosi per i loro prodotti rinomati per la loro “affilatura”, in un modo o nell’altro, non c’è da meravigliarsi che l’affilatura sia una caratteristica che ha definito in modo così adeguato l’approccio al calcio adottato da entrambi i terzini.

Nel suo libro Os 11 maiores laterais do futebol brasileiro, il giornalista brasiliano Paulo Guilherme ha parlato, appunto, dei migliori undici laterali del calcio brasiliano, iniziando da Nilton Santos e Roberto Carlos, citando poi Djalma Santos, Carlos Alberto Torres, Nelinho, Wladimir, Junior, Leandro, Branco, Leonardo e Cafu. «Il compito principale di Nilton Santos era quello di marcare l’ala destra. Raramente superava il centrocampo, anche se fu uno dei pionieri di questo cambiamento tattico, quando segnò contro l’Austria nella Coppa del 1958, trasgredendo gli ordini dell’allenatore Vicente Feola. Le squadre erano disposte con un 4-2-4 e ai calciatori erano assegnate aree di campo ben delineate. Junior e Branco disponevano già di maggiore libertà di attaccare e giocavano nel 4-3-3 o nel 4-4-2. Roberto Carlos, invece, simboleggia il difensore che fungeva praticamente da attaccante aggiunto, con una preparazione fisica esemplare che gli consentiva di passare in pochi secondi dalla fase difensiva a quella offensiva nei 90 minuti di partita. Roberto Carlos e Cafu sono i maggiori esponenti dell’epoca delle cosiddette ali, in un contesto tattico in cui i terzini erano coperti da un volante e da uno dei centrali difensivi».

Cafu e Roberto Carlos, a partire dagli anni ’90, hanno quindi dato una nuova intepretazione al ruolo. Il laterale difensivo era coinvolto nel possesso, in attacco dribblava come un’ala e tornava da tornante. Roberto Carlos e Cafu si sono distinti per un movimento in particolare: la sovrapposizione. In quei casi l’ala o il centrocampista tengono palla, permettendo al terzino di avanzare sulla fascia sopravanzandoli, creando un’opportunità per il giocatore largo di ricevere la palla e di crossarla al centro, servire la punta o concludere.

«La gente tende a dimenticare che in difesa era forte, ma si distingueva per la sua capacità di attaccare. Mentre Cafu continuava ad andare avanti – su e giù, su e giù – e non si arrendeva mai» (Jaap Stam)

Sotto la guida di Telê Santana, Cafu è diventato un terzino puro, lui che all’inizio giocava più avanzato. Il periodo di adattamento al ruolo è stato duro al San Paolo, ma con lavoro e perseveranza l’ex Roma e Milan è diventato un top. Parliamo di uno dei calciatori più longevi ad altissimi livelli di tutti i tempi.

Queste qualità sul campo, e le sue caratteristiche, hanno definito l’intera carriera di Cafu. Forse è stato meno spettacolare dell’ex compagno di squadra Roberto Carlos, ma è stato un esempio di disciplina e costanza.

È stato determinante per le squadre di club e la nazionale, vincendo titoli con Roma (1997-2003) e Milan (2003-2008). L’intenzione non è quella di dipingere Roberto Carlos come il suo opposto polare. La sua carriera è stata altrettanto concentrata in pochissimi club, soprattutto il Real Madrid, dove ha terrorizzato gli avversari dal 1996 al 2007, segnando poco meno di 50 gol nelle sue 370 partite e, come Cafu, è stato assolutamente fondamentale per i successi della sua squadra.

Cafu aveva in comune con Roberto Carlos la tecnica, l’intelligenza tattica (affinata nel corso degli anni), la velocità e l’instancabilità. Non a caso era soprannominato “Pendolino”, proprio a causa della sua perenne progressione sulla fascia destra. Pur non avendo l’esplosività devastante del compagno di fascia, Cafu era difficile da spostare, riuscendo ad avere la meglio in duelli fisici con ali, terzini e attaccanti decisamente più alti di lui. Il duello invece più celebre è quello che lo vide protagonista di continui sombreri nei confronti di Pavel Nedved. E non fu un gesto irridente, perché il terzino della Roma era stretto nella morsa delle maglie biancocelesti e Nedved era il più aggressivo tra gli avversari.

Per questa coppia di terzini, il mondiale 2002 sembrava essere il loro magnum opus. Roberto Carlos segnò un favoloso calcio di punizione e Cafu disputò una partita meravigliosa contro la Germania in finale. Una nazionale teutonica che aveva subito solo una rete fino a quel match. Cafu ha capitanato la squadra alla trofeo dopo aver battuto i tedeschi per 2-0. Era ammirato tanto per la sua disciplina in campo, la sua implacabilità e la sua potenza, quanto per la sua gentilezza fuori campo, il suo calore e la sua leadership.

Roberto Carlos e Cafu, nelle rispettive squadre, non hanno inventato il ruolo di terzino d’attacco. Si può dire che però lo hanno ridefinito. La concezione di terzino offensivo si era sviluppata oltre 30 anni prima, ma loro la hanno reinventata, ridefinendo un ruolo con maggiore completezza.

Che siano o meno i migliori esponenti del ruolo nel calcio brasiliano e nel panorama mondiale resta un dato relativo, Cafu e Roberto Carlos rimarranno, però, a lungo riferimenti per quanto riguarda la posizione e i compiti di un laterale difensivo moderno. In un calcio in cui i giocatori continuano ad evolversi a ritmi frenetici verso prototipi di macchine in carne e ossa, essere paragonati a delle icone è il complimento più bello che possano ricevere. E Cafu e Roberto Carlos hanno rappresentato proprio questo: dei punti di riferimento non solo in Brasile, in un’affascinante terra crogiolo di incroci culturali e sociali, celebre anche per i suoi terzini, ma nel mondo intero.