La sconfitta contro il Real Madrid non ha il sapore agre di una sentenza senz’appello sulla stagione europea del Napoli. La qualificazione agli Ottavi non appare compromessa. Basterà, infatti,  non fallire il match point casalingo col Braga.

La serata del Bernabeu lascia comunque l’amaro in bocca, perché al netto di ogni scusante, gli azzurri avevano palesato una gran forza d’animo. Resistendo strenuamente al gioco ipercinetico e qualitativo espresso dalle Merengues, senza andare però al tappeto. Quindi, accettando di giocarsela (quasi…) alla pari per larghi tratti dell’incontro. Salvo pagare le troppe omissioni collettive, oltre a fatali errori individuali.

Nondimeno, gli sprazzi di brillantezza passano in secondo piano, rispetto alla errata gestione dei momenti topici, che poi hanno segnato irreversibilmente le sorti della gara.

Rrahmani-Natan rivedibili

D’altra parte, è nella feroce determinazione, associata alla cattiveria agonistica, che da sempre Mazzarri va a cercare le risposte nei momenti di difficoltà.

E’ indubbio tuttavia che la prestazione dell’intero comparto arretrato vada rivista, se davvero all’ombra del Vesuvio vogliono sperare in un prossimo futuro privo di incognite.

Dalla partenza di Kim, ieri sera è stata la prima volta che Rrahmani ha suscitato in tifosi e addetti ai lavori una pessima sensazione di inadeguatezza. Come se l’assenza al suo fianco del coreano abbia contribuito a determinare nella retroguardia un sostanziale smarrimento dell’identità difensiva.  

Situazione acuita dalle incertezze evidenziate da Natan. Incapace di accorciare efficacemente in avanti su Bellinghm, quando si abbassava per cucire il gioco, nonché privo del giusto timing sull’uomo. Tutte caratteristiche spendibili nell’uno contro uno al cospetto di un talento come l’inglese. Per disinnescarne gli spostamenti è necessario cambiare i tradizionali parametri tattici del centrale. I movimenti offensivi del numero cinque dei Blancos vanno assorbiti con marcatura preventiva e dosi massicce di attenzione. Peculiarità che hanno fatto difetto al brasiliano. 

Insomma, il Napoli ha fatto una fatica tremenda nel difendere “di reparto”, in un sistema come quello predisposto da Ancelotti: ben sei offensive player, tecnici e dinamici, in grado di ruotare continuamente, scambiandosi ruoli e competenze. Fini palleggiatori, con abilità nei fondamentali superiori alla media, che hanno sottratto agli azzurri l’inerzia della gara proprio nel momento in cui sembrava potessero trovarsi maggiormente a loro agio. 

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