Real Madrid-Napoli, match importante per raggiungere l’obiettivo minimo, ovvero blindare il secondo posto. Ma comunque non decisivo in funzione della qualificazione agli Ottavi, considerando che poi gli azzurri, nell’ultimo turno, il 12 dicembre, avranno un match point casalingo – tutt’altro che scontato – contro il Braga. Vediamo com’è andato il ritorno in panchina di Mazzarri nella massima competizione europea, a distanza di undici anni dall’ultima volta che aveva ascoltato il jingle della Champions…

Meret: 5,5

Gli viene imputato di non incidere pesantemente sul risultato con parate determinanti. Come se la colpa fosse sua per ogni gol subito. Stasera ha fatto e disfatto tutto quello che poteva. Nella ripresa si accartoccia sulla conclusione dalla distanza di Valverde. Eccezionale il riflesso con cui strozza in gola a Rudiger il gol del 3-2 e immediatamente dopo, respinge il diagonale di Rodrygo, sfuggito per l’ennesima volta a Juan Jesus. Miracoloso su Bellingham. Una conclusione velenosa e precisa, non forte, che l’Airone devia con la punta del piede, praticamente con le unghie. Peccato che indirizzi il risultato con l’errore decisivo, mettendo male le mani sul tiro di Paz Martínez. Parziale attenuante, la palla gli rimbalza davanti.

Di Lorenzo: 6,5

Pur avendo pattern ben definiti, sa lavorare sulle sfumature in base alle richieste specifiche dell’allenatore, strettamente connesse all’avversario da affrontare. Le volte che Bellingham si defila, gravitando nel cono di luce del capitano azzurro, dimostra quanto sia un brutto cliente. Perché, camaleontico negli spostamenti, nonchè appariscente in talune giocate, ripropone il tradizionale interrogativo per ogni difensore: marco oppure copro? Una scelta problematica, al cospetto di un fuoriclasse del calibro dell’inglese. Sempre efficace quando spinge sull’out, con fare propositivo. Serve un cioccolatino ad Anguissa, per la sassata del 2-2.   

Rrahmani: 5,5

Ha contrastato Rodrygo con l’obiettivo di far pesare il meno possibile l’impatto dell’attaccante sulle sorti della partita. Questo duello merita un capitolo a sé stante. Il kosovaro cerca soluzioni efficaci per assorbirne gli spunti negli ultimi sedici metri, intervenendo in modo tangibile nell’anticipo. Talvolta commettendo pure qualche errore, per eccessiva passività. Tipo portare fin dentro l’area Rodrygo, senza contrastarlo minimamente, in occasione del pareggio. A volte, come stasera, soffrire può essere l’unico strumento possibile per tamponare l’avversario. Si dimentica di Bellingham sul quarto gol.

Natan: 5

Annusa il momento buono nell’esprimere la sua potenziale preponderanza contro Brahim Díaz. Ma sul 2-1 dei padroni di casa si lascia scavalcare ingenuamente dal tracciante che connette Alaba a Bellingham. Nello scatto bruciante, spalla a spalla, se lo perde malamente, in una tenzone ad altissimo coefficiente di reattività. Chiaramente, da assegnare all’inglese, per la giocata talmente bella, da apparire ai limiti dell’atto di scherno. Il medesimo errore di posizionamento, sul quarto gol di Joselu, che gli taglia comodamente alle spalle. Sicuramente da rivedere a questi livelli.

Juan Jesus: 6

Gli infortuni impongono di rischiarlo in un ruolo non suo, per riempire il vuoto lasciato sulla corsia sinistra. Interpreta la comanda con caratteristiche diverse dal laterale a tutta fascia. E’ più un giocatore di concetto, che si attiene ai voleri dell’allenatore: presidiare la zona, consolidando la posizione con un atteggiamento prudente e conservativo. Nondimeno è aggressivo al cospetto di Brahim Díaz, che avendo un altro passo, va a cercarsi istintivamente spazi vitali proprio nella zona del brasiliano. Istintivo nel comprendere quando temporeggiare, piuttosto che fare da copertura. Ma conferma di non avere assolutamente il passo del terzino.

(dal 87’ Zanoli: s.v.)

Esperimento mancino in ottica futura? Vedremo, nel frattempo, si è proposto con carattere e temperamento.

Anguissa: 6,5

Troppe volte in questo inizio di stagione tifosi e addetti ai lavori hanno dato per scontato il peso specifico del camerunese nel centrocampo dei Campioni d’Italia. Stasera ha voluto ricordarlo a chiunque l’accusava di essere un peso, svogliato e imborghesito dallo scudetto. Quindi Kroos, sicuramente non l’ultimo arrivato, si è scontrato con la dura realtà di una mezzala di tocco e governo, intenzionata a manifestare quanto sia determinante per la squadra partenopea nelle due fasi. Capace di dare un contributo addirittura abbassandosi come vertice di costruzione, che collabora con Lobotka nella gestione dei tempi di gioco. Inserendosi in area come attaccante vero, pareggia con una rasoiata precisa e fortissima.  

Lobotka: 6

Tassello importante dell’intero sistema di gioco. Il modo in cui costruisce la manovra è strettamente connesso al concetto di playmaking, cioè superba precisione e letture intelligenti, che lo sottraggono al pressing di Valverde. Effettivamente, mentre il passaggio sta ancora viaggiando, lo slovacco si posiziona col corpo, così da ricevere nella postura ideale per scaricare poi in sicurezza. Permettendogli di far fluire il pallone senza rischiare alcunché. Però quanta sofferenza contro la mediana di qualità organizzata da Ancelotti. De facto, sei giocatori con piedi educatissimi, tutti capaci di palleggiare e modulare il ritmo del giropalla. Già riuscire a non farsi mortificare, in uno scenario tattico del genere, rende merito al pivote slovacco.    

(dal 87’ Raspadori: s.v.)

Partecipa all’assalto finale, senza costrutto.

Zielinski: 5,5

Nota la sua abilità nel gestire il pallone quando gli transita nei piedi; la qualità dei fondamentali non gli ha mai fatto difetto. Inoltre, ha quel giusto timing per andare in verticale nei cd. “half spaces”. Oscilla intorno al concetto di tuttocampista nelle sue molteplici varianti, tra il cervello organizzatore, la mezzala dinamica e il trequartista qualitativo. Propulsore delle accelerazioni azzurre, va troppo a intermittenza. Per inclinazione mentale rientra nel ristretto alveo di giocatori maggiormente a disagio nell’esprimersi su picchi altissimi di rendimento in palcoscenici tipo il Santiago Bernabeu.  

(dal 65’ Elmas: 6)

Giocatore di sistema. Che si spende in un lavoro oscuro. Spirito e coraggio non gli mancano. Un po’ meno la personalità.

Politano: 6,5

Declina il suo calcio in maniera del tutto personale, una sorta di questione filosofica che fa da ponte tra tradizione e innovazione. Ovvero, garantire ampiezza, senza dimenticare di convergere al centro. Esplorando le corsie del classico dentro-fuori, prova inutilmente a generare superiorità numerica e posizionale tra le linee, in modo da dare ai compagni corsie di passaggio o binari da saturare con il movimento in avanti, mangiando campo al Real. Un comportamento che non può prescindere dal lavoro in sinergia con Di Lorenzo. Ma il Real, sotto la linea della palla, si compatta, chiudendo ogni possibilità di progredire col pallone in modo efficace.

(dal 78’ Cajuste: s.v.)

Tenero e spaesato. Deve mangiarne di bistecche per destreggiarsi in partite del genere.

Simeone: 6,5

Per El Cholito creare le condizioni affinché possa fare male alla retroguardia dei Blancos diventa una questione di feroce determinazione. Alla stregua del cane da caccia che “sente” l’usta della preda, brucia i difensori, per l’illusorio tap-in dello 0-1. Oltre a farsi trovare nuovamente pronto a spingerla dentro, alla fine del primo tempo, fermato soltanto dalla diagonale salvifica di Alaba. Detta il passaggio, aggredendo lo spazio con la solita cattiveria agonistica, lasciandosi ingolosire dalla profondità. Che non rimane, però, sguarnita perché l’austriaco è un controllore asfissiante. In ogni caso, l’argentino combatte senza tregua. Come nell’occasione in cui si libera al limite e stimola Lunin alla parata in due tempi.   

(dal 46’ Osimhen: 6)

Ispirato, cerca una consacrazione (quasi…) definitiva e inappellabile in uno dei templi del calcio per antonomasia. Vuole ardentemente uscire da uno limbo, quello degli attaccanti “minori”, bravi a spostare gli equilibri solamente in Serie A, per proiettarsi immediatamente nell’alveo dei Top Player di assoluto livello europeo. Regala qualche strappo e indizi di movimenti offensivi importanti, prerogativa dei centravanti di spessore. Da rivedere, soprattutto con benzina nel serbatoio.

Kvaratskhelia: 5,5

Il gol del vantaggio nasce prima dalla caparbietà con cui recupera la palla, su un suo tiro stoppato. Poi dalla morbidezza nel tocco con cui smarca l’inserimento di Di Lorenzo, lesto a tagliare alle spalle di Mendy. Tenta di sfilarsi dalla marcatura di Carvajal facendo valere le sue proverbiali doti in tocco e dribbling. La sensazione che, sterzando e cambiando continuamente direzione, sia in grado di incenerire letteralmente l’avversario diretto. Anche perché viene costantemente raddoppiato, visto l’atteggiamento prettamente difensivo di Juan Jesus, che non gli offre l’opportunità di pareggiare numericamente in fase di spinta. Incapace di decifrare dove voglia andare il georgiano, con quella sua frequenza di tocchi nello stretto, Carvajal deve farsi aiutare da Ceballos. Per troppo altruismo, Kvara spreca il contropiede potenzialmente in grado di portare al terzo gol. Nel complesso, però, troppo evanescente.  

Allenatore Mazzari: 6,5

La ferita prodotta dai risultati altalenanti del suo predecessore l’obbligano a decodificare un mucchio di difficoltà. Dunque, ha impostato la gara come ci saremmo aspettati da un allenatore arrivato da poco. Non c’è niente di male, per le esigenze del Napoli attuale. Del resto, il compito di un “traghettatore” è quello di esaltare le caratteristiche dei propri uomini. Cercare di invogliarli a mostrare quello che sanno fare meglio. Collettivamente, invece, la strategia era palese: sopportare stoicamente il calcio iperqualitativo delle Merengues, tentare di soffocarne gli ardori con una fase di non possesso attenta. Ha ridato gran dignità europea ad una squadra che prima di stasera aveva dimostrato di essere una mera comparsa in Champions. Peccato per la punizione troppo severa, che questa squadra non meritava affatto, colpita nel momento migliore, quando sembrava addirittura che potesse provare a vincerla. 

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