Missione fallita: il Napoli manca clamorosamente il primo match point a sua disposizione per mettere una seria ipoteca al passaggio del turno in Champions League.

Il risultato punisce severamente una squadra incapace di rimanere concentrata per tutta la partita, specialmente sul piano della solidità difensiva e della tenuta nervosa. E conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, l’andamento discontinuo palesato dagli azzurri in questa stagione.

Anche ieri, al cospetto di un avversario apparentemente sfavorito sulla carta, reduce da 12 sconfitte consecutive, ma non certo impossibile da battere, gli uomini di Garcia hanno prodotto una sterile supremazia territoriale, sudando le proverbiali sette camicie fino all’ultimo istante per mantenere il pareggio.

Vincere contro l’Union Berlino avrebbe reso la qualificazione una mera formalità. Adesso invece per riuscire a staccare il biglietto che garantisce l’accesso agli Ottavi bisognerà attendere la partita contro il Braga, nell’ultima giornata del girone. Al momento, i portoghesi, hanno solo tre punti. Però, prima di venire a Fuorigrotta, avranno un agevole turno casalingo con i tedeschi, mentre il Napoli sarà ospite del Real Madrid.

Preoccuparsi ma non troppo

Insomma, onestà intellettuale vuole che si ricordi come all’orizzonte possa pure profilarsi qualche affanno per conseguire il primo, minimo, obiettivo stagionale. Necessario innanzitutto a far sorridere le casse societarie. Oltre ad accumulare punteggio in chiave Mundialito.

Al netto della delusione, ovviamente, la situazione non sembra compromessa. Chiaramente, si deve discutere su quanto sia inaccettabile l’atteggiamento dei Campioni d’Italia sul palcoscenico europeo. Nel complesso ampiamente insoddisfacente, lontanissimo cioè dai parametri richiesti a una “big” (o presunta tale…). Questa probabilmente è l’accusa più grave mossa all’allenatore.

Ecco, se nelle settimane passate i cambi erano stati oggetto di innumerevoli critiche, ora viene imputato di aver depauperato dimensione e credibilità internazionale che il club aveva conquistato lo scorso anno attraverso la meravigliosa cavalcata nella Coppa dalle Grandi Orecchie. Quella squadra era arrivata ai Quarti, eliminata poi dal Milan, esprimendo un calcio moderno, ed al contempo tremendamente efficace, dall’indole decisamente qualitativa. In grado di dominare chiunque col possesso palla, abbinato alla feroce determinazione nel pressare in avanti.

Garcia smarrito e confusionario

Il francese, al contrario, soffre quando deve imporsi sull’avversario, pare davvero tatticamente smarito. Non vuole per forza tenere il pallino del gioco in mano, avendo snaturato la caratteristica principale di questo gruppo. Una volta abile nell’esprimere un calcio propositivo.  

Del resto, Garcia preferisce attendere e quindi reagire. Concedere ampie porzioni di campo. E dopo, sfruttare eventualmente gli spazi. Nondimeno, quando cala l’intensità del giropalla, si evidenzia una notevole confusione. Che genera scarso equilibrio; ergo, gli orrori nelle marcature preventive e nella copertura della profondità che hanno favorito il gol dei tedeschi.       

Il problema rimane il medesimo delle partite precedenti: senza ritmo, il possesso diventa lento e perimetrale. E se ciascuno pretende il passaggio nei piedi, scarseggiano movimenti e smarcamenti, così che il calcio posizionale diventa un ricordo sbiadito.

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