Missione compiuta: l’Italia andava a caccia della goleada contro Malta per rincorrere la differenza reti rispetto all’Ucraina, con cui adesso siamo secondi in classifica a pari punti. Luciano Spalletti riparte con fiducia, pensando all’Inghilterra con qualche timore in meno.

Tra le infinite soluzioni tattiche a disposizione del Commissario Tecnico ce n’è una che illumina sempre le sue scelte: è quella segnata dall’idea di utilizzare i giocatori esclusivamente in funzione delle loro caratteristiche, piuttosto che convincerli della bontà di adattarsi ai principi postulati dall’allenatore.

Se poi l’Uomo di Certaldo è assistito anche dalla buona sorte, allora non diventa complicato imbattersi nella complessa semplicità di come schiera i suoi calciatori, consentendo loro di esprimersi al meglio: il cd capitale umano.  

Giacomo Raspadori rientra in questa specialissima categoria, perché la stagione di Jack sintetizza i concetti di perdita e ritrovamento. Nel senso che col Napoli sembra smarrito, sballottato come una trottola sull’intero fronte d’attacco. In Nazionale, invece, esprime davvero il suo potenziale, ritrovando d’incanto il contesto calcistico ideale, nella posizione che predilige. Ovviamente, da centravanti, negli ultimi sedici metri di campo.

Malta fa grande densità sotto la linea della palla, senza concedere spazi alla manovra offensiva dell’Italia. Che sviluppa il palleggio in maniera abbastanza pigra sul piano del ritmo, nonostante la qualità non faccia difetto agli Azzurri. Così Raspadori si sposta tanto, venendo incontro con naturalezza per ricevere lo scarico, nel vano tentativo di non far ristagnare la fase di possesso.

Pur interpretando il ruolo in chiave decisamente dinamica, cavandosela spalle alla porta, con Pepe avvinghiato alle caviglie, il napoletano ha confermato che il meglio di sé riesce a darlo se attorno a lui si dipana un discreto calcio associativo. Avvantaggiato da baricentro basso, frequenza di passo e grande capacità nelle letture.   

Stasera ha tirato poco verso la porta. Nondimeno, ha tenuto costantemente sulle spine i difensori con la sua classica giocata: prima accorciava sulla trequarti. Poi, con il marcatore che gli metteva pressione da dietro, riciclava il pallone, scambiando sul breve.

Generalmente, dopo l’appoggio, si inserisce nel cuore della trequarti con un movimento a mezzaluna. Magari per ricevere il passaggio di ritorno. Situazione complicata dall’atteggiamento dei maltesi, restii a concedere la profondità, a costo di appiattirsi fino ai limiti della propria area di rigore, mantenendo un blocco ben compatto.     

Paradossalmente, per Raspadori la migliore occasione di finalizzare la gran mole di lavoro arriva quando lascia il cono di luce centrale al subentrato Scamacca. Schierato a sinistra nel tridente, a piede invertito, oscillando tra l’esterno e la seconda punta, cerca la ricezione tranquilla, per rientrare sul destro e calciare. Ma ormai, al novantesimo, la brillantezza del suo pensiero e l’efficacia nell’esecuzione sono affievoliti. E ne esce un diagonale a incrociare sul palo lontano. Qualcosa a metà tra la conclusione e l’assistenza.

Insomma, l’attaccante del Napoli ha espresso un calcio ordinato, a tratti geometrico. Che non smentisce, anzi rafforza, il luogo comune per cui il suo modo di giocare è oggettivamente migliore se spazia da punta pura.

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