Terza gara di Gabri Veiga con la maglia dell’Al-Ahli e seconda sconfitta in Saudi Pro League. Ieri è andata in scena la partita contro l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo, vinta dalla squadra di Castro per 4-3.

Il galiziano è stato schierato sulla trequarti, svariando molto ma senza trovare la giusta posizione nello scacchiere di Jaissle. Gabri Veiga si è mosso molto tra il centro destra e il centro, ma ha mostrato scarsa dinamicità e propensione al sacrificio. Ben aggredito dai calciatori difensivi avversari, è rimasto stretto nella morsa senza riuscire a trovare la zolla di campo dove incidere.

Peggio era andata all’esordio, nella gara contro l’Al-Fateh. Quest’ultima è una squadra situata in ottava posizione. La stella è l’argentino naturalizzato armeno Lucas Zelarayan. Il 31enne nativo di Cordoba è reduce da un’esperienza in MLS e non ha mai giocato in Europa. L’altro straniero era il brasiliano Petros, adesso ceduto all’Al-Suqoor in seconda divisione saudita. Una squadra di certo non imbottita di grandi nomi reduci dal calcio europeo.

Bilic ha annientato Jaissle, quindi lo spagnolo era fuori dalla propria comfort zone. Il ragazzo ha giocato gli unici 90 minuti nella gara vinta per 3-2 contro l’Al-Taawoun, non risultando certo tra i migliori in campo.

Oltre al lato fisico, gli scout avevano messo in guardia sui problemi nella gestione del pallone. La percentuale di passaggi riusciti è appena del 75%. I cambi di gioco riusciti sono appena del 33%. I dribbling riusciti sono pari al 60% (e il dribbling è uno dei suoi punti di forza). Dato comunque decisamente inferiore rispetto a quello di Zielinski e di Pellegrini, per fare un esempio.

Gabri Veiga è un giocatore esploso nella scorsa stagione. Prima annata in cui ha giocato con continuità segnando anche parecchio. Ad onore del vero, non ha avuto ancora grandi occasioni di sprigionare la sua forza balistica con la maglia dell’Al-Ahli. I dati difensivi sono anche apprezzabili e rappresentano una buona base per il futuro.

Veiga non è un centrocampista alla Iniesta o, a livelli decisamente più bassi, alla Zielinski o alla Brahim Diaz. Si tratta di un giocatore che deve essere messo in condizione di tirare. Fosse rimasto in Europa, magari con un maestro di calcio alla guida, avrebbe potuto apprendere la doppia fare e a gestire meglio il pallone.

Una cattiva scelta di giocata nella gara contro l’Al-Nassr.

Ha scelto l’Al-Ahli, una squadra che ha acquistato gente di nome, però poco organizzata. Il campionato saudita ha effettuato spese faraoniche ma, almeno per adesso, non è certo il campionato ideale per far crescere un 21enne spagnolo.

L’ex Celta era stato in trattativa con il Napoli, tra le altre. Con il gioco di Garcia si sarebbe bruciato e avrebbe avuto probabilmente uno scarso minutaggio. Il ragazzo ha una discreta concezione difensiva, ma non ha ancora quell’acume tattico spiccato. Come mostrato sopra, non è un gestore di palloni tantomeno riesce ad amministrare i ritmi.

Sarebbe dovuto andare al Brighton di De Zerbi? La Premier ha ritmi ancora troppo alti per lui. In Italia avrebbe potuto crescere molto alla Fiorentina nel gioco di Italiano, senza troppe pressioni di risultato. Ai fini del percorso di crescita la scelta migliore sarebbe stata quella di restare un altro anno al Celta Vigo.

Si tratta di un centrocampista ancora da plasmare. Non è un calciatore con una traiettoria ben definita. Può diventare un interno, un trequartista o un vertice alto. Non ha il passo per fare l’esterno né quella visione e quella capacità nello stretto per fare il regista. Naturalmente non può essere un mediano. L’Al-Ahli gioca con il 4-2-3-1, ragion per cui la sua posizione è gioco forza quella di uno dei tre trequartisti.

In Spagna ha mostrato ottime qualità come mezzala, nonché un notevole gioco senza palla. Andoni Iraola lo ha descritto come un calciatore senza una tecnica e precisione fuori dal comune, ma dotato di forza, intelligenza e capacità di finalizzare. Ne consegue che non è esattamente l’incarnazione del tipico centrocampista spagnolo del nuovo millennio.

Il campionato saudita è una lega in divenire, con ancora enormi migliorie tattiche da compiere. Scegliendo l’Al-Ahli, probabilmente Gabri Veiga ha messo un grosso freno a una sua ascesa ad altissimi livelli. Pertanto tra qualche anno resterà il dubbio se nella stagione 2022-2023 il galiziano ha overperformato oppure aveva grandi qualità inespresse.

A meno che, guadagnati oltre 10 milioni l’anno per una stagione, non decida di tornare in Europa. Sarebbe fortemente consigliato ripartire da una realtà dove possa trovare un maestro di calcio. Si tratta di un ragazzo tutt’altro che fatto e finito, che deve mangiarne quindi di pane. Restare vari anni in Arabia Saudita sarebbe beneficio per il conto in banca, ma deleterio per una sua crescita.