barcellona inter iniesta

La prima cosa che chiunque abbia la fortuna di visitare il Camp Nou di Barcellona noterà è l’orgoglioso slogan del club catalano, Més que un club (Più di un club). Questo mantra è una filosofia che raccoglie tutto ciò che riguarda i giganti catalani. Le stelle che hanno giocato al Camp Nou in questi decenni rappresentano l’incarnazione totale di questo sentimento. Il simbolo di questa ideologia è Andrés Iniesta.

A guardarlo, non è detto che si possa immaginare un’icona del centrocampo che per tanti anni è stato ai vertici del calcio mondiale. Iniesta è una figura fisicamente minuscola e manca del ritmo e della potenza associati all’atleta tipico del XXI secolo. Tuttavia, ciò non ha in statura è più che compensato da una classe a dir poco immensa.

Accanto a Xavi Hernández, suo eterno partner nel centrocampo, Iniesta ha dominato gli avversari con una visione creativa che è pari solo alla sua precisione nei passaggi. La tecnica con il pallone tra i piedi del trequartista spagnolo ha riscritto i canoni di ciò che serve per essere un centrocampista d’élite. La capacità di dettare il gioco ha costituito il nucleo di quello che è stato innegabilmente il più grande periodo della storia del Barcellona.

Iniesta personifica la dottrina del calcio come bel gioco nella sua forma più pura. La sua consapevolezza spaziale non è seconda a nessuno e quella lettura telepatica è compendiata alla perfezione dai suoi piedi magici. Molti tifosi più superficiali hanno preso coscienza dell’immenso talento di Iniesta solo a partire dal 2009 circa, ma l’artista spagnolo in realtà ha deliziato il pubblico del Camp Nou dal 2002.

Gli inizi

È stato proprio Louis van Gaal a far esordire un 18enne Iniesta, che si era unito dall’illustre La Masia, in un match di Champions League contro il Bruges. L’allora giovane Iniesta, che militava ancora con il Barcellona B, giocò poco in prima squadra in quella stagione, ma il suo enorme potenziale era evidente.

Negli anni successivi, Iniesta assunse un ruolo più importante nel reparto nevralgico dei Blaugrana. Nel 2004-05, sotto la guida di Frank Rijkaard, il trequartista spagnolo disputò 37 delle 38 partite di Liga, nonostante la maggior parte delle quali fu da subentrato.

Un grave infortunio a Xavi, futuro partner nel reparto nevralgico, consentì ad Iniesta di rivestire un ruolo molto più integrante durante la stagione successiva, aiutando il Barça a conservare il titolo. Il pubblico riusciva già a percepire che Xavi e Iniesta avrebbero formato una partnership quantomeno solida ed efficace. Eppure i due non diventarono immediatamente pilastri del centrocampo Blaugrana. Nel match contro l’Arsenal, nella finale di Champions 2006, Xavi e Iniesta partirono dalla panchina.

Xavi e Iniesta nei primi anni al Barcellona

Iniesta sostituì l’infortunato Edmílson nell’intervallo e diede un contributo significativo nell’azione del gol del pareggio siglato da Eto’o. Il Barcellona vinse per 2-1, un risultato che cementò il suo posto all’apice del calcio europeo e che, a sua volta, diede il via a una serie di eventi che videro i catalani rivoluzionare il calcio.

La consacrazione con Guardiola

Rijkaard divenne vittima del suo stesso successo e fu esonerato dopo che la squadra non riuscì a vincere titoli 2008, aprendo così la porta a Pep Guardiola per inaugurare l’era del tiki-taka. Le basi di questo modello erano state il cuore pulsante della filosofia del Barcellona per anni prima della promozione di Guardiola a tecnico della prima squadra, con i fondamenti del passaggio corto e del gioco del possesso gestiti dal basso verso l’alto. Negli anni di Guardiola, il Barcellona ha fatto vedere una delle espressioni di gioco più belle di tutti i tempi.

Il Barcellona e Iniesta erano già all’apice della grandezza, ma il 2008-09 li ha spinti nel regno degli immortali.

La prima stagione in carica di Guardiola è stata quella che sarà ricordata per sempre come una stagione davvero storica. Gli iconoclasti suggerivano che la partenza dell’uomo di punta Ronaldinho avrebbe generato un brusco declino per il club. Al contrario, consentì a Lionel Messi di emergere come uno dei grandi del calcio di tutti i tempi.

A 21 anni, Messi era già tra i migliori al mondo, ma il nuovo assetto lo consacrò ulteriormente. La classe ipnotizzante di Messi ha rappresentato il faro che ha spinto il Barcellona a raggiungere vette mai viste prima, e senza la Pulga non avrebbe mai dominato il calcio mondiale in modo così autorevole. Tuttavia, il valore di Iniesta non può essere sottovalutato ed è stato questo mago del centrocampo a guidare il Blaugrana verso la prima Champions vinta da Guardiola.

Iniesta rimase fuori tra novembre e gennaio a causa di un infortunio, ma questo non gli impedì di svolgere un ruolo cruciale nelle vittorie di Liga e Coppa del Re. Il suo contributo più significativo, però, arrivò in Champions League.

La vittoria di un doble domestico sarebbe stata ovviamente vista come un grande successo nella stagione inaugurale di Guardiola, ma fu il successo europeo a catapultare questo gruppo di stelle del Barcellona nella stratosfera. Fermo restando gli enormi favori arbitrali ricevuti dal direttore di gara norvegese Tom Henning Øvrebø, i Blaugrana erano quasi fuori. Eppure, allo scadere arrivò il colpo da fuoriclasse di Iniesta. Iniesta non è stato un goleador. Piuttosto che premere il grilletto, era l’uomo che serviva le munizioni, eppure ha sparato spesso nei momenti decisivi. Quel suo gol garantì la finale al Barcellona, che conquistò poi la Coppa battendo il Manchester United di Sir Alex Ferguson all’Olimpico.

In finale, Iniesta tornò al suo ruolo originale di “architetto” e diede il via al gol di Eto’o. Eppure era in forte dubbio per quel match a causa di un infortunio. Per via di un problema fisico, i medici gli sconsigliarono di tirare, ma non gli servì. A 25 anni, Iniesta aveva già vinto due Champions e stava via via consolidandosi tra i migliori centrocampisti al mondo. Eppure quell’estate qualcosa cambiò. I problemi non erano fisici ma di natura psicologica.

La depressione (tuttavia mai nominata espressamente dal calciatore) si manifestò ancora più palese quando Carles Puyol gli comunicò la morte dell’amico Dani Jarque: “A partire da quel momento è iniziata la mia caduta libera verso un luogo sconosciuto… Ho visto l’abisso. Ed è stato allora che ho detto al dottore “non ce la faccio più”, aggiungendo “quando la mente e il corpo sono in una situazione di così grande vulnerabilità, sei capace di qualunque cosa. Forse suona troppo forte, ma arrivo a capire le persone che in un determinato momento fanno una pazzia”.

Il lavoro degli psicologi diede i suoi frutti e Iniesta superò questo abisso, disputando un 2009-2010 sontuoso, coronato dal gol decisivo segnato al Mondiale 2010. A chiudere il cerchio ci fu il gol, con la maglietta esibita con la scritta: “Dani Jarque siempre con nosotros”.

Dopo il gol decisivo in finale contro l’Olanda, Iniesta ha voluto ricordare l’amico scomparso

I risultati ottenuti dalla Spagna nel periodo dal 2008 al 2012 sono senza dubbio la più grande impresa che una nazionale abbia mai realizzato nella storia delle competizioni. Il ragazzo di Albacete ha rappresentato una luce splendente. Detto questo, il successo di Iniesta con la nazionale è iniziato molto prima del trionfo di Euro 2008. Ha aiutato due volte La Rojita a raggiungere la gloria europea tra il 2001 e il 2002, prima di essere promosso agli under 21, dove sarebbe stato capitano in diverse occasioni fino al suo ultimo successo.

Messi è stato la stella del Barcellona, il calciatore con più gol e probabilmente il più “performante” e continuo della storia Blaugrana. Xavi è stato l’orchestratore, il regista, l’organizzatore. Iniesta è stato non solo l’Illusionista, ma anche una “proiezione” di Xavi qualche metro più avanti, con il quale ha formato un duo indissolubile. Messi ha fatto incetta di premi individuali, ma senza questo meraviglioso distributore di gioco che risponde al nome di Iniesta, il Barcellona non sarebbe stato così brillante, lasciando un marchio così indelebile nella storia di questo sport. E i suoi gol e le sue prestazioni sono state fondamentali per la conquista di tre titoli consecutivi da parte della sua nazionale.

https://www.youtube.com/watch?v=RIbmWdYEV18

Negli anni a venire, gli appassionati di calcio celebreranno quest’epoca come la più grande del calcio spagnolo, non solo per la lunga lista di trofei, ma soprattutto per quella fenomenale espressione di gioco che ha cambiato il nostro sport così come lo conosciamo. Iniesta ha rivestito un ruolo centrale sia per il club che per il Paese.

Il fatto che i suoi successi siano stati spesso messi in ombra da quelli del compagno di squadra del Barcellona Lionel Messi non deve impedire ad Iniesta di assicurarsi un posto tra i fuoriclasse di tutti i tempi. Iniesta ha vinto da protagonista tutto ciò che c’era da vincere a livello di squadra. Il Pallone d’oro è un premio molto commerciale e non è riuscito a conquistarlo principalmente perché ha giocato nell’epoca di Messi e CR7.

Iniesta è considerabile il centrocampista più tecnico e leggiadro di una generazione. Considerando anche calciatori con qualche anno in più, Pirlo, Scholes e Xavi gli si avvicinano tutti, ma nessuno è all’altezza della classe di questo ragazzo, considerabile una leggenda nel senso unico del termine.

Qualche settimana fa abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook un sondaggio su chi fosse il migliore tra Zidane e Iniesta. Il francese è stato più mediatico, indubbiamente una leggenda e una gioia negli occhi. Zidane ha vinto trofei da protagonista, segnando gol decisivi nelle finali. Iniesta ha deciso un Mondiale e ha vinto ben 7 titoli maggiori tra club e nazionale, vale a dire quattro Champions, un Mondiale e due Europei. Non avrà segnato un gol come quello di Zidane in Real-Bayer Leverkusen in una finale di Champions, ma in queste partite non sono mancati gli assist e le giocate sensazionali. Pertanto, l’Illusionista spagnolo non ha nulla da invidiare neanche a Zidane. In un’ipotetica formazione del nuovo millennio, sarebbe un sacrilegio non inserirlo titolare come vertice alto…

Vincenzo Di Maso