Napoli, bisogna riconoscere i meriti di Sarri e ripartire: il resto so’ chiacchier’

Ieri sera il Napoli ha perso l’imbattibilità casalinga. Sicuramente il match è stato equilibrato. Tuttavia, una Lazio solida e attenta riesce a capitalizzare meglio lo splendido gol di Vecino, con un atteggiamento tattico che alla lunga ha imbrigliato la capolista.

A fare la differenza, la grande organizzazione dei biancocelesti. I primi accenni di pressing sul possesso iniziale, infatti, hanno lasciato la squadra di Spalletti in balia degli eventi, incapace di creare in virtù del giropalla quei proverbiali spazi nei quali vanno a nozze i giocatori offensivi in maglia azzurra, una volta raggiunto il fondo e riempito l’area. 

Dominio sottratto dalla Lazio

Davvero deludente la qualità del gioco espresso dal Napoli, nonostante nessuno in Serie A muova meglio il pallone da una fascia all’altra. Un potenziale incubo per chiunque tenti di arginare l’abilità di sovraccaricare il lato forte e immediatamente dopo, ribaltare il fronte, esplorando il lato debole.

Queste incertezze, però, derivano dal giusto timing con cui Sarri ha sottratto ai padroni di casa il dominio dell’attrezzo. Troppo facile per il “Comandante” trovare i correttivi in grado di disinnescare le trame sviluppate dalla capolista: ovvero, costringerla ad un possesso lento, (quasi…) esclusivamente perimetrale.

In effetti, la Lazio ha interpretato il piano gara alla perfezione, senza alcun timore reverenziale. Baricentro medio, linee strette e corte tra loro. La strategia era attendista, seppur non timorosa, sulla costruzione dal basso. Mentre Immobile assorbiva centralmente i movimenti di Lobotka, gli esterni e le mezzali scalavano in avanti, coprendo in maniera capillare le zone di competenza. 

Uno scenario in cui diventava complicato uscire dalla difesa, avendo le soluzioni alternative – combinazioni in catena laterale o ricerca della profondità – decisamente bloccate.

Specialmente l’assenza di Mario Rui ha privato la manovra del lancio lungo direttamente su Osimhen, un’arma a disposizione del Napoli quando non riesce a incidere attraverso il fraseggio.

Morale della favola, alla lunga, il nigeriano è rimasto letteralmente tagliato fuori dai flussi del gioco, ritrovandosi del tutto isolato tra Patric Romagnoli.   

Pigrizia nelle letture

Senza considerare poi che in fase di possesso, i classici triangoli pensati da Sarri sono stati fondamentali per liberare Vecino al tiro.

L’azione che porta al gol lo dimostra abbondantemente la bontà delle idee proposte dall’allenatore toscano sui destini della squadra capitolina.

Anche se bisogna aggiungere che l’uruguagio non avrebbe mai calciato con tanta libertà, se non ci fossero stati ben due errori nelle letture difensive dei partenopei.

Kvaratskhelia tiene vivo un pallone vagante, rigiocandolo verso l’interno del campo, piuttosto che lateralmente. Inoltre, Zielinski denota una certa pigrizia nella lettura. Sembra guardare solo la palla, lontano dal centrocampista biancoceleste, che sta arrivando a rimorchio. Quindi, al momento della deviazione, reagisce in ritardo, e privo nella necessaria cattiveria agonistica, nell’accorciare sul tiratore. Questa passività nel recupero lascia a Vecino tempo e spazio per battere a rete indisturbato.

Certo, ha pesato tantissimo sulle dinamiche della partita il fatto che la Lazio fino a quel momento aveva evitato accuratamente di allungarsi troppo, limitandosi a farsi vedere nella trequarti partenopea soltanto con qualche ripartenza. Del resto, uno dei pattern più ricorrenti del gioco di Sarri prevede di orientare la propria fase d’attacco su salite collettive, funzionali a generare poi i presupposti per riaggressione e gegenpressing.

Insomma, così s’è concretizzata la seconda sconfitta in campionato del Napoli. Ma la stagione è ancora lunga, dunque è presto per trarre conclusioni affrettate. Tantomeno seppellire le potenzialità degli azzurri in chiave raggiungimento dell’Obiettivo (doverosamente in maiuscolo…).