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Franck Kessié è stato un presidente a fine mandato nell’annata trionfale del Milan, quella scorsa, in cui ha conquistato uno scudetto tanto stupendo quanto insperato pochi mesi prima. Kessié è stato il punto di riferimento del Milan e il faro del centrocampo. D’altronde è stato il giocatore con più presenze nello scacchiere di Pioli e il terzo marcatore rossonero.

Ad onor del vero, non sono mancati i periodi di calo e le prestazioni incostanti. L’ivoriano era tuttavia un factotum del reparto nevralgico. Riusciva a recuperare palloni e far ripartire l’azione rapidamente. Garantiva equilibri all’intera squadra. Tamponava e ripiegava. Raddoppiava in qualsiasi quadrante del terreno di gioco. Grazie al suo fisico riusciva a tenere palloni difficili. E, cosa che non guasta, era pericoloso anche in fase realizzativa.

Kessié riusciva a compendiare al meglio le funzioni di Tonali e Bennacer. Spesso giocava con solo uno dei due. Gli attuali titolari sono più tecnici, ma il gioco senza palla dell’attuale centrocampista del Barcellona era troppo fondamentale. Il Milan attuale è carente proprio in fase di non possesso e negli inserimenti. Manca un centrocampista totale che garantisca alla squadra di districarsi in determinate situazioni.

Con Tonali e Bennacer il Milan guadagna sì nella prima circolazione, ma perde in affondi, recuperi, sostanza e cattiveria. Non avendo preso un vero sostituto, il vuoto lasciato da Kessié non è stato colmato. A ciò si aggiunge l’assenza continua e forzata di Ibrahimovic, e in un solo colpo Pioli ha perso due leader in campo. Giustappunto ciò che manca è un calciatore in grado di offrire il supporto giusto ai compagni nelle situazioni più difficili e delicate. L’ivoriano era un trascinatore sia in termini prettamente tecnico-tattici sia in termini caratteriali.