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La Roma vince anche a La Spezia e tiene apertissimi tutti gli obiettivi prefissati ad inizio anno. Nonostante Zaniolo, nonostante qualche possibile incomprensione tra la dirigenza e Mourinho, nonostante qualche infortunio di troppo. Il tecnico portoghese ha fatto quello che gli riesce meglio, cioè compattare la squadra e far fronte alla difficoltà facendo leva sulle risorse che ha a disposizione.

Contro uno Spezia temibile al netto della partenza di Kiwior e l’assenza di Nzola, la squadra giallorossa ha evidenziato ancora una volta la sua arma principale, il leitmotiv di questo inizio 2023: una terribile concretezza. Fondata sull’impermeabilità difensiva, sulla voglia di rimanere dentro la gara fino al novantesimo più recupero e sullo stato di grazia dei (pochi) giocatori che hanno una qualità superiore alla media. Dybala su tutti ma non solo, perché l’entusiasmo dell’argentino sta trascinando il “gemello” Abraham sui livelli dello scorso anno.

La percezione che uno come la “Joya”, a Roma, si sia visto raramente sta aumentando ma a fare effetto non è tanto la sua classe cristallina, bensì la voglia di metterla al servizio della Roma nonostante un Mondiale appena vinto che avrebbe potuto anche (legittimamente sotto certi punti di vista) temporaneamente demotivarlo.

“Un bravo allenatore deve prima nascondere i punti deboli della sua squadra e poi esaltarne le qualità”, così Mou ha risposto a chi gli chiedeva la difesa a quattro e un gioco più spumeggiante, meno attendista. Da questa risposta, meno scontata di quello che sembra e buttata lì tra una domanda e l’altra, capire perché il portoghese fa determinate scelte è diventato tremendamente più facile. Anche perché non ci vuole un genio per capire che il centrocampo della squadra giallorossa è il settore debole della rosa a sua disposizione.

E allora via con il blocco bassissimo, con Cristante e Matic deputati a rompere l’azione avversaria e poi subito palla a chi ha qualità, a chi le partite può risolvere, senza perdere tempo in un palleggio che, dati gli interpreti in mezzo al campo, comporterebbe soltanto un rischio. Profondità immediata cercando la luce di Dybala in primis, poi Pellegrini (o questo El Shaarawy) e Abraham, con l’inglese deputato ad attaccare la profondità. Chiunque sia l’avversario la Roma sarà questa, perché solo questa può essere (aspettando Wijnaldum).

La Roma, Zaniolo e la schiettezza di Mourinho

Mourinho non si sottrae alle domande e fa anche mercato, in una sorta doppio ruolo alla Ferguson che gli calzerebbe a pennello, se fosse legittimato. Perché se Tiago Pinto traccheggia e i Friedkin non parlano per tradizione, lui davanti ai microfoni fornisce un titolo a sillaba. La sua schiettezza su Zaniolo è un’opera d’arte: “Lui se ne vuole andare ma io scommetto che resterà qui. Di solito quando si verifica una situazione del genere c’è già un accordo ma non è questo il caso. Le offerte arrivate sono ridicole e io sono sicuro che il primo febbraio rimarrà con noi. E sarà a disposizione.”.

Traduzione? Non servirebbe ma semplifichiamo. Zaniolo se ne vuole andare, non ci prendete in giro con offerte ridicole approfittando della sua volontà perché il ragazzo ha un prezzo che non è stato neanche avvicinato.

La schiettezza di Mou non ha soltanto tagliato le gambe a chi vorrebbe prenderlo a prezzo di saldo del mercatino di via Sannio, ma ha anche dato al ragazzo una prospettiva diversa. Da fine psicologo non ha chiuso nessuna porta in faccia a Zaniolo, come molti allenatori avrebbero fatto, anzi. Come se nulla fosse ha glissato con un salomonico “Dovesse rimanere? Chi si allena meglio e chi merita gioca” aprendo così alla prospettiva di un “perdono” ad un’alzata di testa di un ragazzo che ha dimostrato spesso di essere condizionato e facilmente influenzabile dal suo ormai famoso (e dannoso) “entourage”.

In tutto questo, in un ambiente che per tradizione non crea curve ma vere e proprie chicanes senza via di fuga, Mourinho fa l’unica cosa che ha sempre fatto: fa chiarezza, non fa zero a zero, e va dritto verso la meta a prescindere da tutto. Chissà che anche la società, vedendolo così deciso e tutt’altro fuori dal “progetto” come in molti hanno millantato, non decida di seguirlo.

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