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Andrea Agnelli ha lasciato la Juve da presidente che ha vinto un numero importante di trofei: 9 scudetti, 5 Coppe Italia, 5 Supercoppe italiane. In aggiunta a ciò, con lui al timone, la Juve ha raggiunto due finali di Champions. Traguardo non trascurabile in un periodo storico in cui il calcio italiano è così indietro economicamente.

La prima fase della gestione Agnelli è da archiviare con plausi ed encomi. Il modello di business bianconero ha avuto i suoi frutti. Ciò è stato rispecchiato anche dai risultati sul campo. Naturalmente i meriti gestionali vanno condivisi con la proprietà e con i tanti collaboratori. Il punto più alto della sua presidenza, almeno secondo quanto ritenuto all’epoca dai vari commentatori, è stato l’acquisto di CR7.

Proprio l’approdo del portoghese è considerabile una sorta di turning point della presidenza del rampollo della famiglia. Un rampollo cresciuto da zio (Gianni) e padre (Umberto) come “presidente del futuro”. Gli è stato delineato un percorso, che ha accettato con pazienza, e ha 35 anni di età ha conquistato l’agognata posizione di comando.

All’inizio della sua avventura, il giovane Andrea si è subito dimostrato un visionario. Ha immediatamente approvato un aumento di capitale di 120 milioni e ha proiettato la società bianconera nel futuro. «Sarà un percorso complicato, la nostra situazione attuale è evidente. Ho accettato questa sfida perché ritengo di poter dare un contributo alla mia squadra del cuore. Oggi siamo qui per pensare esclusivamente al domani».

Il “domani” è arrivato presto. Non si è fatto attendere il primo scudetto, con Antonio Conte alla guida, mentre la prima finale di Champions è giunta a cinque anni dall’insediamento. In sei anni il fatturato è praticamente triplicato mentre il risultato netto è diventato positivo. Due terzi della presidenza sono stati fantastici, poi è stato fatto il salto più lungo della gamba.

In che momento Andrea Agnelli e la società Juve hanno iniziato a buttare tutto? Ci sono state alcune situazioni comunicative imbarazzanti. La situazione delle voci su Guardiola, mai spente a dovere, ne è un esempio. L’addio al vetriolo di Marotta ne è un altro. La gestione di Sarri è la Caporetto di una gestione che stava gettando alle ortiche quanto di buono era stato fatto.

CR7 era un all-in. Chi ha studiato i conti della Juve ha poi dimostrato che l’operazione portava più rischi che benefici. La pandemia ha esacerbato tutto e la società non è più uscita da quella spirale negativa in cui si era addentrata. Lo stesso Agnelli si è fatto megafono della società quando ha provato a battagliare per la Superlega. Gestione mediatica e di iter quantomeno discutibile.

Come mefistofelica è stata la gestione delle ultime stagioni. Si esonera Sarri, con cui non è scoccata la scintilla, non dandogli il tempo di lavorare, per puntare su Pirlo. L’Allegri 2.0 è stata finora una scelta fallimentare.

La gestione plusvalenze, per la quale la società bianconera, è finita sotto la lente d’ingrandimento della procura non è stata lineare. Al di là di speculazioni di giornalisti privi di qualsiasi etica professionale, qualcosa di sbagliato è stato commesso. Il presidente bianconero ha provato a salvare capra e cavoli, ma il modus operandi è stato mefistofelico.

Se vi saranno sanzioni, non si potrà gridare al complotto oppure scagliarsi contro altri soggetti in seno alla Juve. Andrea Agnelli era il presidente e aveva lui le redini della società. Si è dimostrato vanesio, ha puntato a difendere un’immagine di facciata e lo status quo suo e della società bianconera. I risultati degli ultimi due anni e mezzo sono stati inadeguati.

I conti piangono e pende la spada di Damocle del processo. In conclusione, l’oramai ex presidente della Juve è stato un Penelope. Dopo aver tessuto una pregevolissima tela, è riuscito a disfarla, facendosi travolgere dalle difficoltà. Proprio la gestione delle difficoltà e il problem solving sono stati aspetti per cui la presidenza di Andrea Agnelli non potrà essere archiviata positivamente per la Juve. E se la giustizia sportiva dovesse accertare certe responsabilità, partire proprio dal “nostro”, beh… “Grazie presidente” un corno.