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In questi anni abbiamo celebrato i successi di Andrea Agnelli come presidente della Juve. Abbiamo decantato le sue scelte manageriali che hanno portato la Juve a inanellare una serie straordinaria di scudetti. Ovviamente, dietro di lui, c’è sempre stata una dirigenza particolarmente ricca e poderosa.

Sarebbe ipocrita scagliarsi contro Agnelli per l’affare CR7. Lo aveva elogiato persino l’economista Marco Bellinazzo. I “l’avevo detto io” si stanno semplicemente esponendo a figure poco edificanti. Il mancato accesso ai quarti di Champions e la pandemia hanno esacerbato le criticità derivanti dall’alto indebitamento netto. Concetto economico da non confondere con rosso di bilancio. Tre anni fa abbiamo riportato un chiarimento sulla differenza.

 “Abbiamo vissuto oltre le nostre possibilità per diventare numeri 1. Abbiamo preso grandi rischi poi è arrivato il Covid 19….”. Riecheggiano queste parole proferite presso il manager Vincenzo Ampolo dallo stesso (ex) presidente bianconero. L’aver fatto il salto più grande della gamba è stato riconosciuto. Qui possiamo esprimerci nell’alveo della sfera gestionale.

Diverso il caso delle tante intercettazioni. Parlando con Arrivabene, Agnelli dichiarò: «Non era solo il covid e questo lo sappiamo bene. Dall’altro abbiamo ingolfato la macchina con ammortamenti e soprattutto la merda… perché è tutta la merda che sta sotto che non si può dire».

Tra i tanti punti, l’ex presidente si riferiva alle plusvalenze. Ricordiamo che il relativo processo sportivo si è chiuso con un’assoluzione per la società bianconera. Adesso gli indagati dovranno rispondere a livello penale. Ai fini di una condanna in questo ambito, dovrà essere provato che il fatto sia stato perpetrato “oltre ogni ragionevole dubbio”.

Bisogna quindi fare un distinguo tra i rischi per gli ex dirigenti e quelli per la Juve. Come ha riportato l’avvocato Cesare Di Cintio: «Partendo dal presupposto che al momento si tratta di ipotesi, se la falsificazione dei documenti o qualsiasi altra attività illecita ha permesso di iscriversi al campionato, c’è la penalizzazione in classifica, la retrocessione fino all’esclusione dal torneo. Se invece le condotte illecite non sono state determinanti, è prevista l’ammenda e l’inibizione dei dirigenti». Più cauto rispetto a Mattia Grassani. Quest’ultimo è stato erroneamente indicato come il legale del Napoli. Grassani è invece un consulente esterno di più società.

Ad ogni modo, viste e considerate le tante intercettazioni, dai contenuti inequivocabili, che stanno emergendo, è d’uopo mettere Andrea Agnelli sotto la lente di ingrandimento. Chi di dovere sta svolgendo il suo lavoro. Da osservatori della realtà non possiamo certo sparare sentenze nei confronti della Juve. Né di stampo giustizialista né di assoluzione a priori.

La condotta degli ex dirigenti, in primis il presidente, è invece inequivocabile. I capi di accusa nei confronti degli indagati non sono pochi. Plusvalenze artificiali per 155 milioni di euro, informazioni errate sugli stipendi e comunicazione di perdite di esercizio inferiori a quelle reali. La procura parla inoltre di giri di denaro in nero, dichiarazioni fraudolente con utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, false comunicazioni sociali, manipolazione del mercato, ostacolo alle autorità di vigilanza.

Tanti capi di imputazione per 13 dirigenti tra cui Agnelli, Nedved e Arrivabene. Vero che il calcio italiano è economicamente insostenibile con questo sistema. Vero che la pandemia ha inciso. Vero che i dirigenti volevano regalare il sogno Champions acquistando il numero 1 al mondo all’epoca (al pari di Messi).

Il problema è che Agnelli e gli altri dirigenti hanno messo la Juve nei guai. Impossibile affermare adesso quali saranno gli esiti del processo penale. Le irregolarità emergono tuttavia palesi. Presto per esprimersi su un’eventuale penalizzazione. Sia economica che in termini di punti. Tantomeno parlare di “rischio di retrocessione”. Eppure questa dirigenza ha tradito i tifosi e il calcio.

Subentrate cause di forza maggiore, perché non aver appianato i conti con delle cessioni? Si credeva che nessuno se ne accorgesse? Adesso Agnelli è stato esposto al pubblico ludibrio. Hanno trattato la Juve come un giocattolino. Le conseguenze le pagheranno loro dirigenti, ma il calcio e i tifosi ne escono nuovamente danneggiati.