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Il derby in chiave partenopea tra Lozano e Zielinski s’è concluso con uno scialbo pareggio. Un nulla di fatto, però, che mantiene intatte le speranze in ottica qualificazione per entrambi. Complice pure l’inatteso passo falso dell’Argentina, clamorosamente sconfitta dall’Arabia Saudita, la questione del ruolo che potranno avere Messico e Polonia nel Gruppo C dovrà necessariamente essere rimandata a questo pomeriggio, quando è calendarizzata la seconda giornata.

Due i possibili scenari, che vedono l’Albiceleste al centro di una matassa ingarbugliata, tutta da dipanare: risalire la china, oppure affondare inesorabilmente. In questo scenario da tragedia greca per una delle favorite alla conquista della Finale, diventa cruciale proprio la sfida col Messico. Qualora non arrivasse la vittoria, il passaggio agli Ottavi sarebbe davvero appeso a un filo.

Sullo sfondo, aleggia una statistica inquietante per gli avversari, rimasti a secco nelle ultime tre partite giocate ai Mondiali.

Troppo isolato El Chucky

Appare sin troppo evidente che il problema principale dei messicani sia là davanti. La mancanza di un attaccante di spessore, infatti, pesa come un macigno sulla evidente sterilità offensiva degli uomini del “Tata” Martino. Contro la Polonia, Henry Martín l’ha beccata praticamente mai, vagando come un’anima in pena negli ultimi sedici metri. Un vero peccato, perchè Hirving Lozano, invece, ha dato l’impressione di essere assai ispirato.

Al netto di quella tradizionale indole ben poco associativa, che lo spinge a puntare costantemente il dirimpettaio, costringendolo a scomode corse all’indietro, El Chucky ha comunque inciso tantissimo sulla fase di possesso. Ricevendo con i piedi sulla linea, per garantire l’ampiezza. Oppure lanciato nello spazio, in profondità. Nello stretto, tiene palla, nascondendola ai polacchi. Facendo letteralmente impazzire il terzino della Sampdoria, Bereszyński.

lozano messico

Insomma, con un esterno così vivace, sarebbe un peccato se i messicani dovessero pagare oltre il dovuto l’ostinazione del loro allenatore. Che non ha voluto assolutamente prendere in considerazione l’ipotesi di convocare il 34enne Hernández. In effetti, un centravanti di grande esperienza e indiscutibile spessore internazionale poteva fare comodo. Specialmente considerando i numeri del Chicharito nella Major League Soccer: 11 gol nelle ultime 12 partite giocate. Un ruolino di marcia che ha portato il bilancio finale della sua stagione in maglia Los Angeles Galaxy a 19 reti in 39 presenze complessive.

Netta la sensazione che il selezionatore de El Tricolor abbia voluto preservare l’integrità del gruppo da ingerenze di carattere extracalcistico. Nessuno si espone direttamente, ma l’ostracismo sarebbe legato allo scandalo che tre anni fa coinvolse Hernández. Pesa come un macigno, quindi, l’invito con annesso festino in ritiro, rivolto ad una coppia di prostitute, a cavallo delle partite con Stati Uniti e Argentina, disputate negli USA. Una leggerezza che procurò non pochi problemi familiari ad alcuni compagni, coinvolti nella serata trasgressiva.

Ochoa eroe della patria

A proposito di gruppo. Contro la Polonia, Guillermo Ochoa s’è calato nel ruolo di salvatore della patria, respingendo il rigore calciato da Robert Lewandowski. Una parata salvifica, che ha inchiodato il risultato sullo 0-0.

Una sorta di immortale, l’insuperabile portiere messicano sbucato praticamente dal nulla. In passato accostato anche al Napoli, prima che gli azzurri optassero per Ospina.

Ochoa compare sulla scena ogni quattro anni, con lo sguardo concentrato e la tipica bandana a tenergli sù i capelli folti e ricci. Una pettinatura a metà tra Bruno Lauzi e Diego Abatantuono, nei panni di Donato Cavallo, quando interpretava il Ras della Fossa, in “Eccezzziunale… veramente”.

E dopo ogni Mondiale, come se fosse prigioniero di una strana maledizione, torna nuovamente nel dimenticatoio. Almeno momentaneamente obbligato ad accontentarsi di contratti con squadre di seconda fascia (o peggio…) francesi, spagnole e belghe.

Messico potenziale outsider

In definitiva, il Messico ha ciò che serve per costringere l’Argentina a giocarsela, mettendole i bastoni tra le ruote. Lozano e Ochoa, protagonisti a sorpresa del primo turno di gare, intendono dunque confermarsi, ribaltare il destino di un girone in teoria facilmente gestibile da Messi e soci. Che nell’immaginazione di tifosi e addetti ai lavori sembrava potesse avere un pronostico scontato.

Mentre adesso i messicani hanno il coraggio di sognare, realizzando magari qualcosa di storico.