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Il segreto del devastante avvio del Napoli forse è proprio nel saper rendere la concorrenza tra i giocatori al suo interno una forza per tirare fuori il massimo. La pensa così anche Elmas che, al termine della gara vinta dai partenopei contro l’Udinese, impreziosita da un suo gol e da un’ottima prestazione ha parlato ai microfoni di DAZN. La sostanza? Avere un certo Kvaratskhelia non è un danno, tutt’altro: è un motore per dare il 120% quando viene chiamato in causa.

Segno di personalità e sicurezza nei propri mezzi, ma anche di un gruppo che non vive di invidie, composto da ragazzi capaci di concorrere tra loro per il bene del collettivo. E’ successo con Simeone e Raspadori durante l’assenza di Osimhen che poi ha risposto alla grande, ma anche con Ndombele quando si è trovato a sostituire il miglior Anguissa di sempre, con il ballottaggio continuo tra Mario Rui e Olivera sulla fascia sinistra, che ha portato benefici ad entrambi. Anche chi ha sostituito Rrahmani ha esaltato sia Ostigaard che Juan Jesus, passato da rottame recuperato a difensore di sicuro affidamento.

Le parole di Elmas al termine di Napoli-Udinese

Elmas non ha nascosto che l’infortunio di Kvaratskhelia sia stato un’opportunità per lui di mettersi in mostra dopo aver visto spesso dalla panchina l’esplosione del georgiano:

È bello quando c’è concorrenzaspero che faremo meglio per noi e per i nostri tifosi. Credo che questo possa far bene sia a noi che al club“.

Il macedone si è poi soffermato sul suo gol:

Com’è nato il mio gol? Ho visto Anguissa con la palla e speravo me la passasse. Ho fatto una finta ed ho trovato la rete. Sono andato sotto la curva perché volevo esultare con i tifosi. Una giocata alla Kvaratskhelia? È stata importante, le provavo già da piccolo. Alcune volte è difficile da tentarle per la posizione in campo. Anche Kvara le fa e sono felice per lui e per me”.

Anno d’oro per il Napoli, che forse ha peccato di superbia per la prima volta permettendo ad un Udinese tutt’altro che rassegnata di tornare in partita, ma lo spessore della rosa passa attraverso l’ambizione dei singoli e nella loro capacità di sapersi trovare pronti in ogni contesto: che sia un minuto per perdere tempo o un’intera partita per sostituire un compagno. Un bel gruppo insomma, magistralmente orchestrato da Spalletti.

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