L’urna di Champions League ha regalato il Porto all’Inter di Simone Inzaghi. I lusitani hanno vinto un girone che comprendeva anche Atletico Madrid, Bruges e Bayer Leverkusen. Una squadra che ha meno nome e meno campioni rispetto al Liverpool, ma è scafata e sa ruotare al meglio in un mare infestato di squali come quello della Champions.

I Dragões sono stati particolarmente abili a mantenersi competitivi nonostante le continue cessioni. Lo scorso anno il Porto è stato fatale al Milan lo scorso anno nel girone di Champions, eliminando la Lazio in Europa League. Rispetto allo scorso anno gli uomini di Sérgio Conceição hanno perso qualcosa in termini di talento. A gennaio hanno ceduto Luis Diaz, in estate Vitinha, ma resta una squadra che gira alla grande.

L’Inter ha fatto decisamente bene in Europa finora, molto più che in campionato. Servirà un’Inter sempre sul pezzo, pronta a gestire al meglio tutte le fasi di gara, evitando cali di concentrazione. I lusitani sono particolarmente abili in tal senso. Squadra tosta e concentrata, riesce a tirare fuori il meglio di sé in situazioni di grande sofferenza. Quando sembra destinata al colpo del ko, la compagine di Sérgio Conceição riesce a dare la zampata giusta.

Pericoloso è anche l’esterno Galeno, ex Braga e nel mirino del Napoli qualche anno fa. Il luso-brasiliano è particolarmente abile nell’uno contro uno e sta sempre più calandosi nella parte di Luis Diaz. Altro luso-brasiliano di grande spessore è l’evergreen Pepe, che giocherà la gara di ritorno da 40enne (compirà gli anni il 26 febbraio). Al suo fianco potrebbe giocare David Carmo, altro ex Braga, gigante di quasi 2 metri. Insomma, una coppia in grado di fare a sportellate con Lukaku e/o Dzeko. Possibile tuttavia la presenza di Cardoso, altro centrale dotato di grande forza fisica.

La fascia sinistra difensiva sarà presidiata dal motorino nigeriano Zaidu Sanusi, mentre a destra potrebbe giocare Wilson Manafá, calciatore che ha fatto una gran gavetta prima di approdare al Porto nel 2019. Possibile anche la presenza del tuttofare Pepê, brasiliano ex Gremio, in grado di ricoprire anche ruoli più offensivi.

Nonostante i vari addii, il centrocampo resta il fiore all’occhiello del gioco di Sérgio Conceição. L’esperto Uribe è bravo a tamponare e rilanciare l’azione. Otávio, un altro luso-brasiliano, è deputato a dare fosforo e geometrie al reparto nevralgico. Vero e proprio mediano è invece Stephen Eustáquio. Il ragazzo è nato in Canada e gioca nella nazionale nordamericana, ma è calcisticamente portoghese. Aggressivo e tignoso, non ha paura di nessun contrasto. Il punto debole? Talvolta eccede. Almeno un’ammonizione nel doppio confronto non è nemmeno quotata. Ricordiamo che il tecnico varia in maniera disinvolta tra 4-3-3 e 4-4-2, con Otávio pronto ad allargarsi o accentrarsi a seconda delle esigenze.

Oltre al già citato Galeno e al bomber Taremi (implacabile in ogni competizione), il reparto offensivo è completato da Evanilson, attaccante brasiliano multitasking, bravo a svolgere il lavoro sulla fascia ma anche a finalizzare, giocando in posizione centrale.

La stella più fulgida è il portiere Diogo Costa, coetaneo di Donnarumma e potenziale erede di Neuer al Bayern. Probabile titolare nel Portogallo ai Mondiali, Costa impressiona per qualità tecniche e per la bravura nel neutralizzare i tiri dal dischetto. Nonostante la giovane età, è dotato della giusta esperienza per poter incidere.

Punti deboli? Il centrocampo ha perso qualità, mentre la difesa è un po’ lenta. Il punto è che una squadra così esperta riesce a sopperire a queste problematiche, chiudendo le linee e mettendola costantemente sul piano della battaglia.

Percentuali passaggio turno: 50%-50%