Ecco le Pagelle Giallorosse di Roma-Lazio, gara vinta dai biancocelesti a causa dell’ennesima topica di Ibanez in un derby.

RUI PATRICIO 6 – PLASTICO: Sul gol ha ben poche colpe, salva la Roma dal possibile 2-0 su un mancino (abbastanza centrale) di Felipe Anderson. Fa scoppiare una rissa d’altri tempi per una spinta a Radu, ed è la cosa migliore della sua partita.

KARSDORP 5 – FA RIMPIANGERE ANNONI: L’anno scorso è stato spesso il terzino di spinta che aggrediva la fascia e costringeva l’avversario a difendere. Nel derby ripete, su Zaccagni, la partita che ha fatto Kvaratskhelia limitandosi a marcare l’avversario, cosa che non sa fare. Condizione fisica carente. Mourinho lo toglie a metà partita.

MANCINI 5.5 – CONDIZIONATO: Il giallo immediato lo condiziona, Orsato gli toglie immediatamente la sua licenza di uccidere e perde quota. Senza infamia e senza lode, viene sostituito quando (come al solito) serve attaccare alla garibaldina per recuperare l’ennesima partita.

IBANEZ 4 – RECIDIVO: Come si dice a Roma “la prima si perdona, la seconda si bastona”… figuriamoci la terza volta che Ibanez regala un derby. Il gol che decide la partita è un compendio dei suoi limiti in fase di impostazione: un errore sanguinoso che incide in maniera totale nonostante si riprenda quasi subito.

SMALLING 6 – SCOGLIO CONTRO MAREA: Il modo in cui si mette in tasca Romero nel finale di gara fa capire che questo Smalling sta veramente bene. Tiene a galla la difesa da solo facendo toccare ben pochi palloni a chiunque gli si presenti davanti: l’unico ad approcciare (anche mentalmente) bene un partita così delicata.

ZALEWSKI 6 – FLORENZIZZATO: All’inizio la sua connessione con Pellegrini sembra essere il lato forte dell’attacco giallorosso, ma a Nico manca la progressione palla al piede dei tempi migliori. Nasce trequartista, ha visione, vede la porta: è un delitto riportarlo così grande riportarlo al suo ruolo naturale quando serve la giocata e si spacca Pellegrini?

PELLEGRINI 5.5 – ROTTO: Rotto dall’inizio (il problema al flessore aleggia da oltre una settimana), ce la mette tutta ma non ha la forza che serve per non essere fagocitato dal centrocampo laziale e, conoscendolo, se esce per infortunio vuol dire che era veramente arrivato alla canna del gas.

CAMARA 5.5 – QUALITA’ DOVE SEI?: La voglia, il dinamismo, l’aggressione sono le sue caratteristiche principali, a costo di girare spesso a vuoto alla ricerca della preda. Il problema è che con la palla tra i piedi è spesso elementare, a volte anche dannoso.

CRISTANTE 5 – MONODIMENSIONALE: Dovrebbe essere il metronomo d’esperienza che garantisce equilibrio, cosa che gli riesce anche discretamente nonostante la pressione alta esercitata nel primo tempo non sia nelle sue caratteristiche. Si perde completamente in fase d’impostazione con una serie di lanci che farebbero rabbrividire anche in una partita di Promozione. Il rovescio della medaglia di un giocatore che a volte riesce, a volte meno, a mascherare i suoi limiti tecnici.

ZANIOLO 5.5 – GUARDATO A VISTA: Se avesse giocato meno bene con l’Helsinki, Sarri non gli avrebbe dedicato una doppia marcatura dalla quale non riesce a divincolarsi se non a sprazzi. Non gli viene concessa la progressione e sbatte sul muro eretto dalla Lazio. Nonostante questo riesce a colpire una traversa che lo manda in doppia cifra nel computo dei legni colpiti quest’anno, il migliore in Serie A in questa sfigatissima statistica.

ABRAHAM 5 – EVANESCENTE: Stessa situazione di Zaniolo con la differenza che l’inglese neanche ci prova a fare a sportellate o a cercarsi una posizione che lo liberi dalla morsa di Casale e Romagnoli. Già frustrato dal periodo, sparisce ben presto dai radar. Sarà per l’ennesima prossima volta?

CELIK 6 – PULITO: Senza infamia e senza lode sia quando sostituisce Mancini nella difesa a tre, sia quando la Roma passa a quattro e da esterno deve mettere dentro cross a ripetizione. Il problema è che non ce n’è uno che sia pericoloso.

VOLPATO 5.5 – EMOZIONATO: Il talentino questa volta è emozionato e si vede. Qualche spunto vivace ma anche qualche giocata fine a se stessa e qualche individualismo di troppo. Non “rompe” la partita come avvenuto a Verona e con l’Helsinki, ma pretendere che un 2003 entri e scardini la partita con continuità è anche eccessivo.

EL SHAARAWY 5.5 – PORTA DOVE SEI: Se lo fai entrare per attaccare, non puoi tenerlo a 50 metri dalla porta a farsi la fascia. A fine partita Mourinho ha detto che è mancata la qualità della giocata. Ecco: il Faraone, messo un po’ più vicino alla partita ha ampiamente dimostrato di saperlo fare.

BELOTTI 5 – SPUNTATO: Arriverà il giorno che, entrando dalla panchina, Belotti non tanto a segnare ma quantomeno ad incidere? Sportellate, ennesimo sopracciglio spaccato, cuore grande ma una punta DEVE segnare o quantomeno creare difficoltà alla difesa, altrimenti è un uomo regalato agli avversari.

MATIC 5.5 – ORDINARIO: Entra per dare lucidità all’assedio come avvenuto con successo a Verona ma questa volta anche lui si perde nella confusione tattica finale dei giallorossi.

MOURINHO 5 – CONFUSIONARIO: Perde giocando come Sarri e la Lazio la vince giocando come lui. Va sotto e questa volta non la risolve con la solita tattica del “tutti avanti” perché il tecnico biancoceleste capisce anche questo. Nell’intervento a fine gara si lamenta dell’assenza di Dybala come se mancasse da ieri e giustifica la sconfitta con l’assenza di giocatori che trovino la “luce della giocata”. La realtà è che in fatto di gioco espresso la Roma latita da tempo e questo non può dipendere dalle assenze, nonostante la gara sia stata decisa da un episodio. La Roma è prevedibile e quando trova tecnici che sanno il fatto loro, Spalletti prima e Sarri poi, viene neutralizzata troppo facilmente.

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