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La Lazio di Sarri sta andando con il vento in poppa in campionato. I biancocelesti hanno raggiunto l’Atalanta al terzo posto in classifica dopo aver battuto proprio gli Orobici per 2-0 a domicilio.

Dopo la sconfitta casalinga contro il Napoli i biancocelesti hanno vinto 5 gare di campionato su 6. Il pareggio contro l’Udinese è arrivato in una gara in cui si è infortunato Ciro Immobile. In troppi hanno prematuramente recitato il de profundis della Lazio. Ieri, dopo una prestazione di grande personalità a Bergamo, le Aquile hanno smentito clamorosamente certi pronostici.

La concorrenza per la Champions resta agguerrita. I soldi investiti da altri club, soprattutto in termini di ingaggi, sono decisamente più elevati, ma l’undici biancoceleste è competitivo. Una competitività garantita in primis da un’eccellenza tattica come quella di Maurizio Sarri. Il tecnico tosco-napoletano è un maestro di calcio. Un maestro nel vero senso della parola. Non come improbabili allenatori che collezionano esoneri su esoneri.

Lo scorso anno la Lazio, rivoluzionata, è arrivata al quinto posto, mettendosi dietro, tra le altre, Roma e Atalanta. Dopo l’anno sabbatico, Maurizio Sarri ha quindi scelto una panchina in Italia. Una squadra meno ambiziosa di Chelsea o Juve, ma in un contesto in cui avrebbe potuto insegnare calcio. La “rivoluzione” non è stata rapida, ma da quest’anno si sta vedendo il vero sarrismo. Il tutto fermo restando alcuni inciampi, soprattutto in Europa League. Poi se i biancocelesti faranno all-in sul campionato, il discorso potrà cambiare…

Sarri è un tecnico che non ha mai goduto della considerazione della critica mainstream. Sia lui che Allegri hanno allenato la Juve. Ben diverso il trattamento riservato al livornese, almeno nella sua prima avventura bianconera. Nonostante lo spessore culturale di ben altro universo, e la conseguente padronanza dell’italiano di ben altra caratura, Allegri viene definito un grande comunicatore e Sarri no. Semplicemente quest’ultimo va contro certi canoni mainstream. E si leggono commenti deliranti.

Fatto sta che Sarri è l’ultimo tecnico ad aver vinto uno scudetto con la Juve. Ha superato gli 80 punti con il Napoli per tre anni consecutivi, sfiorando uno scudetto. Ha vinto un’Europa League con il Chelsea, mettendo le basi per il successo in Champions due stagioni dopo, quando i Blues hanno fatto un passo indietro dopo la scellerata scelta Lampard.

Maurizio Sarri è un tecnico genuino e ruspante, ma ha uno stile di comunicazione maggiormente fondato sullo spessore culturale che sulla caciara. Le gaffe non sono mancate, ma bisogna soppesarle con gli interventi geniali. Geniale come le sue soluzioni in campo. Manca Immobile? Giocano i piccoletti e vanno a segno. Prima Zaccagni con uno splendido inserimento su assist di Pedro. Poi Felipe Anderson nella ripresa con un bel tiro piazzato.

L’Atalanta non ha avuto punti di riferimento. I centrocampisti si sono inseriti con i tempi giusti nell’area avversaria. E non è la prima gara in cui i biancocelesti mettono in campo un numero importante di soluzioni. La sua capacità di far migliorare i giocatori è impressionante. Il singolo non deve prevaricare il collettivo. Mentalità sacchiana, che dà i suoi frutti.

A Torino, sponda Juve, Maurizio Sarri è stato attaccato da più fronti. In tanti, troppi, rimpiangevano Allegri, non capendo che era finito un ciclo. E bisogna ammettere, con onestà intellettuale, che dal 2014 al 2019, il tecnico ex Milan e Cagliari ha fatto decisamente bene alla guida dei bianconeri. il gruppo non era però quello di prima, fermo restando la presenza di CR7.

Un gruppo che mal si sposava con i metodi del tecnico di Figline. Un allenatore, come riferito, che mette al primo posto il collettivo. Sarri avrebbe definito quella Juve “inallenabile”. Dichiarazioni smentite dallo stesso tecnico. Eppure il discorso sarebbe stato calzante. Il tecnico è stato oggettivamente boicottato. In pochi hanno dimostrato quell’abnegazione e dedizione alla causa.

L’eliminazione in Champions, contro una squadra che ha poi buttato fuori il City di Guardiola, è giunta in maniera fortuita. Sia all’andata che al ritorno i bianconeri hanno avuto palesi sfavori arbitrali. Un’eliminazione decisamente meno ignominiosa rispetto a quelle patite nei due anni successivi. Al 99% tre anni successivi.

Fatto sta che sarebbe stata tutt’altra storia se la società avesse preferito il tecnico ai giocatori. Non sarebbe stata né la prima né l’ultima volta che un presidente avesse optato per una sorta di “epurazione” di più calciatori in rosa a vantaggio del tecnico. I fatti stanno dando ragione a Sarri. Un uomo dai modi magari discutibili, ma dotato di competenze incontrovertibili. E certi commenti deliranti che mettevano in discussione le abilità del tecnico suonano sempre più ridicoli…