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Nell’odierno contesto moderno, caratterizzato da calciatori che percepiscono ingaggi abnormi, sono finiti gli anni in cui George Best o Stanley Matthews passavano l’estate a giocare per squadre in Sud Africa o altri posti esotici. Sono finiti poi gli anni in cui i campionati di calcio più piccoli potevano attirare le superstar a un prezzo ragionevole.

C’è stato un tempo in cui la Lega d’Irlanda riusciva ad attrarre calciatori del calibro di Gordon Banks, Dixie Dean e persino Sir Bobby Charlton. Molti appassionati di calcio conoscono le storie di Pelé, Beckenbauer e Chinaglia, che militarono nei New York Cosmos, di Gerd Müller che militò per i Fort Lauderdale o Eusébio che si esibì per i favolosi Boston Minutemen. Eppure in pochi conoscono le storie delle “stelle erranti” che hanno militato nella vicina Irlanda.

Nonostante abbia disputato 606 partite per il suo club e 106 volte per la nazionale inglese, Charlton ha detto addio al suo amato Manchester United nel 1973. Dopo aver vinto i Mondiali, gli Europei e diversi campionati e coppe nazionali nel corso di 20 anni con il club, quasi tutti lo perdonarono per aver appeso gli scarpini al chiodo all’improvviso. Come tanti altri della sua generazione, tuttavia, Charlton decise di continuare a giocare.

Nel 1974 Charlton si trasferì al Preston North End. Assieme all’ex compagno di squadra Nobby Stiles, si divise il ruolo di allenatore-calciatore. Eppure non fu una grande avventura. La prima stagione in carica di Charlton vide il club del Lancashire retrocesso in terza divisione. La stagione successiva non andò meglio. Bobby litigò con la dirigenza per dissidi sul mercato. I rapporti con i suoi datori di lavoro divennero così freddi che alla fine Charlton abbandonò la squadra. La sua prima avventura da tecnico era stata un flop. Molti si interrogarono sulla sua capacità di allenare una squadra.

All’inizio del 1976, due anni prima che Pelé accettasse la corte dei New York Cosmos, Charlton si trasferì in un campionato di calcio in via di sviluppo alla ricerca di superstar. Non si trattava della North American Soccer League, né di un’esotica lega europea, ma piuttosto di un posto un po’ più vicino a casa: il campionato irlandese. Charlton accettò la corte del Waterford United.

L’arrivo di Charlton a Waterford fu annunciato dopo la sconfitta per 2-1 della squadra contro il Limerick City l’11 gennaio 1976. Il match fu pessimo e il morale dei tifosi fu sollevato con l’incredulità della notizia che un ex vincitore della Coppa del Mondo avrebbe presto giocato in Irlanda. Tutti si domandarono per quanto tempo avrebbe militato nel campionato irlandese.

Ai tempi del Waterford l’asso inglese aveva 39 anni, ma sembrava più vecchio

Joseph Delaney, il presidente di Waterford incaricato del trasferimento, rivelò che la durata del contratto del Charlton dipendeva dalla risposta del pubblico del Waterford e dall’indotto economico che avrebbe portato. Pertanto, l’arrivo di Charlton non fu solo una grande notizia per il Waterford, ma per l’intera lega.

Nel giorno del debutto dell’ex fuoriclasse dello United, gli incassi al Waterford’s Kilcohan Park furono di ben 1.900 sterline. In pratica più del doppio rispetto a un incasso medio. Eppure molto meno rispetto alle 5.000 sterline che George Best fece incassare al Cork Celtic al suo debutto. C’era però una differenza importante tra i loro debutti. Charlton aveva disputato un grande match, mentre Best aveva fallito. Sfatando ogni dubbio sulla sua abilità, Charlton si rese protagonista di una prestazione straordinaria alla sua prima uscita nel campionato irlandese.

Sir Bobby mise lo zampino in tutti e tre gol del Waterford, contribuendo al 3-2 finale. Le pagine sportive ne celebrarono la prestazione Un giornale locale scrisse: “Charlton mette la ciliegina sulla prestazione del Waterford”.

Alla seconda partita, contro il Finn Harp, il tecnico John McSeveney dichiarò ai giornalisti che Charlton avrebbe fatto sfondare il record di incasso. Non ci riuscì solo a causa della neve. Eppure i 6000 tifosi accorsi non rimasero delusi. Charlton segnò anche un gol e portò un’altra vittoria. Nonostante fosse vicino ai 40 anni, era decisamente messo meglio atleticamente rispetto a compagni e avversari.

L’addio si consumò praticamente subito, in quanto l’accordo per il compenso era insostenibile per il piccolo club irlandese. Per fare le trasferte il Waterford chiese ai club ospitanti di elargire una parte dell’incasso, data la presenza di Charlton. Questi ultimi si rifiutarono. Ciò mise il Waterford in una situazione difficile, visto che aveva promesso a Charlton una percentuale degli incassi per ogni partita, sia in casa che in trasferta. La prima squadra a rifiutarsi fu il Bohemien, e da lì si accodarono tutte le altre.

Alla fine di febbraio, Charlton disputò la sua ultima gara per il Waterford United, in una partita di coppa contro i Finn Harps al Ballybofey. L’inglese fu ancora una volta il migliore in campo, anche se la sua squadra perse 3-0.

Dopo tre partite di campionato e una partita di coppa, Charlton tornò in Inghilterra dove, dopo una breve esperienza nella dirigenza del Wigan Athletic, fu infine nominato nel consiglio di amministrazione del Manchester United. Il campione del mondo 1966 figura ancora nei quadri dirigenziali dei Red Devils.

Charlton disputò appena una manciata di partite nel campionato irlandese, ma ciò è bastato per lasciare un ricordo indelebile tra i tifosi.

Nel 1978, Charlton rimise gli scarpini per accettare la corte del Newcastle KB United, squadra di National Soccer League, all’epoca la prima serie australiana. Sir Bobby aveva realizzato un tour nella nazione oceanica nel 1967. Lo United giocò varie partite contro club australiani nel mese di giugno. Charlton rimase molto impressionato dall’organizzazione nel Paese e, a carriera oramai terminata, decisa di tornarvi da giocatore.

Charlton è il primo da sinistra della seconda fila

Nel 1980, a 42 anni di età, tornò ancora una volta in Australia. Charlton disputò 3 partite per i Perth Azzurri, nelle Night Series. In quelle tre partite fece naturalmente la differenza e lavorò anche fuori dal campo per la promozione del calcio in Australia.

La prima partita degli Azzurri di Perth, portò una buona cornice di pubblico, nel match contro il East Fremantle Tricolore. Nella seconda, contro il Gosnells, accorsero ben 5000 tifosi a vedere Charlton, che tra l’altro segnò il gol decisivo. In una lega serale, dove militavano squadre senza veri e propri stadi, l’afflusso di pubblico era notevole.

Nell’ultima partita con i Perth Azzurri, giocata contro il Kingsway Olympic, Charlton prese palla a centrocampo e dribblò tutti, segnando un gol dei suoi. La realizzazione mandò il pubblico in visibilio.

Per chi ha visto dal vivo questa leggenda del calcio inglese, il suo crepuscolo con questi piccoli club è stato semplicemente magico e, nei ricordi dei tifosi, rimarrà sempre indelebile. D’altronde, come ha dichiarato l’amico ed ex allenatore Sir Matt Busby: «Non è mai esistito un calciatore più popolare. Era così vicino alla perfezione, come uomo e come giocatore, che fare di più sarebbe stato impossibile».