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Alessandro Nesta è uno di quei personaggi mai banali che se c’è da esprimere un’opinione difficilmente tende a fare zero a zero. L’iconico numero 13 di Lazio e Milan sa bene cosa voglia dire un trasferimento tra due club importanti e sa quello che avrebbe potuto dire ai tifosi laziali per giustificare la sua partenza che, unita a quella di Crespo, di fatto ha salvato la Lazio di Cragnotti dalla bancarotta nella convulsa estate del 2003.

Il capitano dei biancocelesti fu scaraventato a Milano durante l’ultimo giorno di mercato e accettò controvoglia, quasi incredulo, il trasferimento al Milan mentre il compagno con cui si era allenato la mattina a Formello, Hernan Crespo, firmava con l’Inter a pochi metri di distanza. All’epoca non tutti i tifosi capirono cosa ci fosse dietro l’addio della loro bandiera, del loro capitano, del giocatore simbolo che contrastava degnamente, nei cuori divisi della Capitale, la figura di Francesco Totti.

Nesta scelse il silenzio, di allargare le spalle e farsi piovere addosso qualche critica di troppo da parte di una piazza ferita pur di non mettere in difficoltà chi cercava in tutti i modi di traghettare la Lazio in un momento così delicato. Il bene della Lazio di cui era anche azionista, nonostante una cessione difficile da metabolizzare, veniva oltre il senso di tradimento di un giocatore che trascendeva quello che faceva in campo con i colori biancocelesti e che era simbolo di lazialità a tutti gli effetti.

nesta de ligt lazio

Le parole di Nesta su De Ligt

Chi dunque meglio di lui ha i gradi per parlare di un trasferimento come quello di De Ligt dalla Juventus al Bayern Monaco? Forse nessuno nella storia del calcio. Il suo giudizio sul comportamento dell’olandese una volta arrivato a Monaco, sulle critiche alla Vecchia Signora, sullo sputare nel piatto in cui si è mangiato è praticamente definitivo:

“Io certe dichiarazioni al posto di De Ligt non le avrei fatte. Ti hanno pagato 70 milioni, ti hanno voluto a tutti i costi, sei stato infortunato per tanto tempo. Vai al Bayern Monaco? Bene, vai e basta”.

Caro Alessandro, il calcio è cambiato, ma la classe in campo è fuori è una dote che non tutti hanno. Che tu non avresti fatto dichiarazione come quelle di De Ligt non è un ipotesi, ma una certezza che la tua storia da calciatore, e quell’estate del 2002, può testimoniare.

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