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Frank Rijkaard, uno dei più grandi centrocampisti di sempre, nasce ad Amsterdam il 30 settembre 1962. Come noto, l’olandese è grandissimo protagonista per ben un lustro nella nostra Serie A. Assieme agli altri due olandesi del Milan, monopolizza la classifica del “Periodo d’Oro”, pur non vincendolo mai.
Uscito dal leggendario vivaio dell’Ajax, con cui debutta nel 1980 ad appena 17 anni, conquista tre campionati olandesi, altrettante Coppe Nazionali e la Coppa delle Coppe ’87 con la maglia dei Lancieri. Dopo un alterco con Johan Cruyff, Rijkaard passa allo Sporting. Per questioni di tesseramento non riesce a esordire con la squadra di Lisbona, quindi viene prestato al Real Saragozza. Passa al Milan nell’estate ’88, ricongiungendosi con Ruud Gullit e il vecchio compagno all’Ajax, Marco van Basten. I tre formano quindi il celebre “Trio dei tulipani”.

“Silvio Berlusconi non lo voleva e invece lui fu un giocatore grandioso. I tifosi dello Sporting avevano sfondato la porta e picchiato i dirigenti quando seppero che il club voleva venderlo. Adriano Galliani ed Ariedo Braida dovettero nascondere il contratto nelle mutande…” (Arrigo Sacchi)

Al momento del suo approdo al Milan, vanta già 30 presenze con la nazionale olandese. Con la selezione Oranje debutta nel settembre 1981 e vince il titolo europeo nel 1988. Un titolo che reca il ricordo indelebile del gol impossibile di Marco Van Basten a Dasaev. In rossonero, Rijkaard si conferma un calciatore universale e straordinario. Riesce a ricoprire tutti i ruoli del centrocampo, mentre con l’Olanda gioca anche in difesa.
In fase offensiva disdegna mai un contributo importante in zona gol. Grazie alle sue prestazioni, Rijkaard contribuisce al “tris” dei rossoneri, con le vittorie di Coppa Campioni, Super Coppa Europea e Coppa Intercontinentale nel biennio 1989-1990. Indimenticabile la rete decisiva nella finale di Coppa Campioni 1990 contro il Benfica a Vienna, così come la doppietta nel 3-0 contro l’Olimpia Asuncion in Coppa Intercontinentale).
Il trio degli olandesi
Dopo l’Europeo vinto nel 1988, l’Olanda colleziona due cocenti delusioni. Viene eliminata dalla Germania Ovest agli ottavi dei Mondiali di Italia ’90 e sconfitta ai rigori in semifinale agli Europei ’92.

Il 24 giugno 1990, nel girone dei mondiali giocati in Italia, si disputa una sorta di Derby della Madonnina nel bel mezzo di un nuovo capitolo nella battaglia tra olandesi e tedeschi, una classica europea. Rijkaard macchia la sua competizione con uno sputo a Voller, probabilmente a seguito di una simulazione del tedesco. La sua giustificazione è quantomeno sui generis:

Frank, perché mi hai sputato in testa?”, Rudy all’improvviso. I suoi occhi passano in un’istante dalla rabbia alla richiesta. Frankie risponde subito, con leggerezza. “Ma non lo so, facevo lo stronzo perché mi dicevano che il centrale si fa così e che con la Germania è meglio fare così, ai tifosi piace. A me non me ne fregava un cazzo. Soprattutto Koeman mi rompeva le palle con quella storia. Per lo sputo ho sbagliato, scusami, ma quella sera sembravi fortissimo, ho dovuto farlo”.

Alle delusioni in nazionale, fanno da contraltare le soddisfazioni per le vittorie degli Scudetti nel 1992 e ’93 sotto la guida di Fabio Capello. La sua carriera in Italia si conclude con la finale di Champions 1993, persa contro il Marsiglia.
A seguito della decisione di tornare all’Ajax per concludere la propria carriera, Rijkaard aggiunge al proprio Palmares altri due titoli di Eredivisie nel 1994 e 1995. Termina la sua esperienza con la nazionale olandese, partecipando ai Mondiali 1994. Conclude con all’attivo 73 presenze, condite da 10 gol.
Termina la sua carriera da calciatore a soli 33 anni, nel 1995, non senza conquistare la sua terza Coppa Campioni. Ancora una volta a Vienna, con uno struggente amarcord, visto che l’avversario è il Milan. In carriera totalizza 548 partite totali con 96 reti.
La sua carriera da allenatore è quantomeno bizzarra. Salito alla ribalta per aver aver guidato i primi passi di Leo Messi in prima squadra, Rijkaard è l’allenatore che vince la Champions con il Barcellona di Ronaldinho nel 2006. Miguel Muñoz, Giovanni Trapattoni, Johan Cruijff e Carlo Ancelotti, a vincere la Coppa dei Campioni / Champions League sia da calciatore sia da allenatore.
La sua sfera privata prende dei risvolti giunti alla ribalta pubblica, che incidono inevitabilmente sulla sua sfera sportiva. Successivamente, la carriera da allenatore della leggenda olandese evapora in una nuvola di anonimato.