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Al Napoli che rientra dalla sosta per le Nazionali il calendario riserva un avversario nient’affatto agevole: il Torino di Ivan Jurić che ha come punta di diamante Vlašić. Le prime sette giornate di Serie A, infatti, hanno certificano la bontà delle idee dell’allenatore croato. Che imposta la squadra con un baricentro alto. Grande attenzione, quindi, a pressing e duelli individuali.

In fase di possesso, invece, i granata si appoggiano molto sul tridente offensivo. E spesso le fortune negli ultimi trenta metri dipendono dal talento di Nikola Vlašić. Reduce da una stagione decisamente sottotono al West Ham, resta comunque un talento cristallino. Voglioso di rilanciarsi a grandissimi livelli proprio in Italia. In effetti, solamente un anno fa veniva considerato tra i migliori prospetti d’Europa. Circostanza che spinse gli Hammers a mettere sul piatto della bilancia ben 30 milioni di euro per convincerlo a lasciare il CSKA Mosca.

Qualità da predestinato

In Russia era arrivato nell’estate 2018, in prestito dall’Everton. Pagato 10 milioni di sterline dai Toffees, non era riuscito a confermare quanto di buono fatto agli esordi con l’Hajduk Spalato. Calcisticamente allevato per muoversi indifferentemente da mezzala o trequartista, dalle sue parti veniva considerato un vero predestinato. Al punto da vedersi assegnata la fascia di capitano a soli 18 anni: il più giovane nella storia del club.

In questo inizio di campionato, approfittando anche di un ritmo meno impegnativo rispetto alla Premier, l’impatto del trequartista croato nel gioco del Torino è stato sin troppo evidente. Pur avendo qualcosa da dimostrare ai suoi detrattori, che sottolineavano come in passato avesse avuto spesso passaggi a vuoto nel rendimento, frutto di una innata mancanza di continuità, all’ombra della Mole, Vlašić si sta prendendo la scena, palesato indubbie qualità tecniche. Associate a dinamismo e reattività.

Jurić-Vlašić binomio vincente

Insomma, se la traumatica esperienza inglese sembrava dovesse offuscarne l’ascesa, non è una ipotesi irrealistica immaginare che adesso sia destinato a un radioso futuro. Evidentemente ha tratto giovamento dalla cura Jurić. Del resto, sono entrambi nati nella stessa città. Ed hanno creato un legame speciale, che poi è alla base dell’eccellente stato di forma che sta attraversando il numero 16 in maglia granata.

L’allenatore l’ha obbligato a lavorare su ciò che doveva migliorare per diventare un offensive player completo, in grado di mettersi in proprio per segnare o fornire deliziose assistenze ai compagni. Così da renderlo decisivo sottoporta e nel momento della rifinitura. Nonchè spendibile in fase di non possesso, offrendo un discreto contributo pure sotto la linea della palla.

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