mihajlovic bologna

Dopo tre anni e mezzo l’ormai ex tecnico della squadra rossoblù Sinisa Mihajlovic esonerato due giorni fa sceglie le pagine della Gazzetta dello Sport per salutare Bologna ed i suoi tifosi, una lettera in cui si evince un amarezza per nulla velata da parte del tecnico serbo.

Un excursus sul suo passato, presente e futuro, spirito di autocritica nel momento più difficile nn solo della carriera ma soprattutto dal punto di vista umano ,la battaglia che da due anni lo fa lottare contro la leucemia da cui è uscito vincente.

I cicli sportivi nascono, si sviluppano, regalano soddisfazioni, a volte delusioni e poi inevitabilmente finiscono. Nulla è eterno. Ma stavolta il sapore che mi lascia il mio voltarmi indietro un’ultima volta è più triste.

Un uomo dispiaciuto, deluso da come è stato trattato dalla società soprattutto in un momento in cui sempre presente sia agli allenamenti che in campo solo tenendo sotto controllo il suo stato di salute ha avuto il polso della squadra “evidentemente avranno deciso già prima che cominciasse il campionato di sollevarmi dall’incarico”.

Un arrivederci perchè Bologna è una città magica, come la definisce l ‘ex tecnico felsineo.

L’ex giocatore di Lazio, Roma e Sampdoria non condivide l’esonero pur accettandolo come professionista.

Miglior piazzamento il decimo posto, due volte dodicesimo ed un tredicesimo, salvezza sempre raggiunta, calcio offensivo e lancio di giocatori.

Non dimenticherò mai le vostre processioni al santuario di San Luca per me, gli incoraggiamenti, i “forza Sinisa non mollare”quando mi incontravate per strada, a Casteldebole, allo stadio. E la mia emozione quando ho ricevuto la cittadinanza onoraria sentendomi un bolognese tra i bolognesi.

“Sono convinto di aver dato il massimo in questi tre anni e mezzo ,dopo tanti anni di permanenza in Italia e la sofferenza vissuta mi hanno addolcito ma non cambiato del tutto il mio carattere che pur smussando qualche angolo mi identifica come il serbo duro, schietto e brusco”.

Un Mihajlovic che non ha perso ovviamente la sua identità, il suo modo di essere, la sua sensibilità. Un esonero che poteva essere evitato o quantomeno attendere l’evolversi della stagione da poco iniziata.

Roma, Lazio, Inter e Sampdoria le squadre in cui ha militato da giocatore nel nostro campionato, sua migliore stagione in termini realizzativi considerando il ruolo di difensore e centrocampista è di 13 reti nella stagione 99-2000 quella in cui la Lazio di Eriksson vinse il suo secondo scudetto.