• Tempo di lettura:4Minuti

Fino a questo momento il Fair Play Finanziario applicato al calcio non è stato altro che un bluff più totale. Alzi la mano chi ci aveva capito qualcosa. In principio si trattava di “sostenibilità finanziaria”, un modus operandi per salvare il pallone dalle ingenti somme di denaro che si spendevano e spandevano in giro per l’Europa. Bene, se dopo la pandemia siamo arrivati a 7 miliardi di passivo, lo strumento, evidentemente, non ha dato gli effetti sperati. Giocatori che vengono stra pagati per rendere un quinto del loro valore e che tramite gli onerosi ingaggi e percentuali ai procuratori hanno inondato il calcio europeo di un deficit quasi irreparabile.

A fronte di questo, due giorni fa è intervenuta la UEFA, la mente di questo Financial Fair Play, che ha deciso di modificare tutto il sistema. A partire dal nome, “regolamento UEFA Licenze per Club e Sostenibilità Finanziaria”. Si tratta di un sistema molto più trasparente che riprende il famoso Salary Cap, attuato nella maniera più sostanziale possibile in NBA. Letteralmente si tratta del “tetto salariale o “tetto degli ingaggi”, volto a stabilire un limite alle somme di denaro che una società può spendere ogni stagione. Ecco, sicuramente questo non è il caso di squadre come PSG, City o United, pozzi senza fondi che vanno in rovina regalando denaro a destra e manca. Insomma, a questo concetto la UEFA ha voluto dire basta.

DI COSA TRATTA IL NUOVO FFP

A partire dal 1° giugno, l’organo esecutivo della UEFA attuerà una riforma, che avrà una durata triennale. Nel 2023/24 sarà ammessa una spesa del 90% del fatturato, nel 24/25 dell’80% e nel 25/26 del 70%, che sarà l’obiettivo finale appunto. Solvibilità, stabilità e controllo dei costi saranno il cuore pulsante di questo nuovo Fair Play, così da rimettere in piedi tutto un sistema pericolosamente traballante. L’idea cardine è quella di arrivare a far pagare puntualmente i debiti, a cui la maggior parte delle squadre devono rispondere.

Ogni anno, la UEFA attuerà ben quattro controlli: a marzo; a giugno; a settembre e a dicembre, così da verificare se i debiti sono stati ammortizzati. Altro cambiamento nella riformulazione del Fair Play Finanziario riguarda il “pareggio di bilancio”. Prima ai club era consentito un deficit di massimo 30 milioni in tre anni. Adesso i milioni sono raddoppiati a 60 e comprendono anche le famose “spese virtuose” come gli investimenti su strutture, stadi, squadre giovanili etc. Verrà monitorato il patrimonio netto di ogni singola squadra; qualora dovesse risultare negativo nel bilancio, dovrà migliorare del 10% entro l’anno successivo.

Inoltre, il bilancio non verrà più calcolato sulla stagione ma sull’intero anno solare. In sostanza, non si considererà più il risultato del triennio 23/24, 24/25 e 25/26, ma il tutto verrà visionato sui singoli anni solari 2023, 2024 e 2025. Per quanto riguarda, invece, il controllo dei costi, nel corso dell’anno solare una squadra potrà arrivare a spendere fino al 70% dei propri ricavi. Quindi trasferimenti, cartellino giocatori e spese ai procuratori dovranno stare nel range degli incassi, così da non andare oltre e promuovere ulteriori “rossi” annui.

Ultimo, ma non per importanza, le sanzioni. La UEFA ha specificato anche quali potranno essere le conseguenze se qualche club non dovesse rispettare i parametri. Si parte dalle multe e si arriva anche a sanzioni sportive, come il divieto di schieramento di giocatori, l’esclusione da tornei, le retrocessioni e così via. Adesso non ci rimane altro che aspettare e vedere se nei prossimi tre anni assisteremo ancora agli Zio Paperone di turno o se davvero questo Financial Fair Play avrà dato gli effetti sperati.

Seguici anche su News – Per Sempre News