capello sarri

Intervistato dopo la fine del match valevole per l’andata dei quarti di finale di Champions League, Fabio Capello ha voluto confrontare gli arbitraggi europei e italiani.

“C’è stata una cosa bella stasera: l’arbitro ha ammonito poco in Manchester City-Atletico Madrid. L’arbitro ha lasciato giocare e correre. Torno su un discorso già vecchio: arbitri italiani, imparate”

Fabio Capello

In Italia, infatti, gli arbitraggi stanno diventando un grosso problema. L’eccessiva minuzia i campo ha reso le partite frammentate e talvolta poco piacevoli da vedere. Basti pensare alla partita Milan-Bologna per averne un chiaro esempio. Su 99 minuti di durata della partita, ne sono stati giocati realmente solo 49. Meno del 50%. Un altro esempio sono i falli fischiati, al ben che minimo contatto il giocatore viene sanzionato. Un esempio è il fallo in Atalanta-Napoli, punito con il giallo, di Palomino di spalla contro spalla che ha portato al secondo goal dei partenopei.

Anche l’entrata in vigore del VAR non ha cambiato le cose. Nel 2016 gli illusi pensavano che con questa introduzione si sarebbe giocato un calcio più pulito, senza errori. La realtà è stata molto diversa. Anche per questo abbiamo chiari esempi recenti. Il caso che ha fatto più scalpore è stato il rigore non assegnato al Torino nella partita contro l’Inter.

A questo punto è molto chiaro il perché le squadre italiane riescono ad esprimersi meglio nelle competizioni europee. Ed è il caso di Atalanta e Roma, le ultime rimaste nel giro delle coppe continentali. Gli arbitri in Europa fanno semplicemente giocare le squadre e questa mentalità ha dato luogo a partite spettacolari.

Capello in poche e semplici parole ha messo in luce un problema che da tempo sta penalizzando tutte la squadre italiane, chi più e chi meno, ma nessuna è esclusa.

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