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Il calcio italiano è tra quelli che hanno prodotto le migliori dinastie padre-figlio. Basti pensare a Valentino e Sandro Mazzola e a Cesare e Paolo Maldini. Il nome Maldini risuona a San Siro da oramai 68 anni.

I Maldini rappresentano l’unico caso nella storia del calcio in cui sia un padre che un figlio abbiano conquistato almeno una Coppa Campioni.

Cesare è nato a Trieste esattamente 90 anni fa e ci ha lasciati il 3 aprile 2016. Il vero cognome era Mladic, che i genitori, di origini slovene, furono obbligati a italianizzare. A quel tempo, difatti, le leggi fasciste vietavano l’utilizzo di nomi e cognomi stranieri.

Ha esordito con la maglia della Triestina, squadra della sua città di nascita. Nel 1954 è passato al Milan, compagine a cui la sua famiglia è legata da ben oltre mezzo secolo, con la quale ha giocato 12 anni, vincendo 4 campionati e una Coppa Campioni da Capitano. A inizio carriera ha giocato da terzino e da centromediano, diventando poi “libero” con il passare degli anni.

In un match di Coppa dei Campioni a Madrid contro il Real, si procurò uno strappo alla coscia durante la prima frazione di gioco. Il tecnico Gipo Viani lo accusò di vigliaccheria quando chiese il cambio nell’intervallo, ma Maldini lo sfidò e completò il match. Roba impensabile per i tempi odierni.

La Coppa dalle grandi orecchie l’ha vinta nel 1963, battendo in finale il Benfica detentore del trofeo. Cinque anni prima, aveva giocato una finale contro il Real di Alfredo Di Stéfano, Raymond Kopa e Paco Gento, che aveva avuto la meglio.

Cesare Maldini con Mário Coluna prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni del 1963 (Foto Twitter)

In quella finale di Wembley del 1963, Maldini fu il condottiero assieme a Giovanni Trapattoni, all’astro nascente Gianni Rivera, al sottovalutato regista brasiliano Dino Sani e a un José Altafini in grandissimo spolvero. Eusébio aprì le marcature, ma il Milan rimontò grazie a una doppietta del bomber brasiliano. Nereo Rocco, triestino e di origini straniere come lui, riponeva enorme fiducia in quel gigante della difesa.

A Wembley ebbe luogo una battaglia tra Titani. Nessuna squadra italiana aveva mai sollevato la Coppa dei Campioni e, dopo la perdita del Grande Torinoil Milan di Rocco si accingeva ad assumerne l’eredità.

La partita vide contrapposte due filosofie diverse. Il Catenaccio affrontava l’attacco a tutto campo del Benfica. La prima frazione di gioco fu dominata dall’impeto del Benfica, che passò in vantaggio con il solito Eusébio. Il Milan era riuscito a ristabilirsi dopo il crollo iniziale, prima che il grande Altafini segnasse due gol nel secondo tempo per portare la Coppa Campioni in terra italiana per la prima volta nella storia.

Il nome di Rocco era ormai consolidato nella storia del calcio italiano. Maldini, Rivera e Altafini divennero tutti protagonisti internazionali ed eroi nazionali, trascendendo a volte anche la rivalità tra le squadre. Altafini aveva segnato ben 14 gol nella competizione. Maldini, il capitano, era ormai un mito del Milan, affiancato da Gianni Rivera, “l’abatino” del calcio italiano. Il Catenaccio era uno stile di vita e Rocco ne era il suo guru.

Foto Twitter

Il Maldini calciatore infondeva calma alla squadra ed era dotato di grande personalità ed eleganza. A suo agio nell’impostare, spesso schierato come Libero, ma abbastanza abile da giocare in tutti i ruoli della difesa e anche da centromediano, il suo unico difetto visibile era dato dagli eccessi di sicurezza. Errori che ogni tanto causavano un gol avversario e lo esponevano alle taglienti critiche dei media italiani, che non erano mai felici se non si raggiungeva la perfezione. Questi eccessi di confidenza con conseguenti errori vennero definiti “Maldinate”.

Anche se Cesare lasciò il Milan da giocatore nell’estate del 1966, non interruppe il suo rapporto con il club. Quattro anni dopo tornò come assistente di Rocco. Lo stregone e il suo apprendista si riunirono ancora una volta.

Nel 1971, Cesare fu il successore di Marino Bergamasco come vice di Rocco, e un anno dopo divenne allenatore principale, mentre Rocco fu nominato direttore tecnico del Milan. Avendo appreso molto dal maestro, Cesare prese non ebbe difficoltà a calarsi nella parte. Nella stagione 1972/73, il Milan conquistò la Coppa Italia ai danni della Juve e la Coppa delle Coppe ai danni del Leeds e perde lo scudetto all’ultima giornata, incappando nella fatal Verona. Le successive stagioni da allenatore non furono brillanti. Dopo un peregrinare di qualche anno tra B e C, smise di allenare una prima squadra di club. Tornò come traghettatore al Milan nel 2000/2001.

Da allenatore della nazionale Under-21, condusse gli azzurrini alle vittoria di ben tre europei e fu fondamentale per la formazione di alcuni dei più grandi talenti della storia del nostro calcio. A Francia ’98 si fermò ai quarti a causa degli sfortunati rigori. Determinante fu quel tiro di Baggio nei supplementari, che uscì per un nonnulla.

Cesare Maldini e José Luis Chilavert (Foto Twitter)

In un’amichevole con il Paraguay precedente ai Mondiali del 1998 si rese protagonista di un breve alterco con José Luis Chilavert. Il portiere icona del calcio paraguaiano rimase comunque impressionato dal gioco del tecnico italiano e ne caldeggiò la nomina come CT per i Mondiali del 2002. Il rapporto tra i due fu eccellente. La nazionale sudamericana superò il girone e si fermò agli ottavi solo ai supplementari contro la Germania finalista. Parte della stampa paraguaiana lo criticò per il gioco eccessivamente speculativo. Chilavert parlò di problemi di comunicazione, ma difese strenuamente il lavoro del tecnico.