I fischi e i cori di contestazione dei tifosi bianconeri alla fine della partita contro l’Atalanta sono la fotografia del momento che sta vivendo la Juventus di Massimiliano Allegri. Perchè sì, la Vecchia Signora ha perso per la quinta volta in questo campionato, maturando la terza resa casalinga dopo quelle con Empoli e Sassuolo. Un trend decisamente deleterio considerando le aspettative di inizio stagione. Contro la Dea si sono palesati i soliti limiti strutturali di una squadra che non ha né capo né coda e che dopo quattro mesi scarsi di lavoro non ha un’identità precisa. Quando la Juventus gioca con le grandi, i nodi vengono al pettine: il centrocampo non funziona e l’attacco che non capitalizza.

Allegri lo conosciamo, è uno che da sempre bada più alla sostanza che alla forma, ma quella sua teoria del “corto muso” non sempre paga. E la partita di ieri contro l’Atalanta né è la prova più eclatante.

La banda del Gasp ha espugnato lo Stadium da grande squadra, colpendo alla prima nitida occasione avuta per poi gestire la gara, ma senza speculare sul risultato. Ha vinto senza rubare nulla, con maturità, profondità della rosa e qualità; tutti piccoli aspetti che però nella rosa bianconera si faticano ad individuare. Al di là delle solite problematiche sopra elencate, la domanda è: Allegri guarderà il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Tradotto: penserà più al fatto che la Dea (uno dei migliori attacchi della Serie A) non ha praticamente tirato in porta, e quindi inteso come “merito”, o penserà più al fatto che la sua squadra fatichi incredibilmente a creare i presupposti per segnare? Dalle sue parole nel post-partita non si scappa: “Concesso poco, buona prova”.

CHI IL CAPRO ESPIATORIO DI QUESTO INIZIO DISASTROSO DI STAGIONE?

Onestamente, bisogna dirlo, che la Juventus abbia provato fino alla fine a pareggiare è stato sotto gli occhi di tutti. E anche la dose di fortuna che ci vuole in questo tipo di partite ha avuti gli effetti contrari. Gli infortuni di Chiesa – uno dei più intraprendenti del primo tempo – e di McKennie – decisamente il migliore fino al momento dell’uscita – hanno indirizzato la gara. Poi il paratone di Musso sul piazzato dell’ectoplasmatico Rabiot e la traversa di Dybala al 93′ su una punizione telecomandata sono stati gli unici guizzi pericolosi di una partita tutto sommato equilibrata. A conti fatti, un pareggio sarebbe stato più giusto, ma il calcio è anche questo. E deve essere accettato per quel che è; così come la Juventus deve accettare di essere ottava a 21 punti e a -7 dal quarto posto.

Sui social, al termine della partita di ieri, è girato già qualche tweet di alcuni tifosi che chiedono la testa del tecnico livornese con uno dei più remoti e famosi #allegriout. Ma siamo davvero sicuri che tutte le colpe devono ricadere su Max? Difficile dare una risposta univoca e precisa su chi sia il vero capro espiatorio di questo inizio disastrato di stagione. C’è chi dice la società, a cui si imputa di non aver fatto un mercato all’altezza; c’è che dice i giocatori per il loro scarso rendimento; e infine chi dice che le colpe sono da ritrovarsi esclusivamente su chi è seduto in panchina. Il problema è proprio nel mezzo: i dilemmi della Juventus fanno parte di un circolo vizioso iniziato ormai 2 anni fa, quando Andrea Agnelli poneva fine ad un ciclo ultra-vincente proprio con Massimiliano Allegri.

JUVENTUS-ALLEGRI, GLI ERRORI

Da quel maggio del 2019, tanti errori in sequenza. Quello di puntare su Sarri, e fin qui tutto bene, ma senza fargli un mercato adeguato e senza garantirgli quella fiducia utile per transitare dal concluso “allegrismo” al mai nato (anche se voluto) “sarrismo”. Quello di ingaggiare i famosi “parametri zero” con stipendi folli (vedasi Rabiot e Ramsey), ma non solo loro. Fino alla scelta di puntare su Pirlo, che ha sancito una spaccatura in dirigenza, e la gestione della cessione di Cristiano Ronaldo quest’estate. Insomma, se la Juventus di oggi è questa, i problemi sono da ricercarsi a ritroso.

Allegri lo sa benissimo, e più che speculare su giochi di parole e difensivismo, deve invertire la rotta, far scoccare la scintilla per raddrizzare una stagione fin qui disastrosa. Almeno fino a gennaio, perchè poi gran parte del lavoro lo faranno Cherubini e Nedved sul mercato. I giocatori sono quelli che sono, possono migliorare, vero, ma non possono diventare fenomeni. Dicembre, sulla carta, sarà un mese abbordabile per rimettere a posto classifica e punti. Le sentenze fremono, alla Juve il compito di (ri)partire.

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