Nel ricordare Martin Palermo, non possiamo non pensare al tuffo di sollievo di Maradona contro il Perù nei minuti di recupero al Monumental. In una sceneggiatura degna del premio Oscar, il centravanti del Boca divenne l’eroe di una nazione, realizzando sotto un diluvio universale uno dei gol più iconici di sempre della nazionale argentina.

Palermo è entrato in vari dipinti della storia del calcio, colorandosi sia con i colori scuri dei fallimenti sia con quelli raggianti delle imprese. Cresciuto nell’Estudiantes, passò al Boca Juniors nel 1997, dove segnò 91 gol in 124 partite fino al 2000. Le avventure in Spagna, con le maglie di Villareal, Betis Siviglia e Alaves non furono invece fortunate.

Dopo i 30 anni, il Titán (soprannome che rende maggiormente l’idea della sua essenza, piuttosto che il Loco) visse una seconda giovinezza. La sua seconda avventura al Boca Juniors fu trionfale. Palermo visse difatti l’apogeo della sua lunga vita calcistica, giocando altre 280 partite, condite da 145 reti. I tre rigori sbagliati non furono che una goccia (l’unico grande ricordo negativo della sua carriera) in mezzo a un oceano di gloria.

Nella sua carriera ha vinto sei campionati argentini, due coppe Libertadores e una Coppa Intercontinentale. In quest’ultima ha realizzato i due gol decisivi contro il Real Madrid dei Galácticos. La società Xeneize gli ha dedicato un monumento dall’altezza di 3,20 m, come omaggio per le imprese compiute con la maglia del Boca, di cui è senza dubbio uno degli attaccanti più forti di sempre.

Come dimenticare, ad esempio, quel colpo di testa da metà campo in Boca-Velez del 5 novembre 2009. Il tutto cinque giorni prima della rete decisiva contro il Perù, grazie alla quale l’Argentina staccò il pass per i mondiali sudafricani. Oppure quel gol di testa contro il River, dopo essersi appeso alla traversa. O ancora quel gol contro l’Independiente appena dopo aver superato la metà campo.

Uno come lui era capace di fare cose irrazionali, come questi gol pazzeschi, in condizioni assolutamente anomale. Veniva definito l’Ottimista del gol. Vero e proprio visionario, era dotato di un’audacia, mista a incoscienza, che gli permetteva di tentare e realizzare con successo gol ai limiti dell’impossibile. Ciò lo faceva reputare un attaccante immotivatamente folkloristico, vista la spettacolarità dei gol.

Dei vari soprannomi che gli sono stati affibbiati, il Loco è senza dubbio quello che dice meno di lui. D’altronde, in Argentina quasi tutti i calciatori o allenatori iconici sono definiti LocosL’Ottimista del gol, soprannome assegnatogli da Carlos Bianchi, è senza dubbio quello più indicato per Martin Palermo. La sua essenza, intrisa di genialità e coordinazione, presentava una certa dose di audacia. E la fortuna, si sa, aiuta proprio gli audaci.

Macri, lo storico presidente del Boca, affermò che il tifo Xeneize è come un’onda, che va dominata al meglio, altrimenti c’è il rischio di affogare. Martin è stato un grande surfista in campo, uno che ha sempre dominato le onde (vedasi, le pressioni) con chirurgica maestria. D’altronde, come affermava Osvaldo Soriano, “il giocatore deve essere come l’artista: dominare la scena. O come il torero, dominare l’arena e il pubblico, altrimenti gli arriva addosso il toro”. Martin Palermo è stato tutto questo, oltre ad essere un surfista provetto, in grado di dominare le onde, proprio come avvenne in quell’iconico match in Perù.

Vincenzo Di Maso