roma no-vax

Tammy Abraham non sta attraversando un momento felice. Dopo un avvio di stagione esaltante è a digiuno di gol dal 23 settembre contro l’Udinese. 40 giorni senza gol e solo due reti realizzate in campionato fino ad oggi: deludente nel derby con la Lazio e a Verona, sfortunato a Torino contro la Juventus con Orsato che gli annulla la rete del possibile pari (condizionato peraltro da un problema alla caviglia), impalpabile domenica contro il Milan tanto che Mourinho lo toglie al 18′ della ripresa per scelta tecnica scatenando l’amarezza del centravanti inglese. Si sa che il gol per un attaccante è di vitale importanza perché libera la mente e consente di forzare le giocate e Abraham sta soffrendo questo momento negativo. Alla base delle ultime prestazioni incolori ha sicuramente inciso l’andamento altalenante della squadra giallorossa e la disposizione tattica di José Mourinho. Abraham dovrebbe finalizzare il lavoro dei trequartisti che agiscono alle sue spalle, tuttavia Zaniolo, Pellegrini, Mkhitaryan (o El Shaarawi) anziché allargarsi, cercare di più il cross e la verticalizzazione per la punta inglese, amano accentrarsi per l’uno-due e cercare la conclusione personale con il risultato che Abraham viene utilizzato più come ‘manovratore’, aprendo spazi e favorendo gli inserimenti rimanendo tuttavia troppo lontano dall’area di rigore. L’attaccante inglese (l’acquisto più oneroso dell’era Friedkin, costato 40 milioni più bonus) ha tutte le carte in regola per diventare uno degli attaccanti più forti e completi della Serie A perché ha tutto, fisico, potenza, velocità, fiuto del gol, ma va sfruttato per le sue caratteristiche affinché possa essere determinante e decisivo. Probabilmente per il suo rendimento potrebbe giovare avere un compagno di reparto più vicino a lui che possa aprirgli gli spazi e sfruttare meglio la profondità. Mourinho deve essere bravo a ridisegnare la Roma e trovare gli accorgimenti tattici che portino a valorizzare l’enorme potenziale ancora inespresso di Abraham.