koulbaly razzismo

“Antani, come se fosse Antani, anche per il direttore, la supercazzola con scappellamento a destra”. Citiamo una frase diventata iconica, proveniente dal celebre film “Amici miei” per introdurre il nostro editoriale. La frase proferita da Mascetti può essere utilizzata in vari contesti ma con un unico denominatore: sottolineare un qualcosa dove non esiste un senso.

Non è esistito un senso in quel patetico inginocchiamento in occasione degli Europei. Sarebbe stato un gesto valido e utile se fosse stato seguito da azioni severe nei confronti di coloro che perpetrano vili e criminali azioni di discriminazione. Riaperti gli stadi, sono tornati gli pseudotifosi razzisti. La Juve ha comminato sanzioni nei confronti del proprio tifoso che si era reso protagonista di insulti nei confronti di Maignan. Per adesso è stato un caso isolato.

Ieri al Franchi di Firenze abbiamo assistito a un’altra vomitevole pagina di razzismo negli stadi italiani. Le vittime sono state Koulibaly (un habituée purtroppo), Anguissa e Osimhen. Il centrale senegalese ha risposto, invitando i trogloditi sugli spalti a proferirgli certe offese in faccia. Si tratta di gente senza cultura, intelligenza, morale, dignità e coraggio. Il razzista si crede forte quando si trova nella sua combriccola, salvo poi mostrare la propria codardia le poche volte che vengono intraprese azioni.

Il dito puntato di Koulibaly invita società e istituzioni a pescare a uno a uno i beceri razzisti. A isolarli, a sanzionarli, a condannarli. A non far più mettere loro piede in uno stadio e a infliggere loro punizioni esemplari.

In Premier League è in atto un giro di vite nei confronti di questi criminali. In Italia le leggi non sono adeguate. La grancassa mediatica ha fatto passare il DDL Zan (riguardante l’omofobia) come la panacea di tutti i mali. Se un aggressore è incensurato, a meno di lesioni gravissime nei confronti della parte offesa, in carcere non ci va. Nel caso dei razzisti allo stadio, i casi di sanzioni sono purtroppo rarissime.

L’inginocchiamento agli Europei, nel mese dell’orgoglio gay ma, traslabile, naturalmente, anche alle vittime di razzismo, è stato un gesto mediatico. Una sorta di finta indignazione e, piuttosto, una mano tesa nei confronti dei grandi movimenti e non delle vittime. All’atto pratico, quando succedono questi vomitevoli episodi, la lotta agli infrattori rasenta il ridicolo.

Viviamo in una società malata, totalmente di facciata e finto perbenismo. Si sposano delle cause “a parole” e ci si indigna per chi trova assurde le modalità. Quest’ultimo viene etichettato “fascista” o “razzista” quando, al contrario, è invece in prima linea nella lotta contro ogni sorta di discriminazione. Discriminazioni che vengono punite con sanzioni grottesche, o addirittura ignorate, da chi si fa portavoce di certe campagne.

Naturalmente la soluzione passerebbe da una rivoluzione del sistema legislativo. Non si può parlare neanche di “irrigidire le pene”, ma il sistema sanzionatorio andrebbe rivoltato come un calzino. Con una vera e propria repressione, tra pena detentiva ed economica, il razzista (notoriamente vigliacco, fermo restando la scarsa intelligenza) eviterebbe certi atteggiamenti. Purtroppo la riapertura degli stadi, nonostante queste mastodontiche campagne all’insegna dell’ipocrisia, ha fatto riaffiorare i vecchi annosi problemi.