tapie

Bernard Tapie è morto oggi, vittima di un male incurabile che lo ha logorato cinque anni prima di spegnerlo definitivamente. Chi ha vissuto gli anni d’oro del calcio italiano sa bene chi fosse; Tapie prese l’Olympique Marsiglia nel 1986. Era facoltoso, affascinante e carismatico, voleva creare un super-team e non amava che gli si dicesse di no.

L’OM divenne ben presto il dominatore del campionato francese, senza rivali e con campioni che arrivavano da ogni parte del globo. Tapie fu il vero primo antagonista del calcio italiano, all’epoca ricco e prepotente, che non aveva rivali e annoverava nel suo campionato i migliori giocatori del globo.

C’erano tutti, compreso il più grande di sempre, Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro era la stella tra le stelle, era il più forte del mondo ed era anche… l’oro di Napoli, che con lui e grazie a lui stava vivendo il momento più alto della sua storia.

Fu per questo che l’attacco frontale di Tapie per arrivare a Diego in quella che fu definita la “folle estate” del 1989, fu considerata una lesa maestà non solo al Napoli ma anche al calcio italiano, che non aveva l’abitudine (acquisita purtroppo con il passare degli anni) di perdere le stelle più luminose del suo firmamento.

Stanco di vincere i campionati e perdere le Coppe dei Campioni, Tapie dette la caccia al bersaglio più grosso, quel Maradona capace di vincere i Mondiali da solo e di portare il Napoli ad essere una delle squadre più forti del mondo.

Il 30 maggio 1989 si presentò a casa di Diego e offrì senza mezzi termini il doppio dei soldi che Diego percepiva da Ferlaino a Napoli. Forte dell’accordo con il giocatore bussò a Ferlaino mettendo sul piatto 9 miliardi di lire. Il presidente del Napoli non considerò l’offerta ma ormai l’affare era considerato come fatto, bisognava solo trovare il prezzo della… Gioconda.

Il 3 giugno 1989 il giornale francese “L’Equipe” sconvolse Napoli uscendo con un titolo semplice e allo stesso devastante: “Maradona a Marseille”. L’impatto fu clamoroso e aumentò quando Diego rifiutò di ritornare dal mese di vacanza che si era preso dopo le fatiche in Coppa America.

Il 16 agosto 1989, sul volo 130 delle Aerolinas Argentinas, Diego non c’era.

Il 31 agosto, alla scadenza del mercato, Tapie dichiarò senza mezzi termini: “Se Maradona tornerà in Europa, non indosserà altra maglia se non quella del Marsiglia”. Il braccio di ferro con Ferlaino fu violento e il presidente del Napoli rifiutò un secondo approccio economico di Tapie che alzò l’offerta a 15 miliardi di vecchie lire, una cifra che adesso fa sorridere ma che all’epoca era uno sproposito.

Il 5 settembre ecco riapparire Maradona; imbronciato, barba lunga e aria incazzata di chi non ha fatto quello che ha voluto. L’accordo, nonostante la resistenza di Tapie, era ormai saltato e il 17 settembre Diego era in panchina ad assistere alle delizie di Roby Baggio che, scartando tutta la squadra, portava la Fiorentina sul 2-0 al San Paolo.

La vicenda si concluderà, dopo multe salate e l’ultimo ammutinamento in coppa Uefa, con l’emblematica frase di Maradona: “Ferlaino è il mio padrone. Quando vuole giocherò.” Bernard Tapie aveva tuttavia scosso le fondamenta dell’invincibile calcio italiano degli anni Ottanta e inizio anni Novanta.

Il presidente dell’OM in seguito si prese la sua rivincita e riuscì nell’impresa di vincere la Champions League nel 1993 battendo proprio un’italiana, il Milan, grazie a un gol di Boli. Ad oggi il Marsiglia è l’unica squadra ad aver vinto la coppa dalle grandi orecchie, impresa che in Francia non è mai stata dimenticata e che, nonostante i soldi investiti dal PSG, resta tutt’ora unica.

Tapie venne poi coinvolto in tentativi di corruzione per un Valenciennes-OM e cadde in disgrazia ma quello che aveva fatto per l’Olimpyque Marsiglia e per la crescita del movimento calcistico francese, rimase a lungo un’impresa unica e irripetibile che tutt’ora i petroldollari non riescono ad eguagliare.