morini

Zoff, Cuccureddu, Gentile, Furino, Morini, Scirea… nella bolgia dantesca del San Mamés, là dove i pirati vestiti di “blu notte” nella notte basca elessero loro nocchiero un adone biondo dalle movenze rudi ed essenziali, col 5 sulla schiena e l’inossidabile volontà di non cedere di un millimetro. Non c’era solo in palio l’onore, ma la storia di un club ancora privo di allori continentali. Fino a quella sera. Era il tempo in cui gli arrembaggi si lanciavano a suon di stinchi che cozzavano l’un contro l’altro; mani e corpi avvinghiati tra loro come spire di boa attorno al 9 di turno; tentati anticipi per prendere qualsiasi cosa si approcciasse, dal pallone alle ossa. Ossa, sì, senza tanti convenevoli.

Un calcio che non si scorge nemmeno più nel diradarsi della nebbia in Val Padana e che perde i protagonisti per la tirannia del tempo inesorabilmente. Dopo Gaetano Scirea, libero di quella Juventus e da ormai 32 anni libero anche nell’Universo, stanotte ci ha lasciato anche Francesco “Morgan” Morini. Il 5 per antonomasia, come il numero di una vita e gli scudetti vinti.

Idolo delle adolescenti, perchè tra lui e Alain Delon se la giocavano, tanto bello fuori, quanto feroce in campo. Chiedere a Bonimba e Rombodituono. Savoldi primogenito non ha mai visto la porta con lui. Epici i derby della Mole, quando il Toro aveva ancora un’esistenza nobile: Puliciclone era la sua bestia nera, replicata in Graziani.
Con lui in campo la Juve perse una Coppa delle Fiere (l’ultima per volere U.E.F.A.) senza mai perdere una partita e vedendosi annullato il gol della vittoria a Leeds per un presunto fallo di Ciccio Morini, incredibile se si pensa che in avanti c’è venuto forse solo quella volta lì.

Pisano tosto, senza paura, da preferire un morto in casa che lui all’uscio. O forse il detto è per i livornesi, mah. Strana gente quella toscana che si rassegna ai lutti pur di avere l’uscio libero. Pisano tosto, dicevo. Ruvidamente attaccato al detto nato sul Piave: non passa lo straniero, stesso trattamento anche per l’italiano, se con altra maglia da quella bianconera. Ho avuto la fortuna di godere dei suoi racconti, recitati e farciti di un leggero strascico toscano ed esilaranti a rilascio prolungato. Lo voglio immaginare mentre intrattiene Gae, Pietruzzu, Helmut, mentre il Presidente gli molla un buffetto che assomiglia tanto ad una sberla, lassù tra le nuvole bianche e gli sprazzi di cielo trafitti da un arcobaleno eterno.

Quanto a noi, a breve distanza, per l’ingiuria del tempo, siamo stati privati di Bellugi e Morini, vale a dire la memoria di un calcio fatto di duelli e di “nemici” veri in campo, sport non adatto alle “signorine”. Avete presente il calcio di oggi? L’esatto contrario. Si ha un bel dire che ci si deve adattare, nel preciso istante in cui la nostalgia si aggrappa alla gola e non ha intenzione di andarsene.