L’Inter ha perso Lukaku e Hakimi, oltre al condottiero Antonio Conte. La società nerazzurra ha dovuto poi sostituire lo sfortunato Christian Eriksen, colto da malore durante il match inaugurale degli Europei.

Per adesso sono arrivati Dzeko, Dumfries e Calhanoglu, mentre in panchina c’è Simone Inzaghi. Certamente la situazione economica di Suning incide. Sta ai calciatori fare deserto e focalizzarsi solo sul campo. Con questa cura da cavallo, la proprietà cinese dovrebbe riuscire a garantire la continuità aziendale.

Venendo al campo, secondo i bookmakers i nerazzurri hanno perso la leadership, almeno sulla carta, ma si leggono commenti catastrofisti. Conte ha dato in consegna a Inzaghi una squadra che non era solo Lukaku e Hakimi.

La difesa composta da Skriniar, De Vrij e Hakimi è tra le più affidabili in Europa. Inoltre è stato scelto un tecnico bravo a giocare a tre. Dumfries non è Hakimi ma è un esterno tutta fascia, forte nelle due fasi e in grado di garantire un discreto numero di gol. Calhanoglu deve trovare continuità ma i colpi non si discutono.

Il rebus è dato, piuttosto, dal reparto offensivo. Lautaro Martinez, salvo sorprese, rimarrà a Milano. E le responsabilità dell’attacco saranno principalmente su di lui. L’ex Racing ha reso a meraviglia in coppia con Lukaku, ma ha la maturità giusta per fare cose straordinarie anche come punta di diamante del reparto offensivo.

Il prossimo colpo ci dirà molto. Lukaku è impossibile da sostituire con un centravanti dal rendimento uguale o simile. Inzaghi punta su un quartetto di qualità e sull’ulteriore esplosione del Toro.

Inoltre il centrocampo può contare su due certezze come Brozovic e il campione d’Europa Nicolò Barella. I sostituti arrivati/che arriveranno sono inferiori ai predecessori, ma sono elementi di valore.

Finora i club dietro non si sono chissà che rafforzati. L’idea è che questa Inter sia molto più vicina alla Juve che ai club che lotteranno per il terzo o quarto posto.