rui patricio

Partiamo da un presupposto fondamentale, se il portiere della Roma fosse di qualità al di sopra di ogni sospetto non si parlerebbe di un atavico problema dei giallorossi tra i pali. Rui Patricio, pur avendo ottime referenze, esperienza e quant’altro si può avere a 34 anni, non è Donnarumma per intenderci. Questo lo pone sotto una gigantesca lente di ingrandimento da parte dei tifosi giallorossi, traumatizzati da Pau Lopez che, per riprendere le parole di Gianluca Pagliuca, semplicemente “non è un portiere”.

Lo spagnolo, andato in prestito all’Olimpique Marsiglia, ha vissuto una stagione a tratti drammatica e il suo secondo Antonio Mirante, anche a causa di qualche acciacco di troppo non è stato affatto meglio.

Rui Patricio, voluto fortemente da Mourinho per l’esperienza e l’impermeabilità del carattere che dovrebbe metterlo al riparo dalle eventuali critiche per qualche indecisione, in queste prime uscite ha mostrato alti e bassi che lo hanno sbattuto già sul banco degli imputati: una topica con i piedi contro il Belenenses è stata la miccia che ha etichettato il campione d’Europa con il Portogallo, come “un altro brocco”.

La “sindrome di Alisson” ha colpito gran parte del tifo giallorosso. Quando hai avuto, anche solo per due anni di cui uno passato a guardare Szczesny, il portiere più forte del mondo, fatichi a dimenticarlo e tutti i successori vengono, volenti o nolenti, paragonati al fenomeno brasiliano.

Di Alisson ce ne sono uno o due in tutto il globo terracqueo e forse adesso soltanto il nostro Donnarumma può essere accostato a lui. Rui Patricio è un buon portiere: sicuro tra i pali, capace della prodezza che salva la partita ma anche un po’ difettoso con i piedi se sollecitato troppo in partita.

L’errore della Roma, con la famosa “costruzione dal basso”, è stato proprio sollecitare il portiere continuamente ad usare i piedi. Pau Lopez, come Olsen prima di lui, sono portieri che a causa del gioco della Roma, toccavano più palloni con i piedi di quanto non lo facessero i centrocampisti, divenendo i veri iniziatori della manovra.

Alisson riusciva nell’intento perché particolarmente abile e sicuro di sé, anche se pure lui con il Liverpool ha dimostrato di non essere infallibile con la palla tra i piedi. I suoi successori avrebbero dovuto giocare palla con i piedi soltanto quando strettamente necessario, e Rui Patricio non fa eccezione.

Il gioco di Mourinho, a lungo andare, favorirà il portiere perché il tecnico di Setubal non ama il fraseggio continuo tra difensori e portiere, badando di più a portare subito il pallone nella zona nevralgica del campo. Un gioco forse non attualissimo ma che sicuramente limiterà gli errori grossolani in cui sono incappati i portieri della Roma negli ultimi anni.