Messi dice addio al Barcellona, ponendo fine all’era delle bandiere. Sono lontani i tempi in cui un campione giurava amore eterno a una sola maglia. Ora sono i soldi a governare il calcio.

La fine di un’era– Maldini, Totti, Del Piero, e tanti altri. Anni addietro erano in molti i campioni che giocavano guidati dalla passione, e non dalla volontà di guadagnare. Tempi in cui si giurava amore a una sola maglia, prima ancora che i soldi infangassero l’onore di questo sport. Ma da qualche anno tutto è cambiato. Con l’arrivo dei fondi arabi (i cosiddetti “oil money”), da circa 10 anni, il calcio è diventato un business su cui lucrare in ogni modo possibile. Non che non fosse un business anche prima, ma ora si sta esagerando. Contratti faraonici e trasferimenti con cifre esorbitanti sono all’ordine del giorno in queste ultime sessioni di calciomercato.

“Dottor Galliani, il contratto l’ho già firmato in bianco. Le cifre le metta lei. Per me è già un onore sudare per questa maglia”

-Franco Baresi al momento della firma del contratto.

Il caso Messi– Di recente ha fatto scalpore la notizia di Messi. L’argentino non giocherà più per il Barcellona dopo 21 fedeli anni di servizio. Colpa del tetto salariale imposto da La Liga. Ma su di lui si è subito fiondato il PSG, che non ha esitato ad avviare i contatti, e la trattativa sembra a buon punto. I francesi con i soldi hanno costruito una delle squadre più forti del mondo. Ormai non conta più avere storia o prestigio. Squadre come il PSG, o il Lipsia si sono costruite sui soldi, pagando a caro prezzo i campioni.

Vecchi tempi– Ormai i fenomeni sono strapagati da poche e ricchissime squadre. Le bandiere ormai sono sepolte da montagne di soldi. Nel calcio non c’è più spazio per l’amore, ma solo per il denaro. Niente più capitani alla Baresi, o difensori della maglia come De Rossi. Il mondo del pallone, con tutti i suoi valori a cui eravamo abituati, sta morendo.