L’agonia è finita: dopo 285 giorni Virgil Van Dijk è tornato al centro della difesa del Liverpool insieme al suo compagno Joe Gomez, anch’egli lungodegente. Il centrale olandese ha giocato soltanto venti minuti nella sconfitta del Liverpool in amichevole contro l’Herta Berlino persa per 4-3 grazie a uno Stefan Jovetic in versione anni d’oro.

Il terribile scontro con Pickford nel derby contro l’Everton il 17 ottobre 2020 era stato una sentenza: distorsione del ginocchio con interessamento dei legamenti. L’operazione è stata immediata e la riabilitazione era mirata ad Euro 2020.

VVD, che in quel momento era il centrale difensivo più forte del mondo, ha dovuto saltare l’intera stagione con i Reds e rinunciare all’avventura con l’Olanda che, con la difesa a tre ma orfana del suo migliore baluardo, non è andata oltre gli ottavi di finale della competizione.

Il Liverpool, senza il capitano (in assenza di Jordan Henderson), hanno faticato oltremodo a trovare un assetto difensivo stabile nel complesso sistema di gioco di Jurgen Klopp, basato su pressing feroce e difesa anche a 40 metri dalla porta.

I recuperi e la capacità di lettura delle traiettorie di Van Dijk erano stati fondamentali nel biennio precedente; grazie alla sua autorità, la sua sicurezza e la sua pulizia difensiva, il Liverpool poteva permettersi un baricentro molto avanzato che ha fatto le sue fortune, portando a casa una Champions e la Premier dopo anni e anni di attesa.

Il ritorno dell’olandese è come se fosse un nuovo acquisto per il Liverpool che, dopo un anno tribolato, tornerà con forza tra le pretendenti al titolo. Ci sono pochi difensori che riescono a spostare l’equilibrio di un intera squadra, Van Dijk è sicuramente uno di questi.

Il centrale difensivo ha affidato a Twitter la sua felicità per esser tornato al servizio dei Reds dopo tanta attesa:

“285 giorni fa, ho iniziato un viaggio di ritorno verso il gioco. È difficile esprimere come mi sento, ma è importante per me dire che mi sento fortunato ad aver avuto il supporto di così tante persone incredibili. Il chirurgo, i miei fisioterapisti, gli allenatori e lo staff che sono stati con me nel mio angolo sin dal primo giorno. I miei compagni di squadra per avermi dato energia e per aver tenuto la testa alta. I fan per il loro amore, supporto e incoraggiamento. E soprattutto la mia famiglia perché senza di loro non sarei niente. Grazie. Il lavoro non si ferma ora. È solo all’inizio. Continuiamo!