Core ‘ngrato, al secolo José Altafini, è diventato noto per aver deciso un famoso match tra Juventus e Napoli. Grazie a quel gol, che consegnò la vittoria ai bianconeri per 2-1, a Napoli il brasiliano fu battezzato core ‘ngrato. Quel soprannome in Italia è diventato più famoso rispetto a quello con cui è conosciuto in Brasile, ovvero Mazzola, per la somiglianza con l’indimenticato fuoriclasse del Torino tragicamente scomparso a Superga.

Qualche giorno dopo quel gol che sancì la sconfitta del Napoli, su uno dei cancelli di accesso al San Paolo fu esposta la scritta «Josè core ‘ngrato».

Riviviamo quella partita con la radiocronaca di una delle leggende di Tutto il calcio minuto per minuto, vale a dire Enrico Ameri.

José Altafini era considerato il più forte calciatore brasiliano prima dell’avvento di Pelé. Nella sua autobiografia, O Rei spende parole bellissime e di grande considerazione. Nel testo, Pelé si riferisce ad Altafini sempre come “Mazzola”. Il documentario “Pelé: birth of a legend” non racconta la verità sul rapporto tra i due. Il calciatore di origini italiane è descritto come ricco, arrogante, bullo e arrivista. In realtà O Conejo, altro soprannome con cui è famoso, ha avuto un’infanzia molto povera.

Dopo qualche sfida tra i due in terra brasiliana, le strade si divisero e i due giocarono contro solo nel 1963 (finale di Coppa intercontinentale), quando Altafini vestiva la maglia del Milan. In nazionale i due conquistarono assieme il Mondiale di Svezia 1958, con l’italo-brasiliano che si infortunò e, al suo rientro, gli fu preferito Vavà. Approdato in Italia, chiuse l’esperienza con la nazionale brasiliana a soli 20 anni, in quanto una regola prevedeva la presenza solo di calciatori che giocavano in patria. Con l’Italia, da oriundo, giocò 6 partite segnando 5 gol. Come noto, il Mondiale 1962 non andò bene per gli azzurri.

In Italia fece faville con il Milan, giocando in squadra con Liedholm, altro grande protagonista dei Mondiali di Svezia 1958. «Non ero nemmeno ventenne e da quel momento, grazie al Milan, è cambiata la mia vita. Essere rossonero ha voluto dire imparare a essere uomo». Grazie a Nereo Rocco, succeduto a Gipo Viani, “Mazzola” conquistò tutto quello che c’era da vincere, confermandosi come uno dei migliori calciatori al mondo.

Il Napoli fece faville per acquistarlo, ammaliando il San Paolo in coppia con l’altro italo-sudamericano Omar Sivori. In azzurro confermò la sua vena realizzativa, segnando tantissimo nelle prime stagioni. Dopo i 30 anni, era solito segnare da subentrato. Nel 1967-1968 la sua miglior stagione in azzurro, con 13 reti e secondo posto nella classifica cannonieri, dietro al compianto Pierino Prati (giovanissimo all’epoca). Quell’annata coincise con il secondo posto del Napoli, miglior stagione nella storia degli azzurri fino a quel momento.

Il suo passaggio alla Juve fu molto criticato e, da lì, l’appellativo di core ‘ngrato. Eppure c’è da dire che, sebbene il trasferimento ebbe un’eco mediatica non indifferente, da parte del tifo napoletano non venne manifestato quello definito come “odio” calcistico come avvenuto nei casi di Sarri e Higuain.

Nella stessa sessione di calciomercato, la Juve prelevò dal Napoli anche Dino Zoff. L’estremo difensore friulano è invece sempre rimasto nei cuori dei tifosi del Napoli perché non spinse per il passaggio alla Juve. Ferlaino era in crisi economica e aveva pendenze arretrate e fu costretto ad accettare l’offerta bianconera. Il portiere sarebbe rimasto volentieri al Napoli, ma la sua cessione fu necessaria. Per quanto riguarda Altafini fu un po’ diverso.

A riguardo, il calciatore italo-brasiliano racconta: «Non potevo più stare a Napoli, perché avevo già trentatré anni. Ho detto a Ferlaino che volevo andare via e firmavo un contratto con meno soldi ma volevo il cartellino libero. Lui ha accettato. Mi ha chiamato Italo Allodi per chiedermi se potevo andare alla Juventus, Bettega era malato e stava recuperando e volevano che io giocassi in quel periodo”. In un’intervista più recente, Altafini ha aggiunto: “Giocando quella partita con la maglia della Juventus mi hanno chiamato core ‘ngrato. Io sono andato via perché nessuno ha voluto trattenermi. Quando fischiano un giocatore c’è sempre il destino che poi fa segnare quel calciatore».

Questo video mostra il rapporto con i tifosi napoletani. Il brasiliano era amatissimo da un lato, ma dall’altro i supporter azzurri non mancavano di bacchettarlo vista la sua grande incostanza. Come si vede nell’intervista nelle ultime battute del video, core ‘ngrato aveva ricevuto offerte di altre squadre, tra cui Roma e Cagliari, ma decise di sposare la causa della Vecchia Signora. Da qui la differenza di trattamento rispetto a Dino Zoff…