Nel match tra Germania e Honduras, in vista delle Olimpiadi di Tokio, i tedeschi hanno abbandonato il campo per insulti al loro calciatore Jordan Torunarigha. “Quando uno dei nostri giocatori è vittima di razzismo, non giocare è la nostra scelta“: le parole del CT  Stefan Kuntz.

La nazionale centroamericana, che tra l’altro contava su vari calciatori di colore, ha provato a minimizzare sull’episodio, parlando di “malinteso”. Torunarigha è stato già vittima di questi insulti razzisti e stavolta, assieme ai compagni, ha deciso di andare fino in fondo.

Foto account Twitter SportLive

In Italia nessuna squadra ha abbandonato il campo per razzismo. Molto interessante è il precedente legato a Sulley Muntari. Il ghanese fu vittima di insulti razzisti in Pescara-Cagliari. Fu ammonito per aver lasciato il campo senza autorizzazione e, avendo già un giallo, scattò automaticamente il rosso. A seguito del ricorso del club abruzzese, la squalifica fu annullata e questo può essere già un primo passo.

In Champions, PSG e Basaksehir lasciarono il campo per un presunto insulto del quarto uomo al calciatore Webo. La situazione è diversa, in quanto si tratto di un malinteso linguistico. Eppure l’eco mediatica fu tale che la partita fu rinviata e le squadre ricominciarono a giocare senza che fosse inflitta loro alcuna sanzione.

Abbiamo assistito, nel periodo precedente alla chiusura degli stadi causa pandemia di covid-19, a insulti razzisti deprecabili nei confronti di Lukaku, Koulibaly e Matuidi. In Serie A cosa succederebbe se un’intera squadra lasciasse il campo?

Da noi non si è capaci di prendere posizione, si dice che non vi sono i mezzi (falso), certi presidenti (vedi Giulini) si rendono protagonisti di discorsi deliranti e dei compagni (vedi Bonucci su Kean) parlano di colpa al “50 e 50”.

In Italia si puniscono invece le società, spesso ostaggio di questi decerebrati.  L’attaccante della Juventus Moises Kean ha subito ululati razzisti praticamente per tutta la partita in Cagliari-Juventus. La tifoseria del Cagliari si era resa già protagonista di questo atteggiamento inqualificabile. E Kean non è la prima vittima tra i calciatori di colore della Juventus. Come noto, l’altro fu Blaise Matuidi.

Sconcertante quanto successo a Kalidou Koulibaly, espulso perché “reo” di aver risposto agli ululati del pubblico di casa, che imitavano una scimmia, con un plateale applauso, pur essendo un atto (quasi..) dovuto Gli infrattori, sapendo che rimarranno impuniti, continuano e continueranno imperterriti finché non cambieranno le cose.

koulibaly

La palese sottovalutazione della deriva razzista da parte di tutti coloro i quali, a vario titolo ed a vario livello dovrebbero invece contrastarla, è evidente, nonostante in tanti (forse troppi…) facciano a gara per stemperarne gli effetti nefasti su tutto l’ambiente.

Quanto possa essere superficiale ed inadeguata la risposta di Federazione, Leghe ed Associazioni di categoria trova la sua spiegazione ed il suo fondamento su molteplici motivi.

La Figc, almeno formalmente, s’è sempre dimostrata particolarmente attenta al problema della discriminazione razziale, promuovendo una serie di attività funzionali a veicolare il calcio come elemento di integrazione, sensibilizzando specialmente le fasce d’età giovanile.

Servono prese di posizione forti. Qualora una squadra intera uscisse dal campo, magari la prima volta verrebbe inflitta la sconfitta a tavolino. Qualora le squadre e le società si unissero, le cose cambierebbero. Pur andando contro il regolamento FIGC, se tutte le squadre uscissero dal campo in caso di ululati razzisti a dei calciatori di colore, le normative non potrebbero che essere alterate.

Le proteste, nel calcio o non solo, se portate avanti in maniera unanime, hanno fatto tanto. Il gesto eclatante della nazionale tedesca è stato fondamentale. Ci auspichiamo che funga da apripista a scelte nette da parte di altre squadre. Il razzismo negli stadi va debellato anche in questo modo. La strada in un Paese in cui si parla ancora di “goliardia” è irta di ostacoli, ma questi gesti fanno sì che il percorso sia stato tracciato.