Si sa nel calcio come nella vita l’arte di saper perdere non appartiene a tutti. 

Chi invece si é dimostrato ancora una volta un vero signore fuori e dentro al campo è stato lui, il ct spagnolo Luis Enrique. Al termine della partita contro l’Italia, che ha visto i suoi sconfitti ai rigori a un passo dal sogno della finale di Wembley, il tecnico ha rilasciato un’intervista che è un vero manifesto di fair play. 

Incassato il k.o ha da prima rincuorato i suoi, ha fatto i complimenti a Mancini abbracciandolo e poi ha dichiarato “Sono felice per quello che ho visto. Voglio fare i complimenti all’Italia, spero che in finale possa cercare di vincere questo Europeo. Tiferò per gli azzurri”. 

La sua Spagna in effetti si è mostrata più volte specchio del suo tecnico. Dopo un inizio sottotono e preda da subito delle feroci critiche di stampa e tifosi, è cresciuta all’interno del torneo arrivando in semifinale con dimostrazioni di grande forza, grinta e solidità di gruppo.

Ieri sera la mossa di non inserire Morata da subito si è mostrata di grande intelligenza, anche se non risolutiva. 
La stessa intelligenza di un allenatore che é stato anche grande calciatore e che vive il calcio con giusta distanza.

A dargli questa distanza le vicende di una vita. Su tutte una, la più devastante, che si è abbattuta sulla sua famiglia un paio di anni fa. 

IL DRAMMA DI XANA

Giugno 2019. 
Improvvisamente Luis Enrique lascia il ritiro della Spagna che in quel periodo si sta giocando proprio la qualificazione agli Europei.: una decisione per “motivi familiari” si legge nelle varie note ufficiali della seleccion ma sulla vicenda vige il massimo riserbo.

Poco dopo il 29 agosto questi motivi emergono con un annuncio shock su Twitter, proprio dal tecnico spagnolo.

“Nostra figlia Xana è venuta a mancare questa sera all’età di nove anni dopo aver lottato per cinque lunghi mesi contro un osteosarcoma. Ci mancherai tantissimo, ma ti ricorderemo ogni giorno della nostra vita, con la speranza che un giorno ci incontreremo di nuovo. Sarai la stella che guiderà la nostra famiglia. Riposa in pace, Xanita”. 

Una notizia devastante che ha scosso il mondo del calcio e non solo. Il tecnico aveva coraggiosamente lasciato tutto per stare a fianco della sua bambina per cinque lunghi mesi. Un dolore devastante. Inimmaginabile. 

Dopo un evento simile nessuno si aspettava un suo ritorno; quando la vita ti strappa una figlia piccola, l’ultima di tre figli, dopo una malattia così dura e debilitante, forse non riesci neanche a spiegare a te stesso come sopravvivere. 

Per natura i genitori non dovrebbero mai sopravvivere ai figli: la perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo. La morte in questi casi è uno schiaffo alle promesse, ai doni e ai sacrifici che un genitore consegna al figlio quando lo mette al mondo.

Luis Enrique potrebbe chiudersi nel suo dolore, nella sua rabbia ed invece anche in un momento del genere si mostra come l’uomo incredibile che è sempre stato.  Se dovessimo trovare una parola che accomuna l’uomo, l’allenatore e il calciatore sarebbe solo una: coraggio.

IL RITORNO

La sua amata Roja conquista gli Europei con il suo collaboratore Moreno, la squadra lo richiama a gran voce e lui decide di tornare alla guida della Spagna.
Il 19 novembre torna dicendo che se lui era un uomo che poteva guardare avanti, tutti lo avrebbero dovuto fare. Torna e in realtà caccia Moreno, altra scelta coraggiosa, definendolo fin troppo ambizioso e sleale. Pare gli volesse rubare il posto da CT.
Riuscire a portare la Spagna in semifinale è un grandissimo risultato che si deve ancora una volta a uomini come lui che dalle sconfitte o dalle cattive prestazioni sanno ripartire più forti di prima.

Il coraggio di andare avanti c’è. Il dolore anche. In occasione dell’anniversario della morte della sua amata Xanita, il tecnico ha condiviso un tenero tweet senza foto o parole, solo una stella tra due cuori blu.

A questo dolore Luis Enrique deve ancora oggi un sorriso che non é mai completo. 
Un dolore che lo ha reso ancora più “umano”, quell’umanità e signorilità che non vediamo spesso nel calcio e che ancora oggi ci sorprendono.

Non esiste conquista o delusione calcistica paragonabile a quello che la vita ti riserva fuori dal campo e questo Luis Enrique lo sa bene.  Ancora una volta ieri lo ha dimostrato con la reazione elegante dopo la sconfitta. 

Ogni partita, ogni sfida sono indubbiamente vissute due volte: una per lui e una per l’amata Xanita che vive ogni giorno nel ricordo di quest’uomo che, prima di essere un grande allenatore, è un grande papà coraggioso.